Recensione Star Wars: Episodio VI – Il ritorno dello Jedi

La redenzione di Darth Vader conclude la prima trilogia di Guerre Stellari

Il ritorno dello Jedi è un film del 1983 diretto da Richard Marquand.

Luke Skywalker, Leila e Lando Calrissian tentano di liberare Han Solo dalle sgrinfie del temibile Jabba the Hutt. Dopo un confronto a colpi di spada laser e blaster nel deserto di Tatooine i nostri eroi, recuperato Han Solo, si separano. Luke tornerà sul pianeta Degobah per concludere l’addestramento con Yoda. Leila, Han Solo e Lando si uniscono all’alleanza ribelle per organizzare l’attacco finale alla nuova Morte Nera.

Il ritorno dello Jedi è il capitolo conclusivo della prima trilogia di Guerre Stellari. Questo ultimo film racconta le vicende dei protagonisti che abbiamo imparato a conoscere nei due precedenti film ( Episodio IV – Una nuova speranza e Episodio V – L’impero colpisce ancora ) e porta a conclusione la parabola di Darth Vader.

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Luke Skywalker e Darth Vader in una scena del film

Antagonista iconico e protagonista indimenticabile di Guerre Stellari, Darth Vader è il personaggio di cui forse sappiamo di più dell’Universo fantastico e fantascientifico della saga. A lui e alle sue origini sono dedicati i tre episodi della trilogia prequel, girati da George Lucas tra il 1999 e il 2005.

Il ritorno dello Jedi mette in scena la redenzione di Vader grazie a Luke Skywalker. Il figlio renderà evidente al padre la presenza di un lato buono e chiamerà Vader con il suo vero nome, Anakin Skywalker, per la prima volta dopo molto tempo. Le sequenze in cui vediamo Luke, Vader e L’imperatore sono molto interessanti. Darth Sidious tenta di manipolare Luke come fece con Anakin a suo tempo ( vedi Episodio III – La vendetta dei Sith ), i suoi dialoghi e la pressione psicologica che il giovane Skywalker deve sopportare sono rese bene e sono la parte più interessante del film.

Il ritorno dello Jedi si distingue anche per una maggiore spettacolarità. Siamo molto distanti dal carattere quasi pionieristico negli effetti visivi del primo Star Wars del 1977. Il ritorno dello Jedi è un blockbuster maturo, che può contare su un budget considerevole e su grandi mezzi. Il film si nota per i grandi effetti speciali al servizio di elaborate e coinvolgenti scene action.

Lo spettacolare confronto finale

Anche il tono del film è diverso rispetto al precedente drammatico Episodio V. Ne il ritorno dello Jedi abbiamo sequenze forti, soprattutto nell’ultima parte del lungometraggio, ma il registro del film rimane più leggero rispetto all’Impero colpisce ancora e si avvicina di più a quello che abbiamo già visto in Una nuova speranza.

Un contributo nell’alleggerire il tono lo danno gli Ewok, buffi e pelosi indigeni originari della luna boscosa di Endor. Questi strani esserini sono stati criticati da più parti perché troppo infantili per il film. Il loro ruolo non è così fondamentale e non vengono approfonditi più di tanto. A mio parere non restano tra i personaggi memorabili di questa trilogia.

Ewok, curiosi indigeni abitanti di Endor

Dal punto di vista tecnico come già accennato il film punta sul fattore spettacolare. Scenografie, fotografia ed effetti visivi sono ancora più belli rispetto ai precedenti episodi della saga.

Le musiche sono ancora una volta affidate a John Williams. Tra i brani più famosi che mi hanno colpito in questo film ricordo il tema di Luke e Leila, suonato durante un loro incontro sulla luna di Endor.

In conclusione consiglio Il ritorno dello Jedi a quanti siano interessati a conoscere la conclusione della vicenda di Darth Vader e in ogni caso agli amanti della saga di Star Wars.

Recensione Avatar

Un kolossal d’autore visivamente affascinante

Avatar è un film del 2009 scritto e diretto da James Cameron.

Anno 2154. Pandora è un pianeta coperto di foreste pluviali abitato da una popolazione di indigeni extraterrestri chiamati Na’vi. Questo territorio ha attirato l’interesse di un’importante compagnia terrestre chiamata RDA per la presenza in grande quantità di un minerale particolarmente prezioso, l’Unobtainium.

Jake Sully un marines disabile viene incaricato di recarsi su questo misterioso pianeta per studiare la popolazione locale e facilitare l’estrazione del prezioso minerale.

Avatar è più un’epopea fantastica che un vero e proprio film di fantascienza. James Cameron realizza uno dei film più costosi mai prodotti, si stima che la realizzazione e il budget speso per la pubblicità sfiorassero i 500 milioni di dollari ( 238 milioni di dollari solo per la produzione). Una cifra astronomica ancora oggi.

Ricordo che Avatar rimase nelle sale italiane un tempo veramente lungo rispetto ad altre pellicole, mesi dopo la sua uscita andai a vederlo con un mio amico. La sala era quasi piena segno che preannunciava un grande successo, tanto che il film batté il record di lungometraggio con il maggiore incasso in assoluto ( 2,7 miliardi di dollari). Un primato che è stato recentemente raggiunto dalla pellicola Avengers: Endgame.

Al di là dei record il film ha il merito di essere particolarmente curato dal punto di vista tecnico ( fotografia, effetti speciali, scenografia sono stati premiato agli premi Oscar 2010).

Un risultato atteso considerato il naturale talento di James Cameron per il comparto tecnico e gli effetti. Avatar è un film che ha ridato vitalità al 3D, una tecnologia che già all’epoca era in fase calante. Una terza dimensione che esalta gli ambienti del pianeta Pandora, rendendo ancora più affascinante la foresta, le mille creature che la abitano. Le scene in notturna esaltate dalla bioluminescenza della vegetazione sono i momenti che più mi avevano colpito durante la visione del film al cinema.

Pandora è un mondo dall aspetto incantevole che nasconde tuttavia misteri e pericoli ad ogni angolo.

Una scena del film

Avatar ha anche spinto avanti la tecnologia della performance capture una tecnica che attraverso l’utilizzo di speciali videocamere permette di catturare i movimenti e le espressioni degli attori nella loro totalità, mettendoli poi all’interno di un personaggio creato interamente in computer grafica. Il risultato è vedere le vere performance di Sam Worthington (Jake) e Zoe Saldana (Neytiri) e degli altri protagonisti attraverso i volti digitali dei loro personaggi.

Il film può contare anche su una splendida fotografia con colori molto brillanti che caratterizzano il mondo di Pandora, contrapposto ai toni scuri delle strutture industriali e degli ambienti militari terrestri.

La storia di Avatar può sembrare già sentita e questo aspetto è stato forse il più criticato del film. Lo scontro tra i terrestri inquinatori e colonialisti e la tribù di indifesi indigeni ricorda molto Pocahontas e altri classici del genere avventura e western.

James Cameron effettivamente indugia nei cliché in più di qualche occasione. I militari ottusi si dimostrano degli antagonisti inevitabilmente poco approfonditi e stereotipati ( simili a quelli di Aliens ). I messaggi e la morale del film sono convenzionali e già sentiti.

Da questo punto di vista forse poteva essere fatto un lavoro migliore ma tutto sommato il film si segue con piacere e non ci si annoia. I personaggi principali come Jake e Neytiri sono sviluppati a sufficienza e non ho notato grosse lacune nello svolgersi della trama.

In conclusione consiglio Avatar a quanti siano interessati al cinema di James Cameron e a chi stia cercando un film di fantascienza non troppo impegnativo e godibile.

Recensione Terminator: Destino Oscuro

Destino Oscuro è quasi un remake di Terminator 2 e propone una storia con troppi déjà vu

Terminator: Destino Oscuro è un film diretto da Tim Miller del 2019.

Dopo il fallimento della missione del Terminator T-1000 di uccidere John Connor e la distruzione nel passato di ciò che sarebbe diventato Skynet, 27 anni dopo un nuovo modello di Terminator chiamato Rev-9 viene inviato ai giorni nostri a Città del Messico per uccidere Daniella Ramos. Daniella è una giovane donna che ancora non sa di avere un ruolo chiave nel destino della lotta dell’umanità contro le macchine. In suo aiuto accorreranno due eroine, la famosa Sarah Connor e Grace, una soldatessa potenziata proveniente dal futuro

Terminator: Destino Oscuro è il seguito immaginato e voluto da James Cameron di Terminator 2: Il giorno del giudizio. Nell’idea del creatore di questo immaginario fantascientifico, Destino Oscuro non tiene conto dei sequel che sono stati finora prodotti dal 1992 ad oggi, Terminator 3 – Le macchine ribelli (2003), Terminator Salvation (2009), Terminator: Genysis (2015).

La storia riprende dalle vicende che avevamo già visto nell’ultimo Terminator diretto da James Cameron e in questo contesto ritornano anche personaggi che avevamo lasciato nel passato, come Sarah Connor ( Linda Hamilton ) e il T-800 ( Arnold Schwarzenegger ), quest’ultimo che aveva preso parte anche ai sequel Terminator 3 e Genysis.

In realtà per molti aspetti la storia raccontata in Terminator: Destino Oscuro è simile a quello che avevamo già visto in Terminator 2. Tim Miller realizza un film che si basa molto sul suo diretto predecessore. L’effetto è un po’ già visto e questo era uno dei pericoli a cui il film poteva andare incontro. Rivisitare a più di 27 anni di distanza personaggi e intrecci già trattati in passato potrebbe far sembrare questo Destino Oscuro una mera operazione commerciale per battere cassa su un franchise ormai concluso.

Alla fine questo film aggiunge qualcosa all’immaginario di Terminator, ma lo fa in maniera troppo poco convincente. L’idea e l’atmosfera del primo film diretto da Cameron nel 1984 si percepisce solo a tratti. Il regista Tim Miller, più a suo agio nei cinecomic ( Deadpool ) e qui vincolato dalla visione di Cameron, realizza un film molto movimentato e diverso per molti versi rispetto a Terminator 2.

Certo i tempi sono passati e anche questo franchise deve evolversi, ma le scene d’azione e i mirabolanti effetti speciali alla lunga possono stancare. Destino Oscuro è un film ad alto ritmo con molte concitate sequenze action che possono annoiare in fretta perché troppo movimentate e dinamiche, al limite della confusione. Per altro i momenti più ironici e le parti discorsive sono girate bene segno che Tim Miller è comunque un regista adatto per questo film. Il risultato da questo punti di vista è, a mio parere, altalenante.

Grace ( Mckenzie Davis ) e Daniella Ramos ( Natalia Reyes )

Per poter essere efficace Destino Oscuro doveva, secondo me, proporre una storia inedita, osare con un intreccio di situazioni nuove, far leva su due protagonisti storici del franchise, Sarah Connor e il vecchio T-800, per arricchire quello che abbiamo già visto nei precedenti film e acquisire così un suo carattere originale.

Purtroppo nel film il personaggio di Sarah Connor non viene ulteriormente approfondito e si limita a fare la parte che conosciamo. Va meglio per il T-800 interpretato da Schwarzenegger che in questo caso compie un percorso narrativo più interessante ma è spiegato poco e viene trattato frettolosamente. Lo spettatore rimane quindi interdetto e a fine film molte domande sul suo personaggio non trovano risposta.

Anche dal punto di vista dell’innovazione tecnologica, al di là di alcune intuizioni, Destino Oscuro non fa vedere niente di nuovo negli scenari e nei Terminator del futuro. Sembra quasi di essere fermi agli anni ’90 e questo non può che far rimanere delusi. Soprattutto se il produttore è James Cameron, un autore che è un’autorità nel genere fantascientifico e ama utilizzare nuove tecnologie, in ambito generale e cinematografico.

Il film risulta più interessante nel mostrare l’interazione tra le donne eroine protagoniste, Sarah Connor, Daniella Ramos e Grace. Tre persone di generazioni diverse, con esperienze e vissuti completamente differenti. Anche in questo caso l’approfondimento è solo sufficiente e mi ha lasciato la voglia di vedere molto di più, soprattutto di vedere dei reali confronti tra di loro, al di la delle scene action obbligatorie.

Il Rev – 9, l’antagonista di questo film, interpretato dall’attore Gabriel Luna è solo sufficiente. Combina le capacità del T-800 e del T-1000 e rappresenta quindi una minaccia veramente temibile. Tuttavia la sua presenza è incolore e risulta troppo simile, anche come sembianze, al T-1000 di Terminator 2.

In conclusione, mi sento di consigliare Terminator: Destino Oscuro solo agli amanti del franchise. Come film di fantascienza in se non mi ha entusiasmato.

Recensione Terminator

Il cyborg assassino venuto dal futuro, un classico della fantascienza firmato Cameron

Terminator è un film del 1984 diretto da James Cameron.

2029, l’intelligenza artificiale Skynet ha preso il sopravvento sull’umanità e conduce una guerra per sterminare tutti gli umani. Per assestare il colpo di grazia alla resistenza guidata dall’abile e battagliero John Connor, Skynet invia indietro nel tempo, negli anni ’80, un cyborg assassino chiamato Terminator, per uccidere la madre di Connor e cancellare così la resistenza.

Terminator è diventato con il passare del tempo un vero cult movie nel genere fantascientifico. Un film che contribui a lanciare la carriera del giovane regista Cameron e a consolidare quella di Arnold Schwarzenegger. Il film diede parallelamente vita a un filone che ancora oggi affascina e occupa un posto nel cuore di molti fan.

Terminator in principio non fu un blockbuster nel senso stretto del termine, fu realizzato con un budget ridotto e per l’epoca fu un risultato notevole sia per gli effetti speciali, sia per la componente action. Il tempo e il successo riscosso ne decretarono poi la popolarità che aumentò anche grazie al sequel diretto dallo stesso Cameron, Terminator 2: Il giorno del giudizio.

L’idea alla base del film, il futuro apocalittico dominato dalle macchine e le fattezze mostruose del cyborg assassino furono il risultato di una visione di James Cameron che dichiarò di aver avuto questa idea dopo aver sognato uno scheletro metallico avvolto nelle fiamme una notte mentre soggiornava in un albergo a Roma, nei primi anni ’80.

Il film si sviluppa a partire dalla storia di Sarah Connor ( Linda Hamilton ), una giovane ragazza che vive a Los Angeles e fa la cameriera. L’apparente spensieratezza della giovane viene ben presto turbata dall’arrivo del cyborg e dall’inizio della caccia. In suo soccorso arriverà un misterioso soldato venuto dal futuro per proteggerla, Kyle Reese ( Michael C. Biehn ).

Tra i personaggi non si può non parlare della prova di Arnold Schwarzenegger che diventerà famoso per il ruolo del cyborg e ruba la scena in ogni inquadratura. Il suo fisico da culturista e le sue movenze rendono il personaggio verosimile e il suo forte accento austriaco diventerà iconico per come riesce a sembrare artificiale e robotico.

Terminator è stato girato soprattutto di notte, James Cameron ci fa vedere una Los Angeles livida e illuminata da abbaglianti luci e insegne. La fotografia predilige colori scuri nelle aree urbane, la natura e il sole si vedono solo raramente. Un espediente didascalico ma efficace per definire l’atmosfera dove si svolge la vicenda.

Cromaticamente Cameron fa diversi paralleli tra grosse macchine industriali nelle scene ambientate negli anni ’80 e le sequenze ambientate nel futuro, dove le macchine sono diventate dei killer. I due mondi sembrano sempre più vicini con il passare del tempo e lo scenario dove Sarah Connor e Kyle Reese scappano diventa un’anticipazione sempre più concreta del futuro apocalittico che verrà.

Dal punto di vista degli effetti speciali il film spicca per le soluzioni adottate per rendere credibile il Terminator. Tra le sequenze più interessanti non si può non citare la sequenza e il confronto armato nel locale Tech Noir. Un altro momento degno di una citazione è la sequenza dove vediamo il cyborg ripararsi l’avambraccio e l’occhio e rimuovere il tessuto “umano” con cui è camuffato. Un momento horror /sci- fi impressionante visti anche i mezzi e la mancanza di effetti digitali all’epoca.

In conclusione, consiglio Terminator a tutti gli amanti del cinema di fantascienza e a coloro che apprezzano le pellicole del regista James Cameron.

Recensione Star Wars: Episodio V – L’Impero colpisce ancora

Il sequel di Guerre Stellari espande e arricchisce l’universo della saga

Star Wars: Episodio V – L’impero colpisce ancora è un film del 1980 diretto da Irvin Kershner.

Dopo la distruzione della Morte Nera, l’Impero galattico cerca di rintracciare le basi ribelli per annientare la resistenza. I ribelli vengono braccati nel pianeta ghiacciato di Hoth. Dopo una fuga roccambolesca, Luke Skywalker si dirige verso il pianeta Dagobah per iniziare l’addestramento con il maestro Jedi Yoda. Han Solo e la principessa Leila tentano invece di raggiungere la nuova base dell’alleanza ribelle.

L’Impero colpisce ancora è un film che si distingue nettamente rispetto al suo predecessore Episodio IV – Una nuova speranza a partire dal tono drammatico che mette in scena. Dalle prime scene capiamo che i nostri eroi sono in pericolo e dovranno affrontare difficoltà e sfide molto più pericolose di quelle che abbiamo visto finora.

Il tono quasi scanzonato del precedente episodio è un pallido ricordo. I protagonisti guadagnano spessore e ci sentiamo sempre più coinvolti nelle loro sorti. Gli scenari di Guerre Stellari appaiono più grandiosi che mai. La storia ha un intreccio efficace e il ritmo è sempre alto.

Luke Skywalker è ancora un apprendista che si sta affacciando a scoprire le sue vere potenzialità grazie all’addestramento con il maestro Jedi Yoda. Anche Han Solo e Leila hanno più spazio in questo film rispetto al precedente, cominciamo a conoscere di più della loro dinamica e vediamo l’inizio della loro relazione sentimentale.

Una delle più grandi sorprese de l’Impero colpisce ancora è Darth Vader ( Darth Fener nella versione italiana). Finora avevamo avuto solo un assaggio della sua malvagità. Vader in questa pellicola è spietato e astuto, determinato a stanare l’alleanza ribelle. Un vero osso duro e un incubo per gli stessi generali della flotta imperiale. Gli ufficiali diventano il target principale della sua collera e Vader non esita a giustiziarli sommariamente in caso lo deludano.

Il film introduce anche la figura dell’ Imperatore, un villain che avrà una parte fondamentale nell’episodio successivo, Episodio VI – il Ritorno dello Jedi.

La caratterizzazione dell’Impero è rinforzata anche dal nuovo tema, La Marcia Imperiale, scritto da John Williams e che accompagna molte sequenze. Il brano diventerà uno dei più iconici della saga.

Dal punto di vista della fotografia e degli effetti speciali il film guadagna in spettacolarità e mette in scena alcune delle sequenze d’azione più belle della trilogia. Alcuni esempi sono: l’inseguimento del Millenium Falcon nel campo di asteroidi, una delle scene che è rimasta nei ricordi di ogni fan della trilogia, tutte le sequenze girate nella Città delle Nuvole ( Cloud City ), in particolare le sequenze in esterna restano tra i momenti più belli.

Il duello tra Luke Skywalker e Darth Vader è un’altra pietra miliare. Un confronto dominato da toni scuri dell’ambiente, completato da effetti speciali non invasivi e ben calibrati, che lo rendono uno degli scontri indimenticabili di questa trilogia.

Non posso che consigliare a tutti L’impero colpisce ancora. Un film che personalmente metto nella collana dei film imperdibili della grande saga di Guerre Stellari.

Recensione Ad Astra

Un viaggio interstellare, un percorso dentro se stessi

Il viaggio più significativo è spesso quello che avviene nell’interiorità, è questo uno dei punti centrali che il regista James Gray mette in scena in Ad Astra.

Il film racconta la storia di Roy McBride, maggiore dell’esercito USA, incaricato di completare una pericolosa missione che riguarda suo padre Clifford McBride. Scomparso venti anni prima mentre stava svolgendo degli studi nell’orbita di Nettuno, Clifford è disperso e nessuno sa se sia ancora vivo.
La sua stazione spaziale, a causa di un guasto, emana delle tempeste elettriche che stanno mettendo in pericolo la sicurezza della terra e di tutte le installazioni umane sulla Luna e su Marte. Roy viene incaricato di raggiungere Nettuno per mettere fine a questi pericolosi fenomeni.

Ad Astra è un film fantascientifico che illustra un’avventura umana classica inserendola in un contesto di viaggio spaziale. Lo fa tenendo sullo sfondo i tecnicismi e non approfondendo più di tanto i dettagli della missione del protagonista. Il film è più che altro un viaggio introspettivo negli spazi siderali. Un percorso nella psiche di Roy e nelle sue emozioni e il suo legame con il padre assente.

Molteplici sono le citazioni e i rimandi a classici della fantascienza, da 2001: Odissea nello spazio a Solaris per citarne alcuni. James Gray si concentra sull’aspetto emotivo e psicologico del protagonista. Questo taglio dato al film distingue e valorizza Ad Astra rispetto ai classici blockbuster americani a tema spaziale.

Roy McBryde in una scena del film

Brad Pitt confeziona una buona prova attoriale, il suo personaggio passa pian piano da distaccato e sicuro di sé a coinvolto e incerto man mano che si avvicina anche fisicamente al padre. James Gray inquadra ripetutamente il volto di Roy, che ci guida attraverso le sue reazioni e le sue sfide emotive, nel proseguire della sua avventura.

Il ritmo del film è lento e per tutta la durata della pellicola siamo accompagnati dalla voce fuori campo di Roy che esprime perplessità, dubbi o considerazioni su ciò che sta vivendo. Il montaggio unito ad una colonna sonora con ritmi lenti e minimali rende Ad Astra un film a tratti ipnotico.

Ad Astra è un film visivamente interessante grazie alla splendida fotografia di Hoyte van Hoytema ( già direttore della fotografia in Lei e Interstellar ) che valorizza colori e sfumature dei diversi scenari proposti, senza cadere nella monotonia. Ci si può veramente lasciare andare alla visione degli incredibili scenari spaziali e farsi stupire dalle note grigie e argentate del suolo lunare, o dai caldi riflessi dell’atmosfera del pianeta rosso.

La colonna sonora come già accennato è efficace e sottolinea i vari momenti del film con il giusto ritmo.

In conclusione, consiglio Ad Astra soprattutto agli amanti della fantascienza a tema filosofico/psicologico.

Recensione Star Wars: Episodio IV – Una nuova speranza

Il primo film di Guerre Stellari

Star Wars: Episodio IV – Una nuova speranza è un film del 1977 scritto e diretto da George Lucas.

L’impero galattico bracca l’alleanza ribelle per recuperare i piani di una misteriosa e micidiale arma offensiva, la Morte Nera. La principessa Leila nasconde queste preziose informazioni in un droide, R2-D2. Durante una roccambolesca fuga, il robot insieme alla sua dorata controparte C-1P8 atterrano sul pianeta Tatooine.

Episodio IV – Una nuova speranza altrimenti conosciuto semplicemente come Guerre Stellari prima dell’avvento dei prequel, è il primo film di Star Wars.

Scrivere di questo film è molto difficile, non solo perché si tratta di un lungometraggio importante nella storia del genere fantascientifico ( Star wars è fantasy o fantascienza? ) e del cinema moderno, ma anche perché è particolarmente ricco di spunti ed elementi interessanti che richiederebbero molto spazio per essere trattati. Mi limiterò a fare alcuni accenni per stimolare la curiosità del lettore.

Darth Vader ( a destra ) interroga un Ribelle

Una miscela inedita di influenze

La storia di Guerre Stellari è un vero mix di influenze che vanno dal western, al cinema del sol levante di Kurosawa, ai fumetti come quelli di Flash Gordon, al ganster movie e molte altro. Una miscela originale e curiosa ma che funziona incredibilmente bene.

Il merito è della sensibilità di George Lucas che mise insieme la propria visione in un soggetto che unisce personaggi all’apparenza inconciliabili. Tra i protagonisti troviamo una principessa, uno strano alieno peloso, un giovane pilota di astronavi e un apprendista cavaliere Jedi calati in un futuro fantascientifico rotto, sporco e polveroso. Un futuro che è in realtà nel passato come recita il famoso titolo “Tanto tempo fa in una galassia lontana lontana…”

Produzione e uscita del film nelle sale

Dalla scrittura alla realizzazione il passo non fu per niente breve, non solo per le difficoltà tecniche. Già durante la produzione più di qualche eminente regista e attore avevano espresso commenti negativi su questo film. Personalità come Francis Ford Coppola o il celebre attore Alec Guinness si dissero perplessi del risultato finale. George Lucas dovette passare attraverso uno stress enorme per concludere il suo film.

Dopo l’uscita nelle sale Star Wars divenne subito molto popolare.
La grande fama di Guerre Stellari è tra le altre cose dovuta alla sua ampia accessibilità. Star Wars è un film che introduce lo spettatore in un mondo complesso ma allo stesso tempo facile da fruire e adatto a tutti. La ricchezza delle creature e il design degli scenari dell’universo immaginato da Lucas hanno fatto storia e hanno contribuito alla sua popolarità essendo fortemente caratterizzate.

Il Millenium Falcon, inconfondibile nel suo iconico design

Storia e mitologia

Riguardato oggi, Guerre Stellari ha una trama convenzionale che suona già vista ad un pubblico di giovani o giovanissimi che lo guardino per la prima volta. Questo non deve trarre in inganno perché in realtà siamo di fronte ad un unicum per l’epoca in cui fu prodotto. Star Wars è oggi considerato uno spartiacque, uno dei film che inaugurò l’epoca dei lungometraggi commerciali che hanno poi monopolizzato il cinema odierno.

Uno dei punti che ha permesso uno sviluppo di successo è la mitologia che Guerre Stellari porta con sé.
L’epoca dei cavalieri Jedi, l’Impero Galattico, la Repubblica, tutti scenari che Lucas rese concreti quando girò i film prequel alla fine degli anni Novanta. Tuttavia nel 1977 erano solo echi di una mitologia che sarebbe stata e che ancora non si vedeva, tutto ciò rendeva il film ancora più affascinante.

Effetti visivi e sonoro

Dal punto di vista tecnico Guerre Stellari sposta in avanti i limiti degli effetti speciali negli anni ’70 e regala uno spettacolo visivo e sonoro di alto livello.

Il merito degli ottimi effetti è dovuto alla Industrial Light and Magic di Lucas che creò le sequenze d’azione con un misto di effetti pratici e modellini.

Nonostante i limiti dell’epoca ancora oggi il risultato è notevole. Guerre Stellari è un mirabile esempio di come si potessero aggirare gli ostacoli e i limiti della mancanza della moderna CGI. Anche senza l’ausilio della computer grafica le sequenze action sono ottime, nitide e integrate bene con il resto della pellicola.

Purtroppo con il tempo e le versioni speciali che sono uscite negli anni 2000, Lucas ha in parte vanificato questo risultato aggiungendo sequenze in computer grafica che stonano rispetto alle scene realizzate all’epoca.

Colonna sonora

Difficile non rimanere a bocca aperta sentendo le note dei famosi brani di Star Wars, oggi conosciuti in tutto il mondo. John Williams fu infatti incaricato da Lucas di scrivere la colonna sonora epica che accompagna ancora oggi i più recenti Episodi di questo universo.

In conclusione, non serve che lo scriva, consiglio questo film a tutti, sia agli amanti della fantascienza e non, proprio perché è una delle opere più interessanti nel cinema moderno.

Recensione Star Wars: Episodio III – La vendetta dei Sith

L’epico finale della trilogia prequel, la caduta di Anakin Skywalker al lato oscuro della Forza

Episodio III – La vendetta dei Sith è un film del 2005 scritto e diretto da George Lucas.

Dopo la sconfitta e l’uccisione del conte Dooku, Anakin e Obi – Wan sono impegnati a catturare il Generale Grevous. La Repubblica è in guerra e il misterioso Signore Oscuro dei Sith trama alle spalle del consiglio dei Jedi per rovesciare il governo e assumere il potere. Anakin nel frattempo è tormentato da un sogno premonitore che gli annuncia la morte della sua amata Padme.

Episodio III è il film che conclude la storia di Anakin Skywalker, il protagonista della trilogia prequel, e introduce Darth Vader ( o Darth Fener nella versione italiana), uno dei personaggi più iconici dell’universo di Guerre Stellari. Vader sarà infatti il principale antagonista della trilogia originale, realizzata da Lucas tra il 1977 e il 1983 con gli Episodi IV, V, VI.

Episodio III è tra i film della trilogia prequel quello più riuscito per diversi motivi.

George Lucas mette in scena ne la vendetta dei Sith i momenti chiave della conversione di Anakin da promettente cavaliere Jedi a Sith Lord. Capiamo meglio le motivazioni della caduta al Lato Oscuro della forza, Anakin cercherà di salvare Padme dalla morte che lui stesso ha previsto in un angoscioso sogno.

Nella situazione di difficoltà Anakin avrà crescenti problemi con il consiglio dei Jedi e si avvicinerà sempre di più a Palpatine, il cancelliere che vede come un mentore e amico. Il rapporto tra i due è costruito bene, con lo sviluppo della vicenda cominciamo a capire le reali motivazioni del cancelliere, la sua brama di potere e in ultimo la sua vera identità di Signore Oscuro. Ian McDiarmid confeziona una buona prova attoriale, conferendo a Palpatine quel carattere manipolatorio e malvagio che vedremo anche nel futuro Imperatore.

Allo stesso modo il rapporto tra Anakin e i Jedi viene approfondito e comprendiamo meglio le contraddizioni dell’Ordine e il disaccordo che sarà uno dei motivi che porterà Anakin a rivolgersi al male.

La Vendetta dei Sith è anche il film che mostra alcune delle scene più epiche di tutta la trilogia prequel, come la sequenza di apertura con la guerra in pieno svolgimento a Coruscant o il duello finale tra Anakin e Obi -Wan nel pianeta vulcanico di Mustafar.

La suggestiva sequenza di apertura, la battaglia su Coruscant

Episodio III tuttavia non è un film privo di difetti e si porta dietro alcuni problemi già visti nei precedenti film della trilogia prequel.

L’eccessivo utilizzo della computer grafica è un problema anche in questo film come nei suoi precedenti. Ne la vendetta dei Sith gli effetti sono amalgamati meglio rispetto ai precedenti episodi, questo è un aspetto positivo. Tuttavia George Lucas tende a creare inquadrature troppo piene di personaggi e astronavi, al punto da disorientare lo spettatore in alcuni casi.

Un altro aspetto negativo è la lunghezza esagerata di alcune scene d’azione, che sono protratte per troppi minuti senza un apparente motivo. Le scene iniziali di Obi – Wan e Anakin sulla nave del generale Grevous sono a tratti noiose proprio perché i nostri protagonisti sono occupati in interminabili momenti action spesso inutili.

Fortunatamente La vendetta dei Sith dedica poco tempo al rapporto tra Anakin e Padme, un aspetto positivo visto quello che ne è stato fatto in Episodio II. Tuttavia nelle scene dove vediamo Anakin e Padme dialogare, ritorniamo ai già noti e fastidiosi scambi di battute de L’attacco dei cloni. La sceneggiatura non è, in ogni caso, il punto forte de La vendetta dei Sith.

Al netto dei pregi e difetti considero La vendetta dei Sith sicuramente un discreto film d’intrattenimento.

In conclusione consiglio Episodio III come film soprattutto a chi sia interessato al finale della storia di Anakin Skywalker e in generale ai fan di Star Wars.

Recensione Lucy

Lucy è un divertente film sci-fi firmato Luc Besson

Lucy è un film di Luc Besson (Nikita, Léon, Il quinto elemento) nel 2014.

Lucy è una studentessa di Taipei, un giorno suo malgrado viene coinvolta in uno scambio di droga. Rapida da criminali coreani, viene costretta a fare il mulo per trasportare questa sostanza stupefacente fuori da Taiwan, i coreani le nascondono la droga nello stomaco per eludere ogni controllo. Lucy accidentalmente assimila questa droga e comincia a sviluppare misteriosi superpoteri.

Un film che parte dal presupposto fantascientifico che l’uomo utilizzi solo il 10% delle proprie capacità celebrali. All’inizio viene spiegato come in realtà a livello cellulare sono disponibili molte più informazioni rispetto a quelle che noi siamo in grado di percepire nella vita di tutti i giorni. Le cellule hanno connessioni e comunicano l’una con l’altra, sia tra di loro sia con la materia esterna e il mondo circostante. L’uomo potrebbe sfruttare queste connessioni per arrivare a uno stato di coscienza superiore se solo il nostro cervello fosse in grado di accedervi.

Scarlett Johansson è Lucy

Una misteriosa droga sperimentale chiamata CPH4 promette di aumentare questa capacità fino a raggiungere livelli sovraumani. Lucy. entra accidentalmente in contatto con questa misteriosa sostanza. Da quel momento svilupperà capacità telepatiche, telecinetiche e il controllo della materia intorno a lei.

Il film è un crescendo di situazioni surreali che culmina in un finale aperto. Luc Besson mette al centro la protagonista, una super donna, interpretata da una brava Scarlett Johansson, e confeziona il tutto non risparmiando roboanti scene d’azione in pieno stile fumettistico. Il messaggio filosofico/fantascientifico alla base del film viene trattato in maniera sufficiente e non molto approfondita, quanto basta per incuriosire lo spettatore senza annoiarlo.

L’obbiettivo principale del film è quello di intrattenere e Lucy ci riesce bene, ma non aspettatevi molto di più da questo lungometraggio.

Dal punto di vista tecnico il film è ottimo. Lucy si distingue per soluzioni di regia e montaggio molto originali, in stile Luc Besson. Interessanti le sequenze iniziali che vedono la protagonista rapita dai coreani inframezzate con scene di caccia nella savana, un’espediente didascalico ma efficace e ben riuscito. Gli effetti speciali sono di primo livello e non ho notato sbavature nell’utilizzo della computer grafica.

Una menzione va anche alla buona prova di Scarlett Johansson che si conferma particolarmente adatta al genere fantascientifico e a impersonare personaggi alieni, software di intelligenza artificiale ( la voce originale nel film Lei) o androidi ( Ghost in the Shell ). Il tutto grazie alla sua presenza scenica e alle sue espressioni che in questo film di Besson passano dallo sguardo sognante e svampito di una giovane al personaggio risoluto e semi-divino che diventerà nel finale del film.

In conclusione Lucy è ben realizzato, alla fine della visione mi è rimasta tuttavia la sensazione che approfondendo un po’ di più l’oggetto del film, Lucy poteva diventare un film di fantascienza molto più interessante.

Recensione Star Wars: Episodio II – L’attacco dei cloni

La storia di Anakin Skywalker continua

Episodio II – L’attacco dei cloni è un film del 2002 scritto e diretto da George Lucas.

Anakin Skywalker è un promettente apprendista Jedi. Lui e il suo maestro Obi Wan-Kenobi vengono assegnati a protezione della senatrice Amidala di Naboo. L’incontro tra Anakin e Padme dopo tanto tempo, sarà un nuovo inizio di un rapporto che diventerà uno degli snodi centrali nello sviluppo del giovane Anakin.
Nel frattempo il lato oscuro della forza trama alle spalle del consiglio dei Jedi e promette di rovesciare le sorti della guerra civile in atto nei territori della Repubblica.

Episodio II – L’attacco dei cloni è forse il peggiore dei film della trilogia prequel di Star Wars. I motivi sono tanti e in questo breve articolo citerò quelli a mio parere più importanti.

Il secondo Episodio di una trilogia solitamente rappresenta un momento di passaggio dove vediamo rompersi gli equilibri e gli sviluppi messi in atto nel primo film per poi costruirne di nuovi che verranno approfonditi nell’ultimo lungometraggio della serie. Così fu per la trilogia originale di Star Wars, dal primo film Episodio IV – Una nuova speranza (1977) a Episodio V – L’impero colpisce ancora, e così è stato anche nella più recente trilogia sequel, tra Episodio VII – Risveglio della Forza e Episodio VIII – Gli Ultimi Jedi.

L’attacco dei cloni doveva essere il momento di svolta, dove avremmo visto il principio della trasformazione del potente apprendista Jedi Anakin Skywalker nello spietato Darth Vader. Questa transizione si vede ma è inserita all’interno di una storia che per molti versi non regge.

Il cambio di rotta di Anakin si apprezza nella drammatica scena della morte della madre e questo è forse il momento migliore del film, ma passato il picco drammatico il film si affossa e finisce senza aver detto quasi niente.

Una consistente parte di Episodio II è occupata dalla storia d’amore tra Anakin e Padme. Uno snodo centrale nello sviluppo del protagonista. Anche qui George Lucas fa vedere tutti i propri limiti, confezionando una storia piena di cliché e basata su una sceneggiatura a tratti talmente brutta da dare fastidio. In più momenti sono stato tentato di saltare intere scene per il nervoso provocato da dialoghi che più finti di così non posso essere.

anakin e padme
Padme e Anakin

L’attacco dei cloni quando uscì nelle sale fece anche scoprire a milioni di fan come dietro al fascino delle figure dei Jedi non ci sia proprio nulla. In questo film i cavalieri Jedi sono ritratti come spadaccini che fanno le capriole, uno sviluppo veramente deludente di personaggi mitici che avevano grande potenziale.

Dal punto di vista scenografico, L’attacco dei cloni non brilla per soluzioni visive particolarmente interessanti. Gli ambienti non sono d’impatto e il risultato è peggiorato dalla computer grafica che rende tutto il film “finto”. Molte scene hanno colori non brillanti e tendenti al grigio così come un eccesso di effetti creati digitalmente rendono il tutto ancora meno accattivante. Un feeling che ricorda il look di molti film Marvel di oggi.

Anche lo scontro finale tra Jedi, ormai una scena must di ogni film di Star Wars, è realizzato male e recitato peggio. Uno spreco di un grande attore come Christopher Lee e un vero peccato considerando che l’epoca ritratta ne L’attacco dei cloni era una dei momenti più fantasticati dai fan della vecchia trilogia. Il risultato è veramente banale e per questo Episodio II rappresenta forse il momento più basso di Star Wars.

Nonostante il cast di rilievo tra cui ricordo Hayden Christensen, Samuel L. Jackson, Natalie Portman, Ewan McGregor, Christopher Lee. L’attacco dei cloni non è certamente un film che valorizza le performance attoriali e le prove degli attori sono tutte mediocri o appena sufficienti. Si salva forse solo Christensen nei panni di Anakin che in un paio di momenti drammatici è in grado di trasmettere la disperazione e il tormento del personaggio.

Consiglio Episodio II – L’attacco dei cloni solo a coloro che desiderano continuare a saperne di più sulla parabola tragica del personaggio di Anakin Skywalker, in tutti gli altri casi suggerisco di guardare qualsiasi altro film della saga.