Armageddon

Stucchevole, roboante e patriottico blockbuster campione d’incassi

Armageddon è un film del 1998 diretto da Michael Bay.

Un asteroide gigantesco sta per colpire la Terra. L’ultima speranza dell’umanità è riposta in 2 gruppi di coraggiosi uomini che dovranno arrivare sull’asteroide, trivellarne la superficie e calare un ordigno nucleare per far saltare in aria la minaccia prima che colpisca la Terra.

Un giorno curiosando su IMDB ho notato che questo film catastrofico girato da Michael Bay è apprezzato dal pubblico e ha una media di 6.7 tra i voti degli utenti. Sorpreso dal responso favorevole ho deciso di scrivere due considerazioni riguardo a questo film.

Armageddon potrebbe funzionare come una commedia, ma il film in realtà si prende molto sul serio soprattutto nella seconda parte.

I nostri protagonisti sono dei veri eroi fin dall’inizio come continua a ripeterci il regista. Poco importa che combinino solo disastri, siano presuntuosi, incapaci e passino la maggior parte del tempo a urlare assurdità.

Un film di Michael Bay non è tale senza una buona dose di stucchevole patriottismo e qui ne abbiamo a profusione. Gli americani sono gli unici salvatori del mondo e tutti gli altri paesi restano a guardare in attesa del compimento della grande impresa.

Il film procede per accumulo di esplosioni e caos, il risultato è a tratti inguardabile. I personaggi non vengono approfonditi, e vivono di stereotipi, c’è il capo tutto d’un pezzo, il buono con un passato difficile, il giovane avventato ma capace ecc ecc.

Stendiamo poi un pietoso velo sul personaggio del cosmonauta russo. Un ruolo che più stereotipato di così non si può (se volete vedere un buon film con protagonisti cosmonauti sovietici guardate Il tempo dei primi o Salyut 7).

La NASA viene dipinta come una organizzazione composta da persone che fanno scelte insensate. Truman, il capo, interpretato da Billy Bob Thornton, prende decisioni incredibili senza pensare alle conseguenze, dando una pessima immagine a tutto il programma spaziale.

I tecnici e gli ingegneri sono rappresentati come degli incapaci che attendono l’arrivo dell’ eroe di turno che risolva magicamente qualsiasi problema.

Dal punto di vista tecnico il film si nota per i grandi effetti speciali, anche realizzati discretamente per essere un film del 1998. Tuttavia l’eccesso di esplosioni e il rumore visivo non permettono di apprezzare più di tanto anche questo aspetto del film.

Curiosità

Nel film le scene al centro di controllo della NASA sono state effettivamente girate al Johnson Space Center di Huston e si vedono per qualche attimo la stanza di controllo delle missioni Apollo, i motori del Saturn V e lo Space Shuttle.

La sequenza del dialogo tra Harry Stamper e Grace è stata girata nel complesso 34, sito memoriale della tragedia dell’Apollo 1.

In Armageddon ci sono anche alcune citazioni di film che vale la pena riscoprire:

Uomini veri

Il dottor Stranamore,ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba

Star Wars

Non mi sento di dire altro su questo film, veramente di basso livello. In conclusione non consiglio Armageddon, meglio guardare uno dei film citati poco sopra.

Sunshine

Una missione spaziale per riaccendere il Sole

Sunshine è un film di fantascienza diretto da Danny Boyle nel 2007.

Anno 2057. Il sole si sta spegnendo e l’umanità rischia l’estinzione su una Terra congelata. Un’astronave con otto astronauti a bordo viene inviata verso la stella, la sua missione sarà quella di avvicinarsi quanto basta per sganciare un ordigno nucleare e provare così a riaccendere il Sole. Le cose non andranno come previsto…

Sunshine è un film che vidi poco dopo la sua uscita, nel lontano 2008. Era un lungometraggio sci-fi popolare tra i miei amici dell’epoca, e molte persone che conoscevo lo avevano visto. Rivisto oggi, a più di 10 anni di distanza, devo ammettere che mi era piaciuto molto di più all’epoca.

Il film di Danny Boyle ha diversi pregi ed altrettanti difetti. Alla fine della visione mi sono sentito triste e annoiato. Sunshine è un’occasione mancata secondo me, per vari motivi.

Dal punto di vista visivo il film è ottimo, gli effetti speciali e la fotografia sono realizzati bene e si nota una certa ricerca estetica. Le riprese dell’astronave con questo enorme scudo tondo, la contrapposizione tra la luce accecante del sole e l’oscurità totale dello spazio, il design di alcuni ambienti come l’osservatorio, sono tutte cose che mi hanno favorevolmente colpito.

Il film a mio parere regge soprattutto nella prima parte, dove ci vengono presentati i membri dell’equipaggio, gli ambienti claustrofobici dell’astronave, e la missione.

Sunshine dalle premesse si presenta bene e ci si aspetterebbe un secondo tempo altrettanto ben fatto. Dopo metà, tuttavia, il film vira verso l’horror con una conclusione che sinceramente mi ha lasciato deluso. Gli espedienti e i problemi che l’equipaggio deve affrontare durante la missione sono tutti poco credibili e poco realistici e sembrano più dei pretesti per eliminare la maggior parte dei protagonisti durante lo svolgimento del film.

Il cattivo, l’astronauta Pinbacker, sfigurato e quasi alieno, nella sua follia dice di aver parlato con Dio ed è deciso ad eliminare tutti gli astronauti. Francamente un personaggio debole che sembra una sorta di Alien inserito nella sceneggiatura perché era necessario avere un cattivo sennò il film non sarebbe andato da nessuna parte.

Alla fine, la solennità della colonna sonora, sembra non essere sufficiente a coprire un finale vuoto e poco interessante. Forse Danny Boyle voleva concludere il film alla 2001: Odissea nello spazio, facendo vedere il protagonista che tocca il Sole poco prima dell’esplosione finale, ma francamente non l’ho trovato molto riuscito.

In conclusione penso a Sunshine come a un film non particolarmente interessante, con alcune belle sequenze visive.

Starman

L’astronauta Luca Parmitano torna sulla Stazione Spaziale Internazionale

Starman è un documentario del 2020 diretto da Gianluca Cerasola.

Starman racconta la preparazione dell’astronauta italiano Luca Parmitano per la missione Beyond che si è svolta sulla Stazione Spaziale Internazionale nel 2019.

Starman racconta alcune fasi dell’addestramento per la Spedizione 60/61 dell’astronauta Parmitano sulla ISS. La preparazione per una missione spaziale di lunga durata è un processo lungo al quale gli astronauti si sottopongono per anni e che si conclude con il lancio del razzo Soyuz dal cosmodromo di Bajkonur che porterà gli astronauti sulla stazione spaziale.

Il documentario non approfondisce molto gli aspetti della preparazione dell’astronauta Parmitano. Il regista Gianluca Cerasola preferisce far vedere una carrellata di varie situazioni di addestramento che coinvolgono Luca, senza approfondire nessuna di queste. Alla fine si ha quindi una vaga impressione di che cosa sia tutto il processo di addestramento degli astronauti di oggi.

Un vero peccato perché ci sarebbe stato tantissimo da dire a riguardo. Non solo sulla preparazione, ma anche sugli esperimenti scientifici che Parmitano avrebbe seguito in orbita.

Stemma delle spedizioni 60 e 61 sulla ISS

Un’altra parte del documentario è dedicato a raccontare alcuni momenti della vita privata dell’astronauta, in particolare il rapporto con la sua famiglia e le inevitabili implicazioni che una carriera di questo tipo ha sugli affetti. Anche in questo caso Cerasola non va in profondità e non ci permette di capire molto del protagonista.

In questa parte capiamo che Luca oltre a essere un padre premuroso, una persona ambiziosa e capace, è un appassionato di triathlon e lo vediamo intento nella preparazione del suo primo Ironman.

Alla fine non ho apprezzato particolarmente questo documentario, proprio perché a mio parere manca un qualsiasi approfondimento della figura del protagonista e del suo contesto.

In alcuni momenti ho avuto l’impressione che Starman sia stato realizzato nei ritagli di tempo e senza una particolare cura da parte del regista.

Immagino che ci siano stati pochi momenti in cui Luca Parmitano aveva la disponibilità per parlare e dire qualcosa riguardo alla sua missione, sommerso come doveva essere dai mille impegni dell’addestramento.

Il risultato a mio parere è deludente soprattutto per gli appassionati di spazio.

Ultimatum alla Terra

Klaatu, il misterioso alieno giunto dallo spazio ha un messaggio per tutta l’umanità

Ultimatum alla Terra è un film del 1951 diretto da Robert Wise.

Una misteriosa navicella extraterrestre atterra a Washington. L’ alieno al comando della nave chiede di riunire tutti i rappresentati del mondo per annunciare un importante messaggio a tutta l’umanità. L’extraterrestre si scontra con la diffidenza e l’ostilità dei rappresentati locali che sostengono che sia impossibile riunire tutti i capi politici del mondo a causa del clima di ostilità dovuto alla Guerra Fredda.

Ultimatum alla Terra è un classico film sci-fi anni ’50. Interessante e ben scritto. Il film di Robert Wise spicca anche per la buona realizzazione tecnica, mostrando notevoli effetti speciali e suggestive scenografie. La navicella spaziale di Klaatu, l’extraterreste inviato dalla Confederazione Galattica per comunicare con la Terra è un classico del genere fantascientifico. Memorabile il design costituito da linee pulite e nette.

Il film si gioca tutto sulla tensione e sulla suspense creata dall’arrivo dell’extraterrestre in città. Fino alla fine del film non si sa esattamente quali siano le intenzioni di Klaatu, il misterioso visitatore alieno. L’extraterrestre indossa abiti umani e si fa chiamare signor Carpenter, per meglio arrivare ai propri scopi. Chiede alloggio presso un affittacamere e fa amicizia col giovane nipote della famiglia che gestisce gli affitti.

Klaatu arriva sulla Terra

La curiosità di Carpenter nel cercare di comprendere i comportamenti e le logiche umane si contrappone al fatto che l’extraterrestre è giunto sulla Terra con un robot che aspetta a guardia dell’astronave, chiamato Gort. Questa creatura è dotata di illimitati poteri e potrebbe facilmente distruggere la Terra. In più occasioni siamo portati a credere che Klaatu / Carpenter stia per liberare l’illimitato potere distruttivo che possiede.

La suspense è anche ben supportata dalle musiche composte da Bernard Hermann ( già compositore per autori come Hitchcock e Welles ), che completano l’atmosfera angosciosa del film.

In conclusione, consiglio sicuramente Ultimatum alla Terra a quanti siano interessati alla fantascienza anni ’50.

Jurassic Park

Il parco dei dinosauri, immaginato nel romanzo di Crichton e creato da Spielberg per il cinema

Jurassic Park è un film del 1993 diretto da Steven Spielberg.

Il ricco magnate John Hammond costruisce in un’isola al largo della Costa Rica un parco naturalistico che ospita i dinosauri. Gli esemplari, ricreati grazie all’ingegneria genetica, dovrebbero costituire l’attrazione più importante. Prima dell’inaugurazione, Hammond decide di invitare una coppia di paleontologi, un matematico e un avvocato per mostrare in anteprima le stupefacenti attrazioni. Le cose non andranno come previsto.

Jurassic Park è un classico degli anni ’90, realizzato da Steven Spielberg e basato sull’omonimo romanzo di Michael Crichton. Come molti altri bambini all’epoca, ricordo che vidi il film in VHS e mi piacque, ricco come è di azione e sequenze spettacolari. Rivisto oggi ad oltre 25 anni di distanza, Jurassic Park rimane un buon film con pregi e alcuni difetti.

La storia scorre ed è sviluppata bene, la sceneggiatura è discreta. La suspence che Spielberg crea intorno ai dinosauri è funzionale e mantiene lo spettatore coinvolto per tutta la durata della pellicola. Lo sconcerto dei protagonisti che per la prima volta si trovano in contatto con questi animali preistorici, è reso bene.

Le scene d’azione nel complesso sono realizzate molto bene, Spielberg è noto per la sua particolare attenzione al dettaglio e per la sua indubbia abilità registica. Tra i momenti più iconici del film non si possono non ricordare i famosi passi del temibile Tyrannosaurus rex, che si riverberano in un bicchiere d’acqua appoggiato nel cruscotto di una delle jeep del parco, poco prima della sua apparizione sulla scena.

Gli effetti speciali del film furono realizzati dalla Industrial Light & Magic di George Lucas e furono sbalorditivi per l’epoca. Ancora oggi, nonostante gli anni, la computer grafica è di alto livello e non sfigura se paragonata a prodotti più recenti. Il merito è anche di un utilizzo intelligente di ambientazioni, effetti digitali e animatronic, questi ultimi utilizzati soprattutto per alcune scene ravvicinate dove venivano inquadrate solo parti degli animali.

Spielberg è stato anche intelligente nel mischiare spettacolarità e messaggio, la morale di Jurassic Park vuole avvertire verso un utilizzo fuori controllo delle tecnologie genetiche, che possono arrivare a produrre risultati sorprendenti, ma anche pericolosi.

Le iconiche musiche del film sono state composte da John Williams ed aggiungono la giusta nota di pathos ad alcune sequenze chiave del film.

Jurassic Park all’epoca ottenne 3 Oscar e fu un grande successo di pubblico, incassando in tutto il mondo più di 900 milioni di dollari. Furono prodotti due seguiti, Il mondo perduto – Jurassic Park (1997) e Jurassic Park III (2001).

In conclusione consiglio la visione di Jurassic Park a chi sia alla cerca di un buon film d’azione firmato Spielberg.

Humandroid

Chappie, il droide della polizia dotato di coscienza

Humandroid (Chappie) è un film del 2015 diretto da Neil Blomkamp.

Johannesburg 2016, Deon Wilson è il creatore dei droidi delle unità d’intervento della polizia sudafricana e lavora per la grossa corporation che li produce, la Tetravaal. Nel tempo libero Deon lavora anche ad un progetto per la costruzione della prima intelligenza artificiale. Una notte riesce a completare la sua creazione e il giorno dopo decide di inserire questo programma all’interno di un droide danneggiato della Tretravaal, a scopo di test. Purtroppo le cose non andranno come previsto.

Humandroid è il terzo film di Neil Blomkamp, noto regista sudafricano già autore di District 9 (2009) e Elysium (2013). Tratto da un cortometraggio da lui stesso realizzato nel 2004, chiamato Tetra Vaal.

Il film, in lingua originale intitolato Chappie, racconta la storia del primo droide con una coscienza chiamato simpaticamente Chappie dalla banda di ganster che lo “adotterà” nel film. Il programma sviluppato dal protagonista Deon, trasforma quello che prima era una semplice unità da intervento della polizia in un essere pensante, dotato di emozioni e sentimenti.

L’umanizzazione delle macchine è un tema noto nel genere fantascientifico. Il regista Blomkamp costruisce tutto il film attorno alla figura del droide, rendendo bene lo sviluppo e le incertezze di una coscienza che si affaccia per la prima volta al mondo reale. Grazie ad ottimi effetti speciali e ad una messa in scena efficace, come pubblico non possiamo non simpatizzare per questo curioso protagonista.

Chappie parla col suo creatore Deon

I primi passi, la scoperta di avere una coscienza, l’impatto con la violenza e la successiva maturazione del droide sono forse le parti più interessanti e memorabili del film.

Humandroid tratta anche altri temi, come quello delle disuguaglianze sociali, del rifiuto del diverso e il ruolo del mondo digitale nella società contemporanea. Humandroid mette molta carne al fuoco in questo senso e non è in grado di sviluppare bene tutti questi argomenti, alcuni di questi rimangono purtroppo solo abbozzati.

Anche la sceneggiatura ha qualche difetto, soprattutto nel caratterizzare i personaggi secondari che rimangono sempre sullo sfondo e il loro approfondimento è solo sufficiente.

Nel film non mancano lunghe sequenze d’azione in pieno stile Blomkamp, con uso massicco del rallenty, enfasi sulle armi più distruttive e inseguimenti al cardiopalma.

I personaggi comprimari sono tutti discreti, si apprezza soprattutto la prova dell’attore Hugh Jackman come cattivo guerrafondaio e il curioso duo di rapper sudafricani Watkin Tudor Jones, Yolandi Visser che interpretano insieme a Jose Pablo Cantillo la “famiglia” ganster di Chappie.

In conclusione mi sento di consigliare Humandroid soprattutto agli amanti dei sci-fi d’azione e a chi apprezzi il cinema di Blomkamp.

Jurassic World – Il regno distrutto

I dinosauri di Jurassic World sull’orlo di una seconda estinzione

Jurassic World – Il regno distrutto è un film del 2018 diretto da Juan Antonio Bayona.

I dinosauri di Isla Nublar sono nuovamente in pericolo, dopo la distruzione del parco di Jurassic World il vulcano che domina l’isola sta per eruttare. Per salvare una parte degli esemplari viene inviata una nave che si rivela ben presto piena di mercenari senza scrupoli intenzionati a rivendere i dinosauri al miglior offerente sulla terra ferma.
Sull’isola arriva anche Claire Dearing ( Bryce D. Howard ), l’ex manager del parco giurassico, insieme a Owen Grady ( Chris Pratt ) ex ricercatore esperto di Velociraptor, Franklin Webb e la paleo-veterinaria Zia Rodriguez. La loro missione è trovare Blue, il velociraptor addestrato da Grady.

Jurassic World – Il regno distrutto continua la storia dei protagonisti che avevamo conosciuto nel precedente Jurassic World. Il film diretto dal regista spagnolo Bayona è diviso pressapoco in due parti. Le vicende nello scenario dell’isola Isla Nublar e quelle nella tenuta di Lockwood in California. Il regno distrutto non introduce particolari novità rispetto ai precedenti film del franchise, si fa notare per i buoni effetti speciali e per alcune sequenze realizzate tecnicamente bene.

Il film è meno interessante per la storia che racconta. La sceneggiatura è approssimativa e non particolarmente curata. La vicenda si svolge in modo convenzionale con qualche lungaggine di troppo, soprattutto nel finale. I colpi di scena non sono molto efficaci e non mi hanno sorpreso. Ci sono, come per il precedente film, alcuni rimandi ai vecchi film di Jurassic Park, ma vengono trattati come momenti per i fan, e non sono significativi per l’evolversi della storia.

Nella parte conclusiva del film Bayona inserisce i dinosauri in uno scenario diverso che non avevamo mai visto prima, gli interni di una antica villa. Un’idea un po’ horror che poteva essere interessante ma alla fine risulta non particolarmente efficace e addirittura cade nel trash nelle sequenze dell’asta dei dinosauri.

Gli attori fanno un lavoro discreto ma nessuno spicca per particolare bravura anche perché sembra proprio ci sia poco margine di manovra vista la sceneggiatura. Bryce D. Howard e Chris Pratt confezionano comunque una prova discreta.

In conclusione mi sento di consigliare Jurassic World – Il regno distrutto solo a chi cerchi un film per passare un paio d’ore di distrazione senza impegno.

Elysium

Adrenalinico sci-fi firmato dal regista di District 9

Elysium è un film del 2013 diretto da Neill Bomkamp.

Los Angeles, 2154. La maggior parte dell’umanità vive in condizioni di povertà e privazione. Il pianeta è desertificato a causa dell’inquinamento e i rifiuti sono sparsi in ogni dove. I più ricchi hanno da tempo abbandonato il pianeta trasferendosi su Elysium, una stazione spaziale in orbita attorno alla Terra, un Eden dove la tecnologia ha permesso una vita idilliaca e la cura di ogni tipo di malattia.

L’operaio Max da Costa vive in una baracca nei dintorni di LA e cerca di guadagnarsi da vivere lavorando nella fabbrica di droidi locale. Un giorno viene coinvolto in un incidente e gli rimangono pochi giorni di vita. L’unica speranza di salvarsi è raggiungere Elysium per essere curato.

Elysium è il secondo lavoro registico del sudafricano Neill Blomkamp ( District 9, Humandroid ). Un film di fantascienza che racconta una storia classica di riscatto. Max da Costa interpretato da un bravo Matt Damon è il classico protagonista sfortunato e povero che vive una vita ricca di ingiustizie. Nei guai con la legge, cerca di rigare dritto lavorando duramente nella fabbrica locale, ma rimane vittima della prepotenza di un suo superiore e viene coinvolto in un incidente mortale.

Dopo aver saputo di avere solo pochi giorni di vita, Max avrà il coraggio di rischiare il tutto per tutto per raggiungere Elysium e riscattarsi come uomo.

Elysium

Elysium è un film realizzato molto bene, Blomkamp confeziona un blockbuster in grado di trasmettere allo spettatore messaggi classici propri del genere fantascientifico moderno. L’ingiustizia sociale, il divario ricchi e poveri sono i focus di maggior interesse per il regista sudafricano. Un argomento sempre ricco di spunti e paralleli con la situazione contemporanea, che Blomkamp aveva anche trattato nel precedente film District 9.

In questo scenario Blomkamp inietta forti dosi di azione adrenalinica con combattimenti corpo a corpo all’arma bianca o con fucili al laser fantascientifici. Il risultato è un mix originale che contraddistingue questo autore rispetto ad altri del genere fantascientifico.

Elysium è realizzato tecnicamente bene. Fotografia, effetti speciali, scenografie sono di primo livello. Le scene d’azione sono concitate ma sempre chiare e coinvolgenti. Alcune sequenze sono visivamente memorabili come la scena delle navi clandestine con i “migranti” che cercano di sbarcare su Elysium, una versione fantascientifica dei battelli che trasportano oggi molti emigranti attraverso il mare.

Il film può contare anche sulle buone prove degli attori comprimari tra i quali ricordo Jodie Foster che interpreta la dispotica ministra della difesa di Elysium, e Sharlto Copley il sicario incaricato di eliminare Max.

Consiglio Elysium agli amanti dei film d’azione fantascientifici e a quanti apprezzino il cinema del regista Blomkamp.

Harry Potter e la camera dei segreti

Harry Potter dovrà venire a capo di un mistero che si nasconde tra le mura di Hogwarts

Harry Potter e la camera dei segreti è un film del 2002 diretto da Chris Columbus.

Harry Potter torna ad Hogwarts per il secondo anno della scuola di magia, ma già prima di partire incontra un misterioso elfo domestico, Dobby, che fa di tutto per dissuaderlo dal tornare nell’amato castello. Arrivato ad Hogwarts Harry sarà coinvolto in misteriose e oscure magie che colpiranno i suoi amici e i compagni di corso. Sembra che nel castello si nasconda una misteriosa camera dei segreti e al suo interno dimori un essere mostruoso…

Harry Potter e la camera dei segreti è il film tratto dal secondo libro della saga di Harry Potter, creata da J.K. Rowling.
Questo secondo film dedicato al famoso aspirante mago di Howgarts, è per molti versi simile al precedente. Dopo aver introdotto il mondo magico e aver presentato i personaggi principali nel primo capitolo, questa nuova avventura porta lo spettatore nel bel mezzo dell’azione che ha tutta l’aria di essere ricca di intrighi e misteri veramente magici.

La camera dei segreti è un film realizzato bene, la cura delle scenografie, le ambientazioni e gli effetti speciali sono di ottimo livello. Ho notato anche alcuni miglioramenti rispetto a La pietra filosofale, soprattutto per gli effetti visivi che in questo film sono ancora più elaborati e spettacolari.

Chris Columbus conferisce un’atmosfera più dark al film rispetto al precedente La pietra filosofale e rende bene la minaccia che si sviluppa nella scuola di magia. Il clima di sospetto e incertezza che serpeggia intorno alla figura di Harry Potter viene reso con un crescendo che esprime tutta l’ambigua del protagonista, legato suo malgrado alla figura di Voldemort.

Gli attori sono calati ancor meglio nella parte, ho trovato buone le performance in particolare di Daniel Radcliffe che interpreta Harry, Alan Rickman per Severus Piton e Kenneth Branagh, l’egocentrico mago Gilderoy Allock. Anche gli altri protagonisti sono azzeccati e confezionano una buona prova in generale.

Le cose che mi sono piaciute meno sono la lunghezza del film che a mio parere è eccessiva. Ci sono alcune parti che potevano essere tagliate per snellire la narrazione. Allo stesso modo il film cade in alcuni momenti ripetitivi che avevamo già visto ne La pietra filosofale e che potevano essere tralasciati.

In conclusione, penso che La camera dei segreti sia un buon film di Harry Potter anche se non rimane tra i miei preferiti della serie.

Parasite

Una storia come metafora delle disparità sociali nella società di oggi

Parasite è un film diretto da Bong Joon-ho nel 2019

La famiglia Kim vive di espedienti in uno dei quartieri poveri di Seoul, in uno sporco appartamento seminterrato. Una sera Ki-woo, il figlio maschio della famiglia, incontra un suo amico che gli offre la possibilità di sostituirlo per dare ripetizioni alla giovane figlia della famiglia Park, una delle più ricche della città. Il giovane accetta e una volta ottenuta la fiducia della madre della figlia comincia ad elaborare uno stratagemma per inserire anche gli altri membri della famiglia alle dipendenze dei Park.

Parasite è l’acclamato ultimo film diretto dal cineasta sud coreano Bong Joon-ho. Il lungometraggio è risultato vincitore, tra i numerosi altri premi, della Palma d’Oro a Cannes 2019 e degli Oscar come Miglior Film Straniero e Miglior Film alla cerimonia degli Oscar 2020.

La famiglia Kim

Ero scettico riguardo a questo nuovo film del regista coreano perché non avevo apprezzato più di tanto il suo precedente Snowpiercer. Al di là delle riserve che avevo, e considerando i giudizi entusiasti che ho avuto modo di leggere su riviste e testate online, ho comunque deciso di vedere il film, sperando che mi avrebbe soddisfatto.

Devo ammettere che Parasite merita molti degli elogi che gli sono stati fatti.

La storia è efficace ed è supportata da una sceneggiatura più che buona. Rispetto a Snowpiercer, ho trovato la trama più coerente e più semplice da seguire. Bong Joon-ho non rinuncia al suo stile ma le scene d’azione e al rallentatore sono più calibrate e questo, secondo me, rende il film più godibile.

Le vicende che vengono narrate sono intrecciate in un labirinto di situazioni che portano ad un finale aperto. Tra i vari messaggi che il film veicola è chiaro che Bong Joon-ho abbia un forte interesse per la disparità sociale, le dinamiche antropologiche che governano la società coreana e più in generale quella occidentale. In Snowpiercer questi temi erano già presenti, i vagoni del treno dividevano proprio fisicamente le classi più abbienti da quelle più povere.

In Parasite questa divisione è invece declinata in altezza, i ricchi stanno in alto, nel lussuoso quartiere bene di Seoul, i poveri in basso. All’interno di ogni ambiente, di ogni stanza che vediamo nel film ci sono sempre più dimensioni, c’è sempre qualcuno più in basso o più in alto dei protagonisti.

Il salotto dell’incredibile casa della famiglia Park

Il film miscela vari generi passando dalla commedia nera, al drammatico, al thriller, all’ horror. Un mix che a prima vista potrebbe sembrare caotico, in realtà Bong Joon-ho questa volta ha fatto le cose bene e la pellicola ne guadagna in ricchezza e dinamicità.

Parasite si nota poi per una regia maniacale e tecnicamente perfetta. Ogni inquadratura è ricca di significati nascosti che arricchiscono ancora di più la visione. La fotografia è eccellente. Le ambientazioni della casa dei ricchi nel quartiere lussuoso di Seoul sono splendide e girate benissimo, le scene ambientate nel quartiere povero a casa dei Kim sono eccellenti con alcuni momenti memorabili che non svelerò qui.

Gli attori sono tutti efficaci e ottimamente scelti, tra i tanti mi hanno colpito soprattutto le performance di Song Kang-ho, già comparso in Snowpiercer e di Park So-dam.

In conclusione mi sento di consigliare sicuramente Parasite come film da vedere.