Step Up

Due giovani molto diversi riscoprono insieme la magia del ballo

Step Up è un film del 2006 diretto da Anne Fletcher.

Dopo aver vandalizzato con dei suoi compagni una sala della Maryland School of Arts, Tyler Gage un adolescente sbandato dedito a piccoli crimini, viene condannato dal giudice a scontare la pena nella stessa scuola facendo le pulizie. Durante un turno, un giorno, incontra la studentessa Nora Clark , una giovane ballerina di danza classica che cambierà la sua vita.

Il film di Anne Fletcher racconta la storia di due giovani, appartenenti a realtà molto diverse. Tyler è nato e vissuto “sulla strada”, dedito all’hip hop e alla breakdance. Nora, giovane ballerina appartenente ad una famiglia benestante per tutta la vita sogna di essere scritturata in una compagnia di ballo. Due mondi lontani che trovano un punto d’incontro nell’energia del ballo, proprio come Fletcher ci suggerisce con un montaggio alternato all’inizio del film, dove le movenze delle ballerine e i passi dell’hip hop si somigliano.

I due protagonisti sembrano inconciliabili, ma la danza classica e l’hip hop fanno muovere i corpi e le anime, trasformando Nora e Tyler in compagni affiatati. Il loro talento risplende con la prosecuzione del film e alla fine nasce prevedibilmente l’amore.

Step Up in fondo racconta una classica storia di due giovani che costruiscono il loro futuro, tra speranze, errori e prese di coscienza. Tutto ciò viene reso in maniera semplice e verosimile, senza sganciare il film da una plausibile realtà. Questo a mio parere è uno dei pregi del film che non porta lo spettatore troppo lontano da un possibile quotidiano.

Le tematiche affrontate da Step Up non sono comunque originali, simili sviluppi si possono trovare in film come Dirty Dancing o Save the Last Dance. Tuttavia Step Up rimane un film godibile ed efficace che trasporta lo spettatore sulla pista da ballo al ritmo di musiche coinvolgenti ed orecchiabili.

I numeri di danza sono tutti ben coreografati e realizzati. Dal punto di vista tecnico il film è ben montato e la regia è al servizio dei protagonisti, con alcune scene spettacolari. Nora, interpretata da Jenna Dewan è instancabile e adatta nella parte della giovane ballerina. Channing Tatum è bello quanto basta per far impazzire le teenagers e gli si perdona anche una certa mancanza di espressività.

Step Up è stato seguito da altri quattro film: Step Up 2 – La strada del successo, Step Up 3D, Step Up Revolution, Step Up All in.

Alien: Covenant

Il seguito di Prometheus, secondo film dedicato alle origini di Alien

Alien: Covenant è un film del 2017 diretto da Ridley Scott.

Anno 2104. La nave spaziale Covenant è in viaggio verso il pianeta Origae-6. Scopo della missione è trovare un nuovo mondo per 2000 coloni tenuti in criostasi.

Durante il viaggio l’astronave viene danneggiata da una tempesta di neutrini, il comandante e alcuni coloni rimangono uccisi. L’equipaggio rimanente, si mette all’opera per riparare l’astronave. Durante le attività di aggiustamento della nave uno degli astronauti in attività extra-veicolare capta un misterioso messaggio proveniente da un pianeta vicino…

Alien: Covenant è il seguito di Prometheus e fa parte del ciclo di film che raccontano le origini di Alien.


Mi aspettavo che Covenant fosse fortemente collegato al precedente film essendo un sequel, in realtà la storia ci presenta nuovi protagonisti e una nuova missione slegata dalle vicende di Prometheus. Questo potrebbe lasciare spiazzati più di qualche spettatore e a mio parere è uno dei difetti del film. Dove sono finiti l’androide David e la dottoressa Elizabeth Saw che avevamo lasciato alla fine di Prometheus? Covenant risponde a questa domanda in maniera sbrigativa e non molto efficace ai fini della storia.

Non sarebbe un problema se Covenant avesse introdotto una nuova storia e nuovi personaggi forti, non mi ritengo un fan dei sequel a tutti i costi e si può fare un buon seguito anche non seguendo le direttrici già tracciate dalla storia precedente ( vedi per esempio Aliens ). Covenant tuttavia non è in grado di proporre una storia interessante.

Il film ha in ogni caso alcuni aspetti positivi. Si apprezzano le buone scenografie, la fotografia e gli effetti speciali molto curati. La regia è in generale buona anche se da Ridley Scott ci si aspetterebbe qualcosa di più. Le sequenze all’interno dell’astronave Covenant non sono girate molto bene. I protagonisti  membri dell’equipaggio non vengono valorizzati minimamente e confesso che verso la fine del film mi ero totalmente dimenticato di alcuni di loro.

I difetti di Covenant sono evidenti. Poco sopra ho accennato alla storia non molto interessante, nel film non succede praticamente niente di nuovo rispetto a quello che già sapevamo da Prometheus. Sembra quasi che Scott abbia voluto realizzare un film per i fan, non curandosi più di tanto di inserire spunti e idee originali. Molte sequenze e sviluppi di trama cadono nel già visto.

I protagonisti non sono memorabili, si salva forse solo Michael Fassbender che in questo film ha il duplice ruolo dell’ androide David e Walter. L’attore se la cava bene e dopo Prometheus è l’unico personaggio un minimo interessante in questa nuova saga. Tutti gli altri protagonisti hanno ruoli anonimi e del tutto dimenticabili, la causa è da attribuirsi anche alla sceneggiatura debole che non aiuta a rendere i personaggi incisivi.

La figura dello Xenomorfo non viene ulteriormente approfondita. In Prometheus avevamo compreso che in realtà l’alien era un’arma di distruzione di massa prodotta dagli Ingegnieri per sterminare gli umani, non si sapeva perché l’aveano prodotto e per quale motivo odiassero l’umanità. Questa scoperta aveva gettato una nuova luce su queste creature misteriose e poteva essere una traccia da approfondire ulteriormente in questo film.

In Covenant non ci viene spiegato nient’altro e gli alieni tornano ad essere solo un pretesto per scene splatter sempre più disgustose.

Alla fine non mi è rimasto molto di questo film, a parte alcune belle inquadrature dove Scott vuole esplicitamente citare 2001: Odissea nello spazio. Scene in ogni caso fini a se stesse che non lasciano molto allo spettatore.

Alla fine non mi sento di consigliare Alien: Covenant a tutti, lo suggerirei solo ai fan della saga di Alien.

 

Prometheus

Il primo film sulle origini di Alien

Prometheus è un film del 2012 diretto da Ridley Scott

2089, Scozia, isola di Kyle. In una grotta vengono trovate misteriose incisioni rupestri. I murale indicano una possibile costellazione dove vivrebbe una misteriosa razza aliena responsabile della creazione dell’uomo. Nel 2093 una missione di ricerca a bordo della nave spaziale Prometheus viene inviata in una delle luna della costellazione, la LV-233 per cercare di entrare in contatto con questi misteriosi esseri.

Prometheus è il primo di una serie di film che vogliono raccontare le origini di Alien, il classico di fantascienza/horror diretto da Ridley Scott nel 1979. Attualmente i film precedenti alle vicende di Alien sono due, Prometheus e Alien: Covenant, uscito in sala nel 2017.

Prometheus uscì nel 2012 e ricordo che andai a vederlo al cinema all’epoca. Il film non ha incontrato il favore della critica ed è stato bocciato da molti recensori. Personalmente non penso che Prometheus sia un capolavoro e non lo metterei al pari di Alien. Ritengo che sia un buon film di fantascienza con alcune efficaci intuizioni, in generale la storia e lo svolgimento sono nella media di altri film dello stesso genere.

Secondo me molte critiche sono nate da aspettative mal riposte. Prometheus è un film diverso da quello che abbiamo visto nella saga di Alien, atmosfere e vicende non sono quelle dello storico film di Scott. La pellicola ci introduce in scenari affascinanti, proprio come un film di esplorazione spaziale dovrebbe fare. La storia porta i protagonisti a confrontarsi con vari quesiti filosofici universali:

Da dove veniamo? Siamo soli nell’universo? Esiste Dio? Quale sarà in futuro il ruolo dell’Intelligenza Artificiale? Prometheus è denso di interrogativi e stimola la riflessione.

La tensione che si respira in tutta la prima parte della pellicola è molto efficace. Quando i protagonisti si recano all’interno di misteriose costruzioni aliene e cominciano a scoprire chi siano questi esseri chiamati Ingegneri, sentiamo con loro lo stupore e la preoccupazione per i possibili pericoli che possono incontrare dietro l’angolo ma anche l’eccitazione per il fatto di trovarsi in un territorio inesplorato.

Le scenografie sono ben curate, gli scenari della luna LV-233, le riprese nello spazio e nell’astronave Prometheus sono fantastiche. Gli effetti speciali e sonori sono realizzati con grande cura, tutte le scene spaziali e i momenti di azione sono molto spettacolari e ottimamente girati.

Il film può anche contare su attori di un certo livello e su performance buone. Tra i protagonisti spicca Noomi Rapace che interpreta la dottoressa Elizabeth Shaw. Michael Fassbender che impersona benissimo l’androide David. Charlise Theron che è la glaciale e determinata responsabile della missione Meredith Vickers, Idris Elba il capitano del Prometheus e Guy Pearce nella parte del vecchio e avido inventore Peter Weyland.

In conclusione considero Prometheus come un buon film di fantascienza e mi sento di consigliarlo soprattutto agli amanti della saga di Alien.

Terminator 2 – Il giorno del giudizio

Buon sequel del classico di fantascienza Terminator

Terminator 2 – Il giorno del giudizio è un film del 1991 prodotto e diretto da James Cameron.

1995, John Connor è un ragazzino e vive con i tutori a Los Angeles. Dal futuro viene inviato un nuovo Terminator, il T-1000 incaricato di uccidere John. La stessa notte un altro cyborg viaggia nel tempo, è un T-800 riprogrammato, incaricato di proteggere il ragazzo e distruggere il T-1000.

Terminator 2 è il sequel del celebre film di James Cameron del 1984. Il seguito del famoso classico di fantascienza è stato un grande successo di pubblico e ha vinto 4 premi Oscar (miglior sonoro, miglior trucco, migliori effetti speciali visivi e migliori effetti speciali sonori).

Il giorno del giudizio è un film simile per certi aspetti al suo predecessore negli elementi essenziali della trama, il classico thriller d’inseguimento tra gli umani e il cyborg assassino.

Per altri aspetti se Terminator era un film cupo, essenziale e asciutto nella messa in scena e nello sviluppo della vicenda, Terminator 2 è un film più ricco, più ambizioso nelle scenografie e con effetti speciali più spettacolari. Grazie ad un budget molto elevato (95 milioni di dollari), James Cameron preme sull’acceleratore degli effetti introducendo il T-1000, un cyborg di metallo liquido in grado di assumere qualsiasi forma. Il personaggio interpretato dall’attore Robert Patrick, è spaventoso e allo stesso tempo curioso per come è capace di trasformarsi durante il film.

Arnold Schwarzenegger torna a vestire i panni del famoso T-800 questa volta dalla parte dei buoni, con l’aggiunta di una buona dose di ironia il Terminator diventa più umano e meno meccanico.

John Connor e il T-800 in una scena del film

John Connor interpretato da Edward Furlong e Sarah Connor da Linda Hamilton confezionano una performance convincente. Impressionante la trasformazione fisica e mentale del personaggio di Sarah Connor, da spaventata giovane ragazza protagonista del primo film, a esperta e determinata in versione action.

Il punto centrale di Terminator 2 resta il rapporto tra il T-800 e il giovane John Connor e questa è forse la parte più interessante. La pellicola gioca molto sulle interazioni di questi due personaggi e nel complesso le scene che vedono i due protagonisti in azione sono piacevoli.

T2 non è comunque privo di difetti, la formula dell’inseguimento sembra già in questo secondo film monotona. Gli effetti speciali sono belli ma alla lunga possono stancare se la storia si ripete. Nell’epilogo lo scontro tra i due Terminator assomiglia molto al finale del primo film, a mio parere.

In conclusione considero Terminator 2 un buon film di fantascienza, con alcuni momenti memorabili. Lo consiglio in particolare agli appassionati di questa saga e agli amanti del cinema di James Cameron.

Titanic

Il Titanic di Cameron, una riuscita miscela di spettacolarità ed emozioni

Titanic è un film scritto e diretto da James Cameron, uscito nelle sale nel 1997.

1912. Rose e Jack, due giovani che si incontrano e si innamorano durante il viaggio inaugurale del Titanic, la nave transatlantico più grande all’epoca. Rose è una giovane di famiglia benestante promessa ad un ricco imprenditore di nome Cal. Jack è un vagabondo con la passione per il gioco d’azzardo. Il loro amore sboccerà inaspettato ma, un destino tragico attende i due amanti.

Titanic è forse il miglior film del regista James Cameron. Una storia d’amore classica è l’intreccio principale che si svolge sullo sfondo della nota storica tragedia del transatlantico RMS Titanic.

Cameron riuscì con questo film a realizzare una delle pellicole più popolari e di successo della storia del cinema contemporaneo, attualmente al secondo posto come incasso globale. Il film vinse la bellezza di 11 Oscar tra cui miglior regia, miglior film, miglior fotografia, miglior scenografia, miglior montaggio.

I meriti del regista sono tanti. Uno su tutti l’aver avuto una grande visione ed averla portata a compimento, immergendosi nelle profondità marine per scoprire che cosa fu davvero questa nave. La prima parte del film fa vedere alcune scene del vero relitto che Cameron andò a studiare per realizzare il film.

Titanic è un film grande in molti sensi, ambizioso, costoso, spettacolare ed emozionante. Cameron miscela in maniera equilibrata il melodramma in un disaster movie avventuroso.

Il risultato è una pellicola riuscita, adatta per un pubblico generalista ma anche ricercata per l’ottima resa tecnica per le sontuose scenografie, la fotografia e gli effetti speciali. Difficile non rimanere coinvolti nella storia d’amore tra Rose e Jack, due anime diverse tra loro e tra cui sboccia una passione travolgente. Un Romeo e Giulietta sull’oceano, la vicenda è piena di cliché come ci si potrebbe immaginare, ma è proprio questo suo essere tradizionale a farla aderire così bene agli archetipi classici e a renderla quindi efficace e godibile.

Rivisto oggi a più di 20 anni dall’uscita Titanic suscita ancora quelle emozioni e coinvolge come una volta. Le prove degli attori tra cui spiccano quelle dei due protagonisti Kate Winslet e Leonardo di Caprio, sono tutte più che buone.

Il film comunque non è privo di difetti, la lunghezza della pellicola è uno di questi. Tre ore e quindici minuti sono tanti, seppur il film sia ottimamente montato e con il giusto ritmo, poteva essere accorciato di una ventina di minuti.

Dal punto di vista tecnico Titanic è veramente realizzato bene. Tutta la seconda parte del film e il finale con l’affondamento del transatlantico sono le parti più spettacolari. Qui James Cameron sfodera tutta la sua capacità di produrre grandi sequenze dinamiche e adrenaliniche. Si nota la grande perizia tecnica e l’incredibile lavoro di effetti speciali (Industrial Light & Magic), uniti ad una regia ottima, che rendono gli ultimi momenti del Titanic da brividi.

Una menzione va anche fatta alle musiche, composte da James Horner. Il brano di Céline Dion My Heart Will Go On diventò il brano simbolo della cantante e uno dei singoli di maggior successo di tutti i tempi.

In conclusione mi sento di consigliare senza dubbio Titanic.

Se vi è piaciuta questa piccola recensione e se desiderate leggere ancora di James Cameron, di seguito segnalo i film di fantascienza che ho già recensito.

Terminator, Terminator 2 – Il giorno del giudizio, Aliens- Scontro finale, Avatar.

Armageddon

Stucchevole, roboante e patriottico blockbuster campione d’incassi

Armageddon è un film del 1998 diretto da Michael Bay.

Un asteroide gigantesco sta per colpire la Terra. L’ultima speranza dell’umanità è riposta in 2 gruppi di coraggiosi uomini che dovranno arrivare sull’asteroide, trivellarne la superficie e calare un ordigno nucleare per far saltare in aria la minaccia prima che colpisca la Terra.

Un giorno curiosando su IMDB ho notato che questo film catastrofico girato da Michael Bay è apprezzato dal pubblico e ha una media di 6.7 tra i voti degli utenti. Sorpreso dal responso favorevole ho deciso di scrivere due considerazioni riguardo a questo film.

Armageddon potrebbe funzionare come una commedia, ma il film in realtà si prende molto sul serio soprattutto nella seconda parte.

I nostri protagonisti sono dei veri eroi fin dall’inizio come continua a ripeterci il regista. Poco importa che combinino solo disastri, siano presuntuosi, incapaci e passino la maggior parte del tempo a urlare assurdità.

Un film di Michael Bay non è tale senza una buona dose di stucchevole patriottismo e qui ne abbiamo a profusione. Gli americani sono gli unici salvatori del mondo e tutti gli altri paesi restano a guardare in attesa del compimento della grande impresa.

Il film procede per accumulo di esplosioni e caos, il risultato è a tratti inguardabile. I personaggi non vengono approfonditi, e vivono di stereotipi, c’è il capo tutto d’un pezzo, il buono con un passato difficile, il giovane avventato ma capace ecc ecc.

Stendiamo poi un pietoso velo sul personaggio del cosmonauta russo. Un ruolo che più stereotipato di così non si può (se volete vedere un buon film con protagonisti cosmonauti sovietici guardate Il tempo dei primi o Salyut 7).

La NASA viene dipinta come una organizzazione composta da persone che fanno scelte insensate. Truman, il capo, interpretato da Billy Bob Thornton, prende decisioni incredibili senza pensare alle conseguenze, dando una pessima immagine a tutto il programma spaziale.

I tecnici e gli ingegneri sono rappresentati come degli incapaci che attendono l’arrivo dell’ eroe di turno che risolva magicamente qualsiasi problema.

Dal punto di vista tecnico il film si nota per i grandi effetti speciali, anche realizzati discretamente per essere un film del 1998. Tuttavia l’eccesso di esplosioni e il rumore visivo non permettono di apprezzare più di tanto anche questo aspetto del film.

Curiosità

Nel film le scene al centro di controllo della NASA sono state effettivamente girate al Johnson Space Center di Huston e si vedono per qualche attimo la stanza di controllo delle missioni Apollo, i motori del Saturn V e lo Space Shuttle.

La sequenza del dialogo tra Harry Stamper e Grace è stata girata nel complesso 34, sito memoriale della tragedia dell’Apollo 1.

In Armageddon ci sono anche alcune citazioni di film che vale la pena riscoprire:

Uomini veri

Il dottor Stranamore,ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba

Star Wars

Non mi sento di dire altro su questo film, veramente di basso livello. In conclusione non consiglio Armageddon, meglio guardare uno dei film citati poco sopra.

Sunshine

Una missione spaziale per riaccendere il Sole

Sunshine è un film di fantascienza diretto da Danny Boyle nel 2007.

Anno 2057. Il sole si sta spegnendo e l’umanità rischia l’estinzione su una Terra congelata. Un’astronave con otto astronauti a bordo viene inviata verso la stella, la sua missione sarà quella di avvicinarsi quanto basta per sganciare un ordigno nucleare e provare così a riaccendere il Sole. Le cose non andranno come previsto…

Sunshine è un film che vidi poco dopo la sua uscita, nel lontano 2008. Era un lungometraggio sci-fi popolare tra i miei amici dell’epoca, e molte persone che conoscevo lo avevano visto. Rivisto oggi, a più di 10 anni di distanza, devo ammettere che mi era piaciuto molto di più all’epoca.

Il film di Danny Boyle ha diversi pregi ed altrettanti difetti. Alla fine della visione mi sono sentito triste e annoiato. Sunshine è un’occasione mancata secondo me, per vari motivi.

Dal punto di vista visivo il film è ottimo, gli effetti speciali e la fotografia sono realizzati bene e si nota una certa ricerca estetica. Le riprese dell’astronave con questo enorme scudo tondo, la contrapposizione tra la luce accecante del sole e l’oscurità totale dello spazio, il design di alcuni ambienti come l’osservatorio, sono tutte cose che mi hanno favorevolmente colpito.

Il film a mio parere regge soprattutto nella prima parte, dove ci vengono presentati i membri dell’equipaggio, gli ambienti claustrofobici dell’astronave, e la missione.

Sunshine dalle premesse si presenta bene e ci si aspetterebbe un secondo tempo altrettanto ben fatto. Dopo metà, tuttavia, il film vira verso l’horror con una conclusione che sinceramente mi ha lasciato deluso. Gli espedienti e i problemi che l’equipaggio deve affrontare durante la missione sono tutti poco credibili e poco realistici e sembrano più dei pretesti per eliminare la maggior parte dei protagonisti durante lo svolgimento del film.

Il cattivo, l’astronauta Pinbacker, sfigurato e quasi alieno, nella sua follia dice di aver parlato con Dio ed è deciso ad eliminare tutti gli astronauti. Francamente un personaggio debole che sembra una sorta di Alien inserito nella sceneggiatura perché era necessario avere un cattivo sennò il film non sarebbe andato da nessuna parte.

Alla fine, la solennità della colonna sonora, sembra non essere sufficiente a coprire un finale vuoto e poco interessante. Forse Danny Boyle voleva concludere il film alla 2001: Odissea nello spazio, facendo vedere il protagonista che tocca il Sole poco prima dell’esplosione finale, ma francamente non l’ho trovato molto riuscito.

In conclusione penso a Sunshine come a un film non particolarmente interessante, con alcune belle sequenze visive.

Starman

L’astronauta Luca Parmitano torna sulla Stazione Spaziale Internazionale

Starman è un documentario del 2020 diretto da Gianluca Cerasola.

Starman racconta la preparazione dell’astronauta italiano Luca Parmitano per la missione Beyond che si è svolta sulla Stazione Spaziale Internazionale nel 2019.

Starman racconta alcune fasi dell’addestramento per la Spedizione 60/61 dell’astronauta Parmitano sulla ISS. La preparazione per una missione spaziale di lunga durata è un processo lungo al quale gli astronauti si sottopongono per anni e che si conclude con il lancio del razzo Soyuz dal cosmodromo di Bajkonur che porterà gli astronauti sulla stazione spaziale.

Il documentario non approfondisce molto gli aspetti della preparazione dell’astronauta Parmitano. Il regista Gianluca Cerasola preferisce far vedere una carrellata di varie situazioni di addestramento che coinvolgono Luca, senza approfondire nessuna di queste. Alla fine si ha quindi una vaga impressione di che cosa sia tutto il processo di addestramento degli astronauti di oggi.

Un vero peccato perché ci sarebbe stato tantissimo da dire a riguardo. Non solo sulla preparazione, ma anche sugli esperimenti scientifici che Parmitano avrebbe seguito in orbita.

Stemma delle spedizioni 60 e 61 sulla ISS

Un’altra parte del documentario è dedicato a raccontare alcuni momenti della vita privata dell’astronauta, in particolare il rapporto con la sua famiglia e le inevitabili implicazioni che una carriera di questo tipo ha sugli affetti. Anche in questo caso Cerasola non va in profondità e non ci permette di capire molto del protagonista.

In questa parte capiamo che Luca oltre a essere un padre premuroso, una persona ambiziosa e capace, è un appassionato di triathlon e lo vediamo intento nella preparazione del suo primo Ironman.

Alla fine non ho apprezzato particolarmente questo documentario, proprio perché a mio parere manca un qualsiasi approfondimento della figura del protagonista e del suo contesto.

In alcuni momenti ho avuto l’impressione che Starman sia stato realizzato nei ritagli di tempo e senza una particolare cura da parte del regista.

Immagino che ci siano stati pochi momenti in cui Luca Parmitano aveva la disponibilità per parlare e dire qualcosa riguardo alla sua missione, sommerso come doveva essere dai mille impegni dell’addestramento.

Il risultato a mio parere è deludente soprattutto per gli appassionati di spazio.

Ultimatum alla Terra

Klaatu, il misterioso alieno giunto dallo spazio ha un messaggio per tutta l’umanità

Ultimatum alla Terra è un film del 1951 diretto da Robert Wise.

Una misteriosa navicella extraterrestre atterra a Washington. L’ alieno al comando della nave chiede di riunire tutti i rappresentati del mondo per annunciare un importante messaggio a tutta l’umanità. L’extraterrestre si scontra con la diffidenza e l’ostilità dei rappresentati locali che sostengono che sia impossibile riunire tutti i capi politici del mondo a causa del clima di ostilità dovuto alla Guerra Fredda.

Ultimatum alla Terra è un classico film sci-fi anni ’50. Interessante e ben scritto. Il film di Robert Wise spicca anche per la buona realizzazione tecnica, mostrando notevoli effetti speciali e suggestive scenografie. La navicella spaziale di Klaatu, l’extraterreste inviato dalla Confederazione Galattica per comunicare con la Terra è un classico del genere fantascientifico. Memorabile il design costituito da linee pulite e nette.

Il film si gioca tutto sulla tensione e sulla suspense creata dall’arrivo dell’extraterrestre in città. Fino alla fine del film non si sa esattamente quali siano le intenzioni di Klaatu, il misterioso visitatore alieno. L’extraterrestre indossa abiti umani e si fa chiamare signor Carpenter, per meglio arrivare ai propri scopi. Chiede alloggio presso un affittacamere e fa amicizia col giovane nipote della famiglia che gestisce gli affitti.

Klaatu arriva sulla Terra

La curiosità di Carpenter nel cercare di comprendere i comportamenti e le logiche umane si contrappone al fatto che l’extraterrestre è giunto sulla Terra con un robot che aspetta a guardia dell’astronave, chiamato Gort. Questa creatura è dotata di illimitati poteri e potrebbe facilmente distruggere la Terra. In più occasioni siamo portati a credere che Klaatu / Carpenter stia per liberare l’illimitato potere distruttivo che possiede.

La suspense è anche ben supportata dalle musiche composte da Bernard Hermann ( già compositore per autori come Hitchcock e Welles ), che completano l’atmosfera angosciosa del film.

In conclusione, consiglio sicuramente Ultimatum alla Terra a quanti siano interessati alla fantascienza anni ’50.

Jurassic Park

Il parco dei dinosauri, immaginato nel romanzo di Crichton e creato da Spielberg per il cinema

Jurassic Park è un film del 1993 diretto da Steven Spielberg.

Il ricco magnate John Hammond costruisce in un’isola al largo della Costa Rica un parco naturalistico che ospita i dinosauri. Gli esemplari, ricreati grazie all’ingegneria genetica, dovrebbero costituire l’attrazione più importante. Prima dell’inaugurazione, Hammond decide di invitare una coppia di paleontologi, un matematico e un avvocato per mostrare in anteprima le stupefacenti attrazioni. Le cose non andranno come previsto.

Jurassic Park è un classico degli anni ’90, realizzato da Steven Spielberg e basato sull’omonimo romanzo di Michael Crichton. Come molti altri bambini all’epoca, ricordo che vidi il film in VHS e mi piacque, ricco come è di azione e sequenze spettacolari. Rivisto oggi ad oltre 25 anni di distanza, Jurassic Park rimane un buon film con pregi e alcuni difetti.

La storia scorre ed è sviluppata bene, la sceneggiatura è discreta. La suspence che Spielberg crea intorno ai dinosauri è funzionale e mantiene lo spettatore coinvolto per tutta la durata della pellicola. Lo sconcerto dei protagonisti che per la prima volta si trovano in contatto con questi animali preistorici, è reso bene.

Le scene d’azione nel complesso sono realizzate molto bene, Spielberg è noto per la sua particolare attenzione al dettaglio e per la sua indubbia abilità registica. Tra i momenti più iconici del film non si possono non ricordare i famosi passi del temibile Tyrannosaurus rex, che si riverberano in un bicchiere d’acqua appoggiato nel cruscotto di una delle jeep del parco, poco prima della sua apparizione sulla scena.

Gli effetti speciali del film furono realizzati dalla Industrial Light & Magic di George Lucas e furono sbalorditivi per l’epoca. Ancora oggi, nonostante gli anni, la computer grafica è di alto livello e non sfigura se paragonata a prodotti più recenti. Il merito è anche di un utilizzo intelligente di ambientazioni, effetti digitali e animatronic, questi ultimi utilizzati soprattutto per alcune scene ravvicinate dove venivano inquadrate solo parti degli animali.

Spielberg è stato anche intelligente nel mischiare spettacolarità e messaggio, la morale di Jurassic Park vuole avvertire verso un utilizzo fuori controllo delle tecnologie genetiche, che possono arrivare a produrre risultati sorprendenti, ma anche pericolosi.

Le iconiche musiche del film sono state composte da John Williams ed aggiungono la giusta nota di pathos ad alcune sequenze chiave del film.

Jurassic Park all’epoca ottenne 3 Oscar e fu un grande successo di pubblico, incassando in tutto il mondo più di 900 milioni di dollari. Furono prodotti due seguiti, Il mondo perduto – Jurassic Park (1997) e Jurassic Park III (2001).

In conclusione consiglio la visione di Jurassic Park a chi sia alla cerca di un buon film d’azione firmato Spielberg.