Recensione Ad Astra

Un viaggio interstellare, un percorso dentro se stessi

Il viaggio più significativo è spesso quello che avviene nell’interiorità, è questo uno dei punti centrali che il regista James Gray mette in scena in Ad Astra.

Il film racconta la storia di Roy McBride, maggiore dell’esercito USA, incaricato di completare una pericolosa missione che riguarda suo padre Clifford McBride. Scomparso venti anni prima mentre stava svolgendo degli studi nell’orbita di Nettuno, Clifford è disperso e nessuno sa se sia ancora vivo.
La sua stazione spaziale, a causa di un guasto, emana delle tempeste elettriche che stanno mettendo in pericolo la sicurezza della terra e di tutte le installazioni umane sulla Luna e su Marte. Roy viene incaricato di raggiungere Nettuno per mettere fine a questi pericolosi fenomeni.

Ad Astra è un film fantascientifico che illustra un’avventura umana classica inserendola in un contesto di viaggio spaziale. Lo fa tenendo sullo sfondo i tecnicismi e non approfondendo più di tanto i dettagli della missione del protagonista. Il film è più che altro un viaggio introspettivo negli spazi siderali. Un percorso nella psiche di Roy e nelle sue emozioni e il suo legame con il padre assente.

Molteplici sono le citazioni e i rimandi a classici della fantascienza, da 2001: Odissea nello spazio a Solaris per citarne alcuni. James Gray si concentra sull’aspetto emotivo e psicologico del protagonista. Questo taglio dato al film distingue e valorizza Ad Astra rispetto ai classici blockbuster americani a tema spaziale.

Roy McBryde in una scena del film

Brad Pitt confeziona una buona prova attoriale, il suo personaggio passa pian piano da distaccato e sicuro di sé a coinvolto e incerto man mano che si avvicina anche fisicamente al padre. James Gray inquadra ripetutamente il volto di Roy, che ci guida attraverso le sue reazioni e le sue sfide emotive, nel proseguire della sua avventura.

Il ritmo del film è lento e per tutta la durata della pellicola siamo accompagnati dalla voce fuori campo di Roy che esprime perplessità, dubbi o considerazioni su ciò che sta vivendo. Il montaggio unito ad una colonna sonora con ritmi lenti e minimali rende Ad Astra un film a tratti ipnotico.

Ad Astra è un film visivamente interessante grazie alla splendida fotografia di Hoyte van Hoytema ( già direttore della fotografia in Lei e Interstellar ) che valorizza colori e sfumature dei diversi scenari proposti, senza cadere nella monotonia. Ci si può veramente lasciare andare alla visione degli incredibili scenari spaziali e farsi stupire dalle note grigie e argentate del suolo lunare, o dai caldi riflessi dell’atmosfera del pianeta rosso.

La colonna sonora come già accennato è efficace e sottolinea i vari momenti del film con il giusto ritmo.

In conclusione, consiglio Ad Astra soprattutto agli amanti della fantascienza a tema filosofico/psicologico.

Recensione Star Wars: Episodio IV – Una nuova speranza

Il primo film di Guerre Stellari

Star Wars: Episodio IV – Una nuova speranza è un film del 1977 scritto e diretto da George Lucas.

L’impero galattico bracca l’alleanza ribelle per recuperare i piani di una misteriosa e micidiale arma offensiva, la Morte Nera. La principessa Leila nasconde queste preziose informazioni in un droide, R2-D2. Durante una roccambolesca fuga, il robot insieme alla sua dorata controparte C-1P8 atterrano sul pianeta Tatooine.

Episodio IV – Una nuova speranza altrimenti conosciuto semplicemente come Guerre Stellari prima dell’avvento dei prequel, è il primo film di Star Wars.

Scrivere di questo film è molto difficile, non solo perché si tratta di un lungometraggio importante nella storia del genere fantascientifico ( Star wars è fantasy o fantascienza? ) e del cinema moderno, ma anche perché è particolarmente ricco di spunti ed elementi interessanti che richiederebbero molto spazio per essere trattati. Mi limiterò a fare alcuni accenni per stimolare la curiosità del lettore.

Darth Vader ( a destra ) interroga un Ribelle

Una miscela inedita di influenze

La storia di Guerre Stellari è un vero mix di influenze che vanno dal western, al cinema del sol levante di Kurosawa, ai fumetti come quelli di Flash Gordon, al ganster movie e molte altro. Una miscela originale e curiosa ma che funziona incredibilmente bene.

Il merito è della sensibilità di George Lucas che mise insieme la propria visione in un soggetto che unisce personaggi all’apparenza inconciliabili. Tra i protagonisti troviamo una principessa, uno strano alieno peloso, un giovane pilota di astronavi e un apprendista cavaliere Jedi calati in un futuro fantascientifico rotto, sporco e polveroso. Un futuro che è in realtà nel passato come recita il famoso titolo “Tanto tempo fa in una galassia lontana lontana…”

Produzione e uscita del film nelle sale

Dalla scrittura alla realizzazione il passo non fu per niente breve, non solo per le difficoltà tecniche. Già durante la produzione più di qualche eminente regista e attore avevano espresso commenti negativi su questo film. Personalità come Francis Ford Coppola o il celebre attore Alec Guinness si dissero perplessi del risultato finale. George Lucas dovette passare attraverso uno stress enorme per concludere il suo film.

Dopo l’uscita nelle sale Star Wars divenne subito molto popolare.
La grande fama di Guerre Stellari è tra le altre cose dovuta alla sua ampia accessibilità. Star Wars è un film che introduce lo spettatore in un mondo complesso ma allo stesso tempo facile da fruire e adatto a tutti. La ricchezza delle creature e il design degli scenari dell’universo immaginato da Lucas hanno fatto storia e hanno contribuito alla sua popolarità essendo fortemente caratterizzate.

Il Millenium Falcon, inconfondibile nel suo iconico design

Storia e mitologia

Riguardato oggi, Guerre Stellari ha una trama convenzionale che suona già vista ad un pubblico di giovani o giovanissimi che lo guardino per la prima volta. Questo non deve trarre in inganno perché in realtà siamo di fronte ad un unicum per l’epoca in cui fu prodotto. Star Wars è oggi considerato uno spartiacque, uno dei film che inaugurò l’epoca dei lungometraggi commerciali che hanno poi monopolizzato il cinema odierno.

Uno dei punti che ha permesso uno sviluppo di successo è la mitologia che Guerre Stellari porta con sé.
L’epoca dei cavalieri Jedi, l’Impero Galattico, la Repubblica, tutti scenari che Lucas rese concreti quando girò i film prequel alla fine degli anni Novanta. Tuttavia nel 1977 erano solo echi di una mitologia che sarebbe stata e che ancora non si vedeva, tutto ciò rendeva il film ancora più affascinante.

Effetti visivi e sonoro

Dal punto di vista tecnico Guerre Stellari sposta in avanti i limiti degli effetti speciali negli anni ’70 e regala uno spettacolo visivo e sonoro di alto livello.

Il merito degli ottimi effetti è dovuto alla Industrial Light and Magic di Lucas che creò le sequenze d’azione con un misto di effetti pratici e modellini.

Nonostante i limiti dell’epoca ancora oggi il risultato è notevole. Guerre Stellari è un mirabile esempio di come si potessero aggirare gli ostacoli e i limiti della mancanza della moderna CGI. Anche senza l’ausilio della computer grafica le sequenze action sono ottime, nitide e integrate bene con il resto della pellicola.

Purtroppo con il tempo e le versioni speciali che sono uscite negli anni 2000, Lucas ha in parte vanificato questo risultato aggiungendo sequenze in computer grafica che stonano rispetto alle scene realizzate all’epoca.

Colonna sonora

Difficile non rimanere a bocca aperta sentendo le note dei famosi brani di Star Wars, oggi conosciuti in tutto il mondo. John Williams fu infatti incaricato da Lucas di scrivere la colonna sonora epica che accompagna ancora oggi i più recenti Episodi di questo universo.

In conclusione, non serve che lo scriva, consiglio questo film a tutti, sia agli amanti della fantascienza e non, proprio perché è una delle opere più interessanti nel cinema moderno.

Recensione Star Wars: Episodio III – La vendetta dei Sith

L’epico finale della trilogia prequel, la caduta di Anakin Skywalker al lato oscuro della Forza

Episodio III – La vendetta dei Sith è un film del 2005 scritto e diretto da George Lucas.

Dopo la sconfitta e l’uccisione del conte Dooku, Anakin e Obi – Wan sono impegnati a catturare il Generale Grevous. La Repubblica è in guerra e il misterioso Signore Oscuro dei Sith trama alle spalle del consiglio dei Jedi per rovesciare il governo e assumere il potere. Anakin nel frattempo è tormentato da un sogno premonitore che gli annuncia la morte della sua amata Padme.

Episodio III è il film che conclude la storia di Anakin Skywalker, il protagonista della trilogia prequel, e introduce Darth Vader ( o Darth Fener nella versione italiana), uno dei personaggi più iconici dell’universo di Guerre Stellari. Vader sarà infatti il principale antagonista della trilogia originale, realizzata da Lucas tra il 1977 e il 1983 con gli Episodi IV, V, VI.

Episodio III è tra i film della trilogia prequel quello più riuscito per diversi motivi.

George Lucas mette in scena ne la vendetta dei Sith i momenti chiave della conversione di Anakin da promettente cavaliere Jedi a Sith Lord. Capiamo meglio le motivazioni della caduta al Lato Oscuro della forza, Anakin cercherà di salvare Padme dalla morte che lui stesso ha previsto in un angoscioso sogno.

Nella situazione di difficoltà Anakin avrà crescenti problemi con il consiglio dei Jedi e si avvicinerà sempre di più a Palpatine, il cancelliere che vede come un mentore e amico. Il rapporto tra i due è costruito bene, con lo sviluppo della vicenda cominciamo a capire le reali motivazioni del cancelliere, la sua brama di potere e in ultimo la sua vera identità di Signore Oscuro. Ian McDiarmid confeziona una buona prova attoriale, conferendo a Palpatine quel carattere manipolatorio e malvagio che vedremo anche nel futuro Imperatore.

Allo stesso modo il rapporto tra Anakin e i Jedi viene approfondito e comprendiamo meglio le contraddizioni dell’Ordine e il disaccordo che sarà uno dei motivi che porterà Anakin a rivolgersi al male.

La Vendetta dei Sith è anche il film che mostra alcune delle scene più epiche di tutta la trilogia prequel, come la sequenza di apertura con la guerra in pieno svolgimento a Coruscant o il duello finale tra Anakin e Obi -Wan nel pianeta vulcanico di Mustafar.

La suggestiva sequenza di apertura, la battaglia su Coruscant

Episodio III tuttavia non è un film privo di difetti e si porta dietro alcuni problemi già visti nei precedenti film della trilogia prequel.

L’eccessivo utilizzo della computer grafica è un problema anche in questo film come nei suoi precedenti. Ne la vendetta dei Sith gli effetti sono amalgamati meglio rispetto ai precedenti episodi, questo è un aspetto positivo. Tuttavia George Lucas tende a creare inquadrature troppo piene di personaggi e astronavi, al punto da disorientare lo spettatore in alcuni casi.

Un altro aspetto negativo è la lunghezza esagerata di alcune scene d’azione, che sono protratte per troppi minuti senza un apparente motivo. Le scene iniziali di Obi – Wan e Anakin sulla nave del generale Grevous sono a tratti noiose proprio perché i nostri protagonisti sono occupati in interminabili momenti action spesso inutili.

Fortunatamente La vendetta dei Sith dedica poco tempo al rapporto tra Anakin e Padme, un aspetto positivo visto quello che ne è stato fatto in Episodio II. Tuttavia nelle scene dove vediamo Anakin e Padme dialogare, ritorniamo ai già noti e fastidiosi scambi di battute de L’attacco dei cloni. La sceneggiatura non è, in ogni caso, il punto forte de La vendetta dei Sith.

Al netto dei pregi e difetti considero La vendetta dei Sith sicuramente un discreto film d’intrattenimento.

In conclusione consiglio Episodio III come film soprattutto a chi sia interessato al finale della storia di Anakin Skywalker e in generale ai fan di Star Wars.

Recensione Lucy

Lucy è un divertente film sci-fi firmato Luc Besson

Lucy è un film di Luc Besson (Nikita, Léon, Il quinto elemento) nel 2014.

Lucy è una studentessa di Taipei, un giorno suo malgrado viene coinvolta in uno scambio di droga. Rapida da criminali coreani, viene costretta a fare il mulo per trasportare questa sostanza stupefacente fuori da Taiwan, i coreani le nascondono la droga nello stomaco per eludere ogni controllo. Lucy accidentalmente assimila questa droga e comincia a sviluppare misteriosi superpoteri.

Un film che parte dal presupposto fantascientifico che l’uomo utilizzi solo il 10% delle proprie capacità celebrali. All’inizio viene spiegato come in realtà a livello cellulare sono disponibili molte più informazioni rispetto a quelle che noi siamo in grado di percepire nella vita di tutti i giorni. Le cellule hanno connessioni e comunicano l’una con l’altra, sia tra di loro sia con la materia esterna e il mondo circostante. L’uomo potrebbe sfruttare queste connessioni per arrivare a uno stato di coscienza superiore se solo il nostro cervello fosse in grado di accedervi.

Scarlett Johansson è Lucy

Una misteriosa droga sperimentale chiamata CPH4 promette di aumentare questa capacità fino a raggiungere livelli sovraumani. Lucy. entra accidentalmente in contatto con questa misteriosa sostanza. Da quel momento svilupperà capacità telepatiche, telecinetiche e il controllo della materia intorno a lei.

Il film è un crescendo di situazioni surreali che culmina in un finale aperto. Luc Besson mette al centro la protagonista, una super donna, interpretata da una brava Scarlett Johansson, e confeziona il tutto non risparmiando roboanti scene d’azione in pieno stile fumettistico. Il messaggio filosofico/fantascientifico alla base del film viene trattato in maniera sufficiente e non molto approfondita, quanto basta per incuriosire lo spettatore senza annoiarlo.

L’obbiettivo principale del film è quello di intrattenere e Lucy ci riesce bene, ma non aspettatevi molto di più da questo lungometraggio.

Dal punto di vista tecnico il film è ottimo. Lucy si distingue per soluzioni di regia e montaggio molto originali, in stile Luc Besson. Interessanti le sequenze iniziali che vedono la protagonista rapita dai coreani inframezzate con scene di caccia nella savana, un’espediente didascalico ma efficace e ben riuscito. Gli effetti speciali sono di primo livello e non ho notato sbavature nell’utilizzo della computer grafica.

Una menzione va anche alla buona prova di Scarlett Johansson che si conferma particolarmente adatta al genere fantascientifico e a impersonare personaggi alieni, software di intelligenza artificiale ( la voce originale nel film Lei) o androidi ( Ghost in the Shell ). Il tutto grazie alla sua presenza scenica e alle sue espressioni che in questo film di Besson passano dallo sguardo sognante e svampito di una giovane al personaggio risoluto e semi-divino che diventerà nel finale del film.

In conclusione Lucy è ben realizzato, alla fine della visione mi è rimasta tuttavia la sensazione che approfondendo un po’ di più l’oggetto del film, Lucy poteva diventare un film di fantascienza molto più interessante.

Recensione Star Wars: Episodio II – L’attacco dei cloni

La storia di Anakin Skywalker continua

Episodio II – L’attacco dei cloni è un film del 2002 scritto e diretto da George Lucas.

Anakin Skywalker è un promettente apprendista Jedi. Lui e il suo maestro Obi Wan-Kenobi vengono assegnati a protezione della senatrice Amidala di Naboo. L’incontro tra Anakin e Padme dopo tanto tempo, sarà un nuovo inizio di un rapporto che diventerà uno degli snodi centrali nello sviluppo del giovane Anakin.
Nel frattempo il lato oscuro della forza trama alle spalle del consiglio dei Jedi e promette di rovesciare le sorti della guerra civile in atto nei territori della Repubblica.

Episodio II – L’attacco dei cloni è forse il peggiore dei film della trilogia prequel di Star Wars. I motivi sono tanti e in questo breve articolo citerò quelli a mio parere più importanti.

Il secondo Episodio di una trilogia solitamente rappresenta un momento di passaggio dove vediamo rompersi gli equilibri e gli sviluppi messi in atto nel primo film per poi costruirne di nuovi che verranno approfonditi nell’ultimo lungometraggio della serie. Così fu per la trilogia originale di Star Wars, dal primo film Episodio IV – Una nuova speranza (1977) a Episodio V – L’impero colpisce ancora, e così è stato anche nella più recente trilogia sequel, tra Episodio VII – Risveglio della Forza e Episodio VIII – Gli Ultimi Jedi.

L’attacco dei cloni doveva essere il momento di svolta, dove avremmo visto il principio della trasformazione del potente apprendista Jedi Anakin Skywalker nello spietato Darth Vader. Questa transizione si vede ma è inserita all’interno di una storia che per molti versi non regge.

Il cambio di rotta di Anakin si apprezza nella drammatica scena della morte della madre e questo è forse il momento migliore del film, ma passato il picco drammatico il film si affossa e finisce senza aver detto quasi niente.

Una consistente parte di Episodio II è occupata dalla storia d’amore tra Anakin e Padme. Uno snodo centrale nello sviluppo del protagonista. Anche qui George Lucas fa vedere tutti i propri limiti, confezionando una storia piena di cliché e basata su una sceneggiatura a tratti talmente brutta da dare fastidio. In più momenti sono stato tentato di saltare intere scene per il nervoso provocato da dialoghi che più finti di così non posso essere.

anakin e padme
Padme e Anakin

L’attacco dei cloni quando uscì nelle sale fece anche scoprire a milioni di fan come dietro al fascino delle figure dei Jedi non ci sia proprio nulla. In questo film i cavalieri Jedi sono ritratti come spadaccini che fanno le capriole, uno sviluppo veramente deludente di personaggi mitici che avevano grande potenziale.

Dal punto di vista scenografico, L’attacco dei cloni non brilla per soluzioni visive particolarmente interessanti. Gli ambienti non sono d’impatto e il risultato è peggiorato dalla computer grafica che rende tutto il film “finto”. Molte scene hanno colori non brillanti e tendenti al grigio così come un eccesso di effetti creati digitalmente rendono il tutto ancora meno accattivante. Un feeling che ricorda il look di molti film Marvel di oggi.

Anche lo scontro finale tra Jedi, ormai una scena must di ogni film di Star Wars, è realizzato male e recitato peggio. Uno spreco di un grande attore come Christopher Lee e un vero peccato considerando che l’epoca ritratta ne L’attacco dei cloni era una dei momenti più fantasticati dai fan della vecchia trilogia. Il risultato è veramente banale e per questo Episodio II rappresenta forse il momento più basso di Star Wars.

Nonostante il cast di rilievo tra cui ricordo Hayden Christensen, Samuel L. Jackson, Natalie Portman, Ewan McGregor, Christopher Lee. L’attacco dei cloni non è certamente un film che valorizza le performance attoriali e le prove degli attori sono tutte mediocri o appena sufficienti. Si salva forse solo Christensen nei panni di Anakin che in un paio di momenti drammatici è in grado di trasmettere la disperazione e il tormento del personaggio.

Consiglio Episodio II – L’attacco dei cloni solo a coloro che desiderano continuare a saperne di più sulla parabola tragica del personaggio di Anakin Skywalker, in tutti gli altri casi suggerisco di guardare qualsiasi altro film della saga.

Recensione Star Wars: Episodio I – la minaccia fantasma

Primo episodio della trilogia dedicata ad Anakin Skywalker

La trilogia prequel di Star Wars racconta la storia di Anakin Skywalker. Il cavaliere Jedi che divenne Darth Vader, uno dei personaggi più amati della saga concepita da George Lucas negli anni ’70.

La minaccia fantasma uscì al cinema nel 1999 e come molti bambini all’epoca andai anche io a vedere questo film al cinema con i miei genitori. Avevo già visto in VHS gli altri film della trilogia classica di Guerre Stellari, Episodio IV – Una nuova speranza, V – L’impero colpisce ancora e VI – Il ritorno dello Jedi.

Ero ansioso di vedere come sarebbe stata questa nuova trilogia. Ricordo che il film mi piacque, ma già all’uscita dalla sala mi rimasero impressi i commenti di alcuni spettatori che erano rimasti delusi dal tono leggero, quasi infantile, che George Lucas decise di dare a questo film, il tono de la minaccia fantasma è diverso e più orientato ai bambini rispetto agli episodi più cupi e drammatici della trilogia classica.

La figura di Jar Jar Binks, alieno curioso che parla esperanto, fece tanto arrabbiare i fan per le sue continue battute e il suo essere un personaggio comico.

Rivisto a molti anni di distanza devo ammettere che Episodio I – La Minaccia Fantasma, pur coi suoi difetti, rimane un discreto film di intrattenimento, anche se non uno dei migliori Star Wars.

Grazie anche al cospicuo budget disponibile, George Lucas realizzò questo film e gli altri di questa trilogia sperimentando con la tecnologia digitale dell’epoca, un tentativo concretizzato nella scelta di creare digitalmente interi scenari e personaggi. Una scelta coraggiosa che però fa sembrare oggi la minaccia fantasma un film datato soprattutto in alcune scene. Il look freddo del digitale cambia il feeling di Star Wars che era stato uno degli elementi importanti che determina la sua fortuna ancora oggi.

Anakin e l’ombra del suo futuro

La storia di Anakin Skywalker originario di Tatooine, schiavo e costretto a lavorare in una rimessa di rottami galattici è sufficientemente sviluppata e interessante in alcune parti. Scopriamo l’infanzia di questo giovane che ebbe origini umili ma che sarà destinato a diventare un personaggio centrale nella mitologia di Guerre Stellari.

Per altri aspetti la storia è interrotta spesso da siparietti comici e buffi con protagonista Jar Jar Binks, scene che smorzano la tensione ma risultano alla lunga noiose e ripetitive.

Scopriamo anche qualcosa di più sui Jedi, queste figure mitologiche che nella trilogia originale erano già praticamente estinti. In questo caso Lucas ci introduce al consiglio dei Jedi, presieduto da Yoda, maestro Windu ed altri personaggi che rivedremo negli episodi seguenti.

Anakin ( a sinistra) al consiglio dei Jedi

Anche in questo caso lo sviluppo è in parte deludente. La minaccia fantasma non spiega molto di quanto già sapevamo nella trilogia originale, introduce solo alcuni ambienti nuovi. I Jedi rimangono fondamentalmente dei guerrieri/monaci orientali con spade laser.

La Forza, questo elemento così misterioso e interessante. In La minaccia fantasma viene trattata come un qualcosa di scientificamente preciso e quantificabile, una mossa che ha fatto arrabbiare i fan e ha fatto perdere a questo elemento quell’aura di mistero che era uno dei punti di forza della trilogia originale.

Il film in ogni caso ha anche molti aspetti positivi. Dal punto di vista tecnico è realizzato molto bene. Gli effetti speciali sono di primo livello per l’epoca. La fantasia e la ricchezza di ambienti e personaggi come alieni curiosi è sempre stata una delle prerogative di Star Wars e qui Lucas non si risparmia.

Tra le location di rilievo merita una menzione la Reggia di Caserta che venne utilizzata per girare le scene ambientate nel Palazzo reale di Naboo.

I costumi e gli accessori che vediamo indossare dai protagonisti, soprattutto quelli della regina di Naboo Padmé Amidala (Natalie Portman) e dagli altri membri reali sono un mix sorprendente di stili di abiti tradizionali provenienti da culture di tutto il mondo.

La regina Amidala di Naboo

Le musiche incredibili di John Williams raggiungono nuovi livelli di epicità col famoso brano Duel of Fates composto per questo film e che accompagna il duello finale tra i cavalieri Jedi Obi-Wan Kenobi, Qui-Gon jiin e il Sith Lord Darth Maul.

In conclusione consiglio la minaccia fantasma soprattutto a chi è appassionato della saga. Per chi si avvicina per la prima volta a Star Wars consiglierei di guardare prima gli episodi IV, V e VI per poter poi vedere Episodio I con maggiore consapevolezza dei vari snodi e sviluppi di questo universo.

Recensione Apollo 13

La storia del famoso “fallimento di grande successo”

Il mese scorso si sono festeggiati i 50 anni dello sbarco sulla Luna. A riguardo consiglio a chi non l’avesse visto il film First Man – Il primo uomo.

Apollo 13 partito alle 13:13 dell’11 aprile 1970 da Cape Canaveral, aveva come obbiettivo il ritorno sulla Luna dopo il successo delle missioni Apollo 11 e 12. A capo del 13 l’ambizioso astronauta Jim Lovell ( Tom Hanks ). Tutto sembra procedere per il meglio dopo il lancio, quando all’improvviso un guasto della navetta spaziale costringe gli astronauti a un ritorno precipitoso sulla Terra.

Apollo 13 è un classico tra i film dedicati alle missioni spaziali, e come molti altri vidi questo film quando ero ragazzo. Ricordo di essere andato al cinema con i miei genitori. Alla fine, Apollo 13 era un film che mi aveva fatto paura, in particolare le scene più drammatiche dove la moglie di Jim Lovell immagina la morte degli astronauti.

Rivisto oggi, Apollo 13 rimane un buon film che riesce ad equilibrare le parti d’azione e di tensione con la componente più propriamente storica della vicenda.

Il regista Ron Howard mette in scena una versione romanzata dei fatti che coinvolsero la missione Apollo, senza tuttavia cadere troppo nei cliché e nel melodrammatico fine a se stesso. Il film è un crescendo di tensione come un vero thriller spaziale. Dal momento dell’incidente per i protagonisti inizia una frenetica corsa per la sopravvivenza che culminerà nel finale.

Una scena del film

Certo il film non si esime dal far vedere la vicenda dell’Apollo 13 come un esempio di grande successo statunitense, con tanto di musica trionfale e sequenze epiche. Se non vi da fastidio la retorica made in USA allora apprezzerete sicuramente questo film.

Apollo 13 però non parla solo di spazio, ma anche della cooperazione dei team della Nasa che lavorarono senza sosta per riportare a terra sani e salvi gli astronauti. Pone delle domande anche sui rischi dell’esplorazione spaziale, lasciando intendere che andare lassù significa anche lasciare le persone care che devono inevitabilmente fare i conti con la mancanza e l’angoscia di un possibile non ritorno.

Il film comunque coinvolge il giusto tenendo lo spettatore sulle spine per la maggior parte del tempo.

Dal punto di vista tecnico Apollo 13 brilla per alcune soluzioni che furono adottate per realizzare le scene dove gli attori galleggiano in assenza di gravità nella navetta spaziale.

Evitando l’utilizzo di effetti speciali, queste sequenze furono filmate in un set allestito dentro un aereo parabolico. L’effetto ottenuto è realistico e i protagonisti sembrano davvero in volo nello spazio. Allo stesso modo gli effetti sonori, i cigolii della navicella ed altri rumori causati dall’incidente, sono stati realizzati fedelmente e il film ha vinto per questo l’Oscar per i migliori effetti sonori.

Consiglio Apollo 13 a quanti siano interessati a saperne di più riguardo a questa missione spaziale così famosa, e che nel contempo vogliano godersi un buon film drammatico.

Recensione Aliens – Scontro finale

James Cameron firma l’avvincente sequel di Alien

Aliens – Scontro finale  è un film del 1986 diretto da James Cameron.

Ellen Ripley, unica sopravvissuta dell’equipaggio della nave commerciale Nostromo attacca da un misterioso alieno, riesce a fuggire. Dopo più di 50 anni di ipersonno, la sua navicella spaziale viene intercettata da una squadra di recupero dalla stazione Gateway, in orbita attorno alla Terra. Durante la sua permanenza nella stazione, Ripley viene informata che la colonia umana presente sul pianeta LV-426 ha interrotto i contatti. Si sospetta che un gruppo di xenomorfi si sia infiltrato nella popolazione.

Aliens è il seguito del capolavoro di Ridley Scott, Alien. Girato nel 1986, più di 6 anni dopo il primo film. Aliens è un buon film di azione fantascientifica, che ha il merito di espandere l’universo pensato da Ridley Scott. Se in Alien la creatura aliena era solitaria e misteriosa, James Cameron in Aliens mette in scena una vera e propria famiglia di Xenomorfi, con tanto di alieno madre.

Nel film il grosso della storia viene occupato dallo scontro impari tra un commando dei marines inviato dalla Terra per sterminare gli alieni, e il gruppo di Xenomorfi, ancora più letali e spietati rispetto al primo film.

James Cameron porta il suo stile in Aliens, con lunghe scene d’azione adrenaliniche e ritmo sempre incalzante, effetti roboanti e nuovi ampi scenari. Una scelta intelligente che ha permesso al film di avere un suo carattere distintivo senza cadere in uno sterile confronto con l’Alien di Ridley Scott.

Il film riesce anche a sviluppare ulteriormente il personaggio di Ellen Ripley (Sigourney Weaver) che era già tra i protagonisti nel primo film. In Aliens, Ripley è un personaggio centrale e nello svolgimento capiamo anche le motivazioni profonde che la spingono ad affrontare di nuovo gli alieni. Nel contempo il suo rapporto con Newt (Carrie Henn), una bambina ritrovata nella colonia, ci permette di vedere l’aspetto materno e protettivo che Ripley ha e che non era stato mai trattato finora. L’attrice confeziona una buona prova come protagonista, determinata ed efficace in battaglia, ma anche dolce e premurosa con la bambina.

Newt e Ripley in una scena del film

Dal punto di vista tecnico il film è realizzato particolarmente bene. Se si considera che nel 1986 la computer grafica era agli albori, il film trabocca di effetti pratici ben realizzati, compresi gli alieni e le scenografie.

Rivisto oggi, più di 30 anni dopo, Aliens non sente il peso degli anni, se non in alcune scene panoramiche dove si vede inevitabilmente un forte contrasto tra lo sfondo e il modellino di astronave in primo piano. Il film ha vinto l’Oscar per gli Effetti speciali e per gli Effetti Sonori nel 1987.

In conclusione consiglio Aliens – Scontro finale agli amanti della fantascienza action e a quanti siano curiosi di continuare la storia di Ellen Ripley dopo Alien.

Recensione Men in Black: International

Quarto film della serie Men in Black con due nuovi protagonisti

Men in Black: International è un film di F.Gary Gray del 2019.

Molly Wright è una bambina di Brooklyn che entra in contatto con un piccolo e curioso alieno. Dopo aver assistito all’intervento dei Men in Black, Molly coltiverà negli anni l’idea di scovare la segretissima sede dei Men in Black a New York. Diventata ormai una donna riuscirà ad entrare furtivamente nella sede e farsi arruolare per diventare lei stessa una MIB.

Men in Black: International è il quarto film dedicato agli uomini in nero dopo MIB – Men in Black (1997), Men in Black 2 (2002), Men in Black 3 (2012).

Questo quarto episodio della serie, dopo aver pensionato gli ormai “anziani” protagonisti Tommy Lee Jones e Will Smith, introduce due nuovi protagonisti: Molly, Agente M (Tessa Thompson) e Henry, Agente H (Chris Hemsworth).

Il duetto Thompson- Hemsworth è famoso, è già apparso in alcuni dei film di maggior successo della Marvel, Thor: Ragnarok e Avengers: Endgame. In queste occasioni abbiamo già potuto apprezzare delle buone prove per i due attori.

In Men in Black i due protagonisti sono sicuramente una coppia interessante e funzionano bene, sia nelle scene d’azione, sia nei momenti comici del film.

Tuttavia Men in Black: International convince meno sul versante della storia che cade nel già visto. High T ( Leam Neeson), il direttore dei MIB, non spicca per particolare originalità, gli altri attori comprimari fanno il loro dovere senza eccellere. Ma possiamo aspettarci profondità da un film sui Men in Black?

Secondo me no, anche il primo film del 1997 era in realtà una leggera commedia fantascientifica, divertente e non impegnativa. Le aspre critiche che ho letto riguardo a Men in Black: International, secondo me, sono date dal fatto che ci si aspettava troppo da un franchise che non ha mai brillato per originalità o qualità cinematografica.

Alla fine della proiezione ho avuto comunque sensazioni positive e consiglio Men in Black: International agli spettatori che cercano un film d’intrattenimento senza impegno, capace di far ridere e far passare due ore spensierate.

Recensione Spider-Man: Far from Home

Spider-Man tra realtà e illusione, smarrimento e consapevolezza

Spider-Man: Far from Home è un film del 2019 diretto da Jon Watts

Tempo dopo lo schiocco di Tony Stark avvenuto alla fine di Avengers: Endgame, Peter Parker vuole prendersi una vacanza dalle scorribande dell’Uomo Ragno e fare breccia nel cuore di Michelle Jones, sua compagna di classe. Ritrova anche i propri compagni cancellati dallo schiocco di Thanos e va in gita con la scuola in Europa. Il mondo, però, ha ancora bisogno di eroi e Peter Parker sarà costretto a indossare il costume anche in vacanza per respingere le minacce provenienti da un misterioso universo parallelo.

Continuano le avventure dell’ Uomo Ragno in questo sequel di Spider-Man: Homecoming. Peter Parker è cambiato, dopo gli eventi drammatici di Avenger: Endgame, per il nostro eroe arriva il momento di una nuova consapevolezza.

La scomparsa del suo mentore Tony Stark e il fatto di doversela cavare da solo, come adulto in grado di fronteggiare da solo le minacce, sono momenti che metteranno alla prova in tutti sensi il nostro Peter Parker. A questo si aggiunge il problema di un adolescente che deve crescere molto (troppo) in fretta e che deve tenere nascosta la sua vera identità. Da grandi poteri derivano grandi responsabilità e questo sembra mettere in crisi le capacità di Spider-Man e la sua fiducia nelle proprie forze.

Jon Watts realizza un film che è pienamente una commedia, ricco di momenti spassosi e di battute divertenti, inserendo al contempo una linea più drammatica che riguarda l’evoluzione del personaggio di Peter Parker. Il risultato è discreto se consideriamo il taglio che è stato scelto per questo personaggio ai tempi di Homecoming. Un Peter Parker adolescente, più acerbo e immaturo rispetto alle versioni dello stesso personaggio proposte nei film di Sam Raimi.

Il villain di questa avventura, Mysterio, interpretato dal bravo Jake Gyllenhaal, è caratterizzato abbastanza bene e regge con dignità il compito che gli è stato affidato, quello di essere un degno avversario per Spider-Man, senza cadere troppo nella banalità di altri cattivi del Marvel Cinematic Universe.

Far from Home è un film che si gioca sul sottile confine tra realtà e illusione, un tema sempre interessante che in questo caso viene trattato discretamente bene. Le illusioni di Mysterio sono anche le illusioni del cinema stesso e lo spettacolo che il personaggio imbastisce nelle sue grandi entrate in scena, è simile a come oggi viene prodotto un film di massa, con tanto di grandi effetti speciali e set creati digitalmente.

Tom Holland che interpreta Peter Parker, confeziona una buona prova, dando maggiore spessore al personaggio ed esprimendo bene il dubbio e le difficoltà di un giovane eroe alle prese con grandi aspettative ma anche grandi responsabilità.

Meno convincente a mio parere è il rapporto tra Peter Parker e MJ che avrei voluto maggiormente approfondito. In ogni caso il film rimane coerente nel ritrarre la relazione tra i due protagonisti come avevamo già visto in Spider-Man: Homecoming.

Dal punto di vista tecnico il film si distingue per i buoni effetti speciali e per alcune belle scene d’azione che tengono incollati alla sedia. Le sequenze dedicate alle illusioni di Mysterio hanno il giusto effetto straniante e mi hanno positivamente sorpreso.

Un punto a favore anche per le musiche di Michael Giacchino che conferiscono a Spider-Man: Far from Home la giusta atmosfera per un supereroe ormai cresciuto.