Recensione Lucy

Lucy è un divertente film sci-fi firmato Luc Besson

Lucy è un film di Luc Besson (Nikita, Léon, Il quinto elemento) nel 2014.

Lucy è una studentessa di Taipei, un giorno suo malgrado viene coinvolta in uno scambio di droga. Rapida da criminali coreani, viene costretta a fare il mulo per trasportare questa sostanza stupefacente fuori da Taiwan, i coreani le nascondono la droga nello stomaco per eludere ogni controllo. Lucy accidentalmente assimila questa droga e comincia a sviluppare misteriosi superpoteri.

Un film che parte dal presupposto fantascientifico che l’uomo utilizzi solo il 10% delle proprie capacità celebrali. All’inizio viene spiegato come in realtà a livello cellulare sono disponibili molte più informazioni rispetto a quelle che noi siamo in grado di percepire nella vita di tutti i giorni. Le cellule hanno connessioni e comunicano l’una con l’altra, sia tra di loro sia con la materia esterna e il mondo circostante. L’uomo potrebbe sfruttare queste connessioni per arrivare a uno stato di coscienza superiore se solo il nostro cervello fosse in grado di accedervi.

Scarlett Johansson è Lucy

Una misteriosa droga sperimentale chiamata CPH4 promette di aumentare questa capacità fino a raggiungere livelli sovraumani. Lucy. entra accidentalmente in contatto con questa misteriosa sostanza. Da quel momento svilupperà capacità telepatiche, telecinetiche e il controllo della materia intorno a lei.

Il film è un crescendo di situazioni surreali che culmina in un finale aperto. Luc Besson mette al centro la protagonista, una super donna, interpretata da una brava Scarlett Johansson, e confeziona il tutto non risparmiando roboanti scene d’azione in pieno stile fumettistico. Il messaggio filosofico/fantascientifico alla base del film viene trattato in maniera sufficiente e non molto approfondita, quanto basta per incuriosire lo spettatore senza annoiarlo.

L’obbiettivo principale del film è quello di intrattenere e Lucy ci riesce bene, ma non aspettatevi molto di più da questo lungometraggio.

Dal punto di vista tecnico il film è ottimo. Lucy si distingue per soluzioni di regia e montaggio molto originali, in stile Luc Besson. Interessanti le sequenze iniziali che vedono la protagonista rapita dai coreani inframezzate con scene di caccia nella savana, un’espediente didascalico ma efficace e ben riuscito. Gli effetti speciali sono di primo livello e non ho notato sbavature nell’utilizzo della computer grafica.

Una menzione va anche alla buona prova di Scarlett Johansson che si conferma particolarmente adatta al genere fantascientifico e a impersonare personaggi alieni, software di intelligenza artificiale ( la voce originale nel film Lei) o androidi ( Ghost in the Shell ). Il tutto grazie alla sua presenza scenica e alle sue espressioni che in questo film di Besson passano dallo sguardo sognante e svampito di una giovane al personaggio risoluto e semi-divino che diventerà nel finale del film.

In conclusione Lucy è ben realizzato, alla fine della visione mi è rimasta tuttavia la sensazione che approfondendo un po’ di più l’oggetto del film, Lucy poteva diventare un film di fantascienza molto più interessante.

Recensione Apollo 13

La storia del famoso “fallimento di grande successo”

Il mese scorso si sono festeggiati i 50 anni dello sbarco sulla Luna. A riguardo consiglio a chi non l’avesse visto il film First Man – Il primo uomo.

Apollo 13 partito alle 13:13 dell’11 aprile 1970 da Cape Canaveral, aveva come obbiettivo il ritorno sulla Luna dopo il successo delle missioni Apollo 11 e 12. A capo del 13 l’ambizioso astronauta Jim Lovell ( Tom Hanks ). Tutto sembra procedere per il meglio dopo il lancio, quando all’improvviso un guasto della navetta spaziale costringe gli astronauti a un ritorno precipitoso sulla Terra.

Apollo 13 è un classico tra i film dedicati alle missioni spaziali, e come molti altri vidi questo film quando ero ragazzo. Ricordo di essere andato al cinema con i miei genitori. Alla fine, Apollo 13 era un film che mi aveva fatto paura, in particolare le scene più drammatiche dove la moglie di Jim Lovell immagina la morte degli astronauti.

Rivisto oggi, Apollo 13 rimane un buon film che riesce ad equilibrare le parti d’azione e di tensione con la componente più propriamente storica della vicenda.

Il regista Ron Howard mette in scena una versione romanzata dei fatti che coinvolsero la missione Apollo, senza tuttavia cadere troppo nei cliché e nel melodrammatico fine a se stesso. Il film è un crescendo di tensione come un vero thriller spaziale. Dal momento dell’incidente per i protagonisti inizia una frenetica corsa per la sopravvivenza che culminerà nel finale.

Una scena del film

Certo il film non si esime dal far vedere la vicenda dell’Apollo 13 come un esempio di grande successo statunitense, con tanto di musica trionfale e sequenze epiche. Se non vi da fastidio la retorica made in USA allora apprezzerete sicuramente questo film.

Apollo 13 però non parla solo di spazio, ma anche della cooperazione dei team della Nasa che lavorarono senza sosta per riportare a terra sani e salvi gli astronauti. Pone delle domande anche sui rischi dell’esplorazione spaziale, lasciando intendere che andare lassù significa anche lasciare le persone care che devono inevitabilmente fare i conti con la mancanza e l’angoscia di un possibile non ritorno.

Il film comunque coinvolge il giusto tenendo lo spettatore sulle spine per la maggior parte del tempo.

Dal punto di vista tecnico Apollo 13 brilla per alcune soluzioni che furono adottate per realizzare le scene dove gli attori galleggiano in assenza di gravità nella navetta spaziale.

Evitando l’utilizzo di effetti speciali, queste sequenze furono filmate in un set allestito dentro un aereo parabolico. L’effetto ottenuto è realistico e i protagonisti sembrano davvero in volo nello spazio. Allo stesso modo gli effetti sonori, i cigolii della navicella ed altri rumori causati dall’incidente, sono stati realizzati fedelmente e il film ha vinto per questo l’Oscar per i migliori effetti sonori.

Consiglio Apollo 13 a quanti siano interessati a saperne di più riguardo a questa missione spaziale così famosa, e che nel contempo vogliano godersi un buon film drammatico.

Recensione Men in Black: International

Quarto film della serie Men in Black con due nuovi protagonisti

Men in Black: International è un film di F.Gary Gray del 2019.

Molly Wright è una bambina di Brooklyn che entra in contatto con un piccolo e curioso alieno. Dopo aver assistito all’intervento dei Men in Black, Molly coltiverà negli anni l’idea di scovare la segretissima sede dei Men in Black a New York. Diventata ormai una donna riuscirà ad entrare furtivamente nella sede e farsi arruolare per diventare lei stessa una MIB.

Men in Black: International è il quarto film dedicato agli uomini in nero dopo MIB – Men in Black (1997), Men in Black 2 (2002), Men in Black 3 (2012).

Questo quarto episodio della serie, dopo aver pensionato gli ormai “anziani” protagonisti Tommy Lee Jones e Will Smith, introduce due nuovi protagonisti: Molly, Agente M (Tessa Thompson) e Henry, Agente H (Chris Hemsworth).

Il duetto Thompson- Hemsworth è famoso, è già apparso in alcuni dei film di maggior successo della Marvel, Thor: Ragnarok e Avengers: Endgame. In queste occasioni abbiamo già potuto apprezzare delle buone prove per i due attori.

In Men in Black i due protagonisti sono sicuramente una coppia interessante e funzionano bene, sia nelle scene d’azione, sia nei momenti comici del film.

Tuttavia Men in Black: International convince meno sul versante della storia che cade nel già visto. High T ( Leam Neeson), il direttore dei MIB, non spicca per particolare originalità, gli altri attori comprimari fanno il loro dovere senza eccellere. Ma possiamo aspettarci profondità da un film sui Men in Black?

Secondo me no, anche il primo film del 1997 era in realtà una leggera commedia fantascientifica, divertente e non impegnativa. Le aspre critiche che ho letto riguardo a Men in Black: International, secondo me, sono date dal fatto che ci si aspettava troppo da un franchise che non ha mai brillato per originalità o qualità cinematografica.

Alla fine della proiezione ho avuto comunque sensazioni positive e consiglio Men in Black: International agli spettatori che cercano un film d’intrattenimento senza impegno, capace di far ridere e far passare due ore spensierate.

Recensione Spider-Man: Far from Home

Spider-Man tra realtà e illusione, smarrimento e consapevolezza

Spider-Man: Far from Home è un film del 2019 diretto da Jon Watts

Tempo dopo lo schiocco di Tony Stark avvenuto alla fine di Avengers: Endgame, Peter Parker vuole prendersi una vacanza dalle scorribande dell’Uomo Ragno e fare breccia nel cuore di Michelle Jones, sua compagna di classe. Ritrova anche i propri compagni cancellati dallo schiocco di Thanos e va in gita con la scuola in Europa. Il mondo, però, ha ancora bisogno di eroi e Peter Parker sarà costretto a indossare il costume anche in vacanza per respingere le minacce provenienti da un misterioso universo parallelo.

Continuano le avventure dell’ Uomo Ragno in questo sequel di Spider-Man: Homecoming. Peter Parker è cambiato, dopo gli eventi drammatici di Avenger: Endgame, per il nostro eroe arriva il momento di una nuova consapevolezza.

La scomparsa del suo mentore Tony Stark e il fatto di doversela cavare da solo, come adulto in grado di fronteggiare da solo le minacce, sono momenti che metteranno alla prova in tutti sensi il nostro Peter Parker. A questo si aggiunge il problema di un adolescente che deve crescere molto (troppo) in fretta e che deve tenere nascosta la sua vera identità. Da grandi poteri derivano grandi responsabilità e questo sembra mettere in crisi le capacità di Spider-Man e la sua fiducia nelle proprie forze.

Jon Watts realizza un film che è pienamente una commedia, ricco di momenti spassosi e di battute divertenti, inserendo al contempo una linea più drammatica che riguarda l’evoluzione del personaggio di Peter Parker. Il risultato è discreto se consideriamo il taglio che è stato scelto per questo personaggio ai tempi di Homecoming. Un Peter Parker adolescente, più acerbo e immaturo rispetto alle versioni dello stesso personaggio proposte nei film di Sam Raimi.

Il villain di questa avventura, Mysterio, interpretato dal bravo Jake Gyllenhaal, è caratterizzato abbastanza bene e regge con dignità il compito che gli è stato affidato, quello di essere un degno avversario per Spider-Man, senza cadere troppo nella banalità di altri cattivi del Marvel Cinematic Universe.

Far from Home è un film che si gioca sul sottile confine tra realtà e illusione, un tema sempre interessante che in questo caso viene trattato discretamente bene. Le illusioni di Mysterio sono anche le illusioni del cinema stesso e lo spettacolo che il personaggio imbastisce nelle sue grandi entrate in scena, è simile a come oggi viene prodotto un film di massa, con tanto di grandi effetti speciali e set creati digitalmente.

Tom Holland che interpreta Peter Parker, confeziona una buona prova, dando maggiore spessore al personaggio ed esprimendo bene il dubbio e le difficoltà di un giovane eroe alle prese con grandi aspettative ma anche grandi responsabilità.

Meno convincente a mio parere è il rapporto tra Peter Parker e MJ che avrei voluto maggiormente approfondito. In ogni caso il film rimane coerente nel ritrarre la relazione tra i due protagonisti come avevamo già visto in Spider-Man: Homecoming.

Dal punto di vista tecnico il film si distingue per i buoni effetti speciali e per alcune belle scene d’azione che tengono incollati alla sedia. Le sequenze dedicate alle illusioni di Mysterio hanno il giusto effetto straniante e mi hanno positivamente sorpreso.

Un punto a favore anche per le musiche di Michael Giacchino che conferiscono a Spider-Man: Far from Home la giusta atmosfera per un supereroe ormai cresciuto.

Recensione Ghostbusters – Gli Acchiappafantasmi

Cult movie degli anni ’80, spassoso mix di commedia demenziale, cinema fantastico e fantascienza

Ghostbusters è una commedia diretta da Alain Reitman nel 1984.

Tre acchiappafantasmi decidono di mettere su un’attività per porre fine agli episodi paranormali che infestano New York. Un giorno però un fenomeno di bibliche proporzioni si manifesta in un appartamento nel West Side della città. Gli acchiappafantasmi dovranno fare gli straordinari per combatterlo.

Ghostbusters è diventato un vero e proprio cult movie con il passare del tempo. Merito di una comicità esilarante con tanto di elucubrazioni pseudoscientifiche sugli episodi paranormali, un abile mix di commedia, fantascienza e fantastico.

Una buona prova dei tre protagonisti Peter Venkman (Bill Murray), Raymond Stantz (Dan Aykroid) e Egon Spengler (Harold Ramis), che gestiscono bene i tempi comici e risultano un gruppo affiatato. Alla fine Ghostbusters è un film spassoso, ironico e leggero che io come molti altri vidi la prima volta da bambino in VHS.

Sigourney Weaver, nei panni della giovane Dana Barrett, spaventata vittima dei fantasmi nel suo appartamento è memorabile quando prende le sembianze di Zuul che si impadronisce del suo corpo come un vero e proprio Alien. Zuul minaccia di invadere la città e aprire le porte della Terra a Gozer, misterioso alieno proveniente da una civiltà millenaria.

Dal punto di vista tecnico il film è realizzato bene, considerando i limiti degli effetti speciali degli anni ’80. I fantasmi rivisti oltre 30 anni dopo sono datati ma efficaci e spassosi. Gli effetti mostrano i loro limiti soprattutto nelle scene dinamiche, come nell’inseguimento del mostro di Zuul per Central Park.

Altri elementi del film degni di nota sono i costumi, gli zaini protonici dei protagonisti e la famosa macchina dei Ghostbusters che sono entrati nell’immaginario collettivo dell’epoca.

Anche le musiche meritano una citazione, il brano Ghostbusters composto da Ray Parker Jr è uno dei pezzi da colonna sonora più famosi di sempre.

Il film ha avuto un sequel, Ghostbusters 2 e un remake al femminile nel 2016, Ghostbusters.

Recensione Thor: The Dark World

Un buon sequel sulle avventure del Dio del Tuono

Thor: The Dark World è un film diretto da Alan Taylor del 2013.

Dopo la vittoria dei supereroi narrati in The Avengers e dopo la cattura di Loki, Thor si impegna a rimanere ad Asgard per consolidare la pace dei Nove Regni. Nonostante sia passato del tempo i pensieri del Dio del Tuono sono sempre rivolti a Jane Foster, la ricercatrice conosciuta sulla Terra durante il primo film dedicato al personaggio norreno. Quando Jane viene misteriosamente a contatto con una dimensione aliena che si materializza alla periferia di Londra, Thor tornerà per salvarla e proteggere l’umanità.

Thor: The Dark World racconta le vicende del Dio del Tuono poco dopo la fine di The Avengers, il primo film dedicato all’Assemble dei Vendicatori. The Dark World è una pellicola apprezzabile che ha il merito di portare avanti degnamente le vicende di Thor mantenendo un certo equilibrio e uno stile in linea con quello impostato da Kenneth Branagh nel precedente film dedicato al supereroe.

thor e loki
Thor dovrà fidarsi di Loki in Thor: The Dark World

Ho trovato The Dark World più scorrevole rispetto al film precedente e a tratti più avvincente. Alan Taylor realizza un film di buon livello, ricco di effetti speciali e di avventura, unita ad alcuni sani momenti umoristici in pieno stile Marvel.

La miscela è equilibrata e alla fine il film mi ha lasciato una buona impressione. Questa avventura di Thor ha un respiro più ampio rispetto a quella già narrata nel precedente film di K. Branagh, finalmente vediamo il nostro protagonista misurarsi con una minaccia interplanetaria più importante e adatta al personaggio.

Malekith, Signore degli Elfi Oscuri, come cattivo è funzionale e fa il suo lavoro. Tuttavia è meno riuscito rispetto a Loki, a cui resta il merito di essere una delle figure più ambigue e interessanti del Marvel Cinematic Universe. Gli altri protagonisti sono tutti discreti nella loro performance, senza punte di particolare eccellenza.

Consiglio la visione di Thor: The Dark World a quanti vogliano continuare le avventure di Thor e agli amanti dei film di supereroi Marvel.

Il film ha avuto un seguito diretto da Taika Waikiki nel 2017, Thor: Ragnarok.

Recensione Aladdin (2019)

La versione live action del noto film d’animazione di Walt Disney

Aladdin è un povero che vive di espedienti ad Agrabad. Un giorno, al mercato della città, si imbatte nella bella principessa Jasmine e se ne innamora. Dopo aver capito che la bella ragazza è in realtà di stirpe reale, Aladdin deciderà di aiutare il gran visir Jafar, braccio destro del Sultano, in cambio di incredibili ricchezze, così da poter avere la possibilità di corteggiare la bella principessa.

La storia di Aladdin la conosciamo praticamente tutti, è una favola che anche io come molti altri bambini e ragazzi ho visto la prima volta grazie al film d’animazione realizzato nel 1992 dalla Disney. Un cartone che è rimasto nell’immaginario collettivo grazie all’incredibile mix di commedia, azione, fantasy e agli indimenticabili personaggi protagonisti.

Ammetto che avevo le mie perplessità riguardo a questa versione in live action. Sarebbe stato difficile travasare l’incredibile energia e la magia del cartone animato in un film tradizionale.

Devo ammettere che il regista Guy Ritchie è riuscito nell’intento di riproporre la magia di Aladdin al nuovo pubblico di giovani e giovanissimi, senza rovinare la storia e proponendo anche qualche variazione sul tema. Il film non è tuttavia privo di difetti che, a mio parere, sono legati alla riproposizione di temi che funzionavano nell’originale in animazione e che invece in questo film risultano meno efficaci e a volte non del tutto riusciti.

Mi riferisco per esempio alle ambientazioni di Agrabad che hanno un feeling patinato che sembra a tratti troppo artificiale. Anche il look dei personaggi principali è curato ma risulta quasi finto da quanto sono tirati a lucido i costumi dei protagonisti.

Jasmine e Aladdin

Aladdin si discosta dall’originale anche per alcuni cambiamenti ai personaggi. In particolare Jasmine che aveva già dato prova di forza e carattere nel cartone animato, in questa versione ha avuto più spazio per essere approfondita e gli è stato dato più risalto come principessa indipendente e di grande animo.

Allo stesso modo il Genio ha subito alcune modifiche. La versione di Will Smith del famoso personaggio blu è molto equilibrata per come riesce a rendere omaggio all’indimenticabile Genio di Robin Williams ( in Italia doppiato dall’ottimo Gigi Proietti), iniettando però il suo humor tipico del Principe di Bel-Air e Hitch. Il risultato è apprezzabile.

Anche il personaggio di Aladdin è cambiato, meno frenetico e più impacciato, ha i lineamenti delicati dell’attore Mena Massoud funzionale al ruolo.

Meno interessante è il personaggio di Jafar che seppur interpretato bene, non è indimenticabile, anche per le caratteristiche anonime dell’attore che lo rappresenta rispetto al personaggio del cartone animato che rimane iconico.

Una considerazione a parte va fatta per la musica, il film ripropone i pezzi originali sempre belli e orecchiabili con l’aggiunta di alcuni brani nuovi apprezzabili come Speechless il brano cantato da Naomi Scott ( Jasmine ). La versione italiana del celebre brano “Il Mondo è mio” è cantata da Naomi Rivieccio nella versione italiana, che rende giustizia al pezzo confezionando una performance di ottimo livello.

Recensione Spider-man: Un nuovo Universo

Imperdibile film d’animazione sul multiverso di Spider-man

Miles Morales è un adolescente e vive a Brooklyn. Ammiratore di Spider-man e appassionato di graffiti, frequenta un college privato dove fa fatica ad adattarsi. Il rapporto con suo padre non va molto bene e Miles preferisce confidarsi con suo zio. Una sera, lo zio Aaron porta il nipote in un tunnel della metropolitana, dove poter realizzare i suoi graffiti. Qui viene punto da un ragno radioattivo che gli trasmette poteri simili a quelli di Spider-man.

Realizzato dalla Sony Entertainment in collaborazione con Marvel e tratto dal fumetto Ragnoverso della Marvel Comics, Spider-man: Un nuovo Universo è un fresco e interessante esempio di film d’animazione che riesce nell’intento di essere un ottimo film d’intrattenimento e spingere più avanti i confini della creatività nel campo dell’animazione digitale.

Spider-man è un soggetto che in questo ultimi 15 anni è stato protagonista di svariati film e reboot. Spider-man realizzato da Sam Raimi nel 2002, per poi il reboot The Amazing Spider-man di Marc Webb nel 2012, per arrivare all’ultimo Spider-man: Homecoming di casa Marvel interpretato dall’ attore Tom Holland e diretto da Jon Watts. Era quindi oggettivamente difficile realizzare un film che potesse dire qualcosa di inedito su questo personaggio.

Il materiale su cui si basa Un nuovo Universo è però diverso e riguarda il multiverso. Un misterioso portale realizzato nei sotterranei di New York porta nella realtà di Miles varie versioni di Spider-man. Abbiamo quindi Morales, aspirante Spider-man ancora acerbo e alla scoperta dei suoi poteri, un Peter Parker più maturo e segnato dalle sue difficili scelte di vita, Gwen Stacy alias Spider Gwen, la versione femminile del supereroe, Spider- Noir un supereroe in bianco e nero che vive negli anni ’30 del secolo scorso. Spider Pork, una versione di Spider-man stile Looney Tunes e Peni Parker con il robot SP//DR, una liceale con un ragno robotico proveniente dal futuro.

Il sestetto, da sinistra: Miles Morales, Peter Parker, Spider Gwen, Spider Noir, Peni Parker e Spider Pork

Un sestetto di incredibili personaggi che si ritrovano uniti in una stessa realtà per combattere la minaccia di Kingpin, boss della malavita, intenzionato ad utilizzare il portale del multiverso per riportare nella sua realtà la famiglia scomparsa in un incidente, rischiando però di distruggere l’intera New York.

Un tale assemblaggio di personaggi potrebbe risultare confusionario ma il film risulta molto equilibrato ed ogni protagonista ha il giusto spazio ed è utilizzato bene nel contesto della storia.

Non si rimane con l’impressione di aver tralasciato qualcosa anche se non si è dei veri esperti di fumetti ma si conosce la storia classica di Spider-man. Il merito del film è quello di essere al contempo ricco e facile da seguire.

Dal punto di vista visivo un nuovo Universo da il meglio di sé. Il film è un vero portento dal punto di vista dell’animazione digitale.

I creatori hanno trovato un ottimo punto di incontro tra gli effetti digitali e lo stile fumettistico, realizzato grazie ad un attento lavoro sui personaggi e sugli effetti digitali del film. La pellicola è disseminata di scritte e didascalie tipiche dei fumetti ( i cosiddetti retini ), così come disegni, sfumature, effetti grafici e colori ricordano in pieno lo stile dei comics.

Il film è soprattutto un omaggio all’origine di questi personaggi. Mirabile è poi l’abilità dei creatori che sono riusciti nel creare il giusto mix tra gli stili diversi dei vari personaggi mantenendo le loro caratteristiche e il loro aspetto grafico pur facendogli agire in un contesto comune.

Un altro aspetto che mi ha positivamente sorpreso è la colonna sonora, ricca di brani hip-hop e rap, efficace nel sottolineare le sequenze più action e i momenti più intensi e vicina allo stile underground del nuovo Spider-man, Miles Morales.

In conclusione consiglio vivamente Spider-man: Un nuovo Universo agli amanti del personaggio e in generale agli amanti dei film d’animazione.

Recensione Shazam!

Un nuovo supereroe DC ironico e divertente

Shazam! è un film del 2019 diretto da David F. Sandberg.

Settimo film del DC Extended Universe, Shazam racconta la storia di William Billy Batson, un quattordicenne orfano e ribelle che viene affidato ad una famiglia adottiva nonostante i suoi numerosi tentativi di fuga. In questa nuova famiglia conoscerà altri ragazzi adottati e stringerà amicizia con Frederick, un ragazzino disabile.

Un giorno, dopo aver difeso il suo amico vittima di un atto di bullismo a scuola, Billy si ritrova teletrasportato in una dimensione magica dove incontra un misterioso mago. Il curioso signore gli conferisce i suoi poteri magici trasformando di fatto Billy nel supereroe Shazam.

La casa di produzione DC comics continua la serie di film dedicati ai supereroi, Aquaman aveva stupito per aver portato un briciolo di inventiva e uno stile scanzonato ad uno dei supereroi meno noti nel panorama della DC. Shazam allo stesso modo punta tutto su un registro ironico, divertente e leggero, un approccio adatto ad un supereroe che è adulto ma ragiona come un quattordicenne.

Non si può fare a meno di ridere davanti a Shazam, interpretato dal bravo Zachary Levi, che sfoggia una tutina rosso accesso e un mantello bizzarro. Il film funziona nelle sequenze che vedono Billy scoprire i suoi poteri e confrontarsi con il suo amico Frederick che li suggerisce di provare a vedere se è invisibile, se ha la super forza o se può volare.


Ad ogni supereroe serve un supercattivo

La morale del film è interessante e ispirata chiaramente ad un classico lungometraggio per ragazzi, I Goonies. Uniti si vince e siamo tutti un po’ dei supereroi, anche chi magari non crede di esserlo ma nasconde dentro di sé una grande forza che aspetta solo di essere svelata, questi sono i messaggi principali che veicola il film.

Shazam! arranca su altre tematiche: una tra tutte il passato del giovane protagonista, che capiamo essere stato abbandonato dalla madre, ma la storia, a mio parere, risulta un po’ superficiale e anche nel finale viene risolta grossolanamente.

Altro punto a sfavore è dato dall’eccessiva lunghezza, 132 minuti si sentono soprattutto nelle lunghe sequenze di azione a tratti annacquate e superflue. La storia, a mio parere, non giustifica una durata simile e con qualche taglio in più poteva essere asciugata e restare entro il limite delle due ore. Il cattivo Thaddeus Sivana, interpretato da Mark Strong, è funzionale ma non spicca per carisma e originalità.

In conclusione, Shazam! rimane un buon film sulle origini di un supereroe, sicuramente un valido lungometraggio di intrattenimento per famiglie.

Scheda del film (in inglese)

Recensione Aquaman

Un film di supereroi divertente e visivamente accattivante

Aquaman è un film del 2018 diretto da James Wan.

Arthur Curry (Jason Momoa) è il figlio di un guardiano del faro e di Atlanna, regina di Atlantide.

Considerato un figlio illegittimo dai regnanti di Atlantide, dopo la scomparsa della madre, vive sulla Terra, rimanendo lontano dalla città sommersa. Dopo che il suo fratellastro Orm rivendica il trono di Atlantide e dichiara guerra ai terrestri, Aquaman sarà costretto a tornare nella città sommersa per fermare le ostilità e rivendicare il proprio ruolo come re di Atlantide.

Aquaman fa parte del filone di cinecomic della DC, ed è l’ultimo arrivato in ordine di tempo dopo le pellicole Man of Steel (2013), Batman vs Superman: Dawn of Justice (2016), Suicide Squad (2016), Justice League (2017), Wonder Woman (2017). Era facile liquidare questo film come mediocre visti i risultati delle precedenti pellicole di questo genere, quasi tutte ampiamente sotto la sufficienza.

Aquaman è una sorpresa e sembra aver portato un po’ di positività ad un franchise in declino. James Wan realizza un film con una storia convenzionale, divertente e leggera. Il protagonista Arthur Curry, interpretato da un bravo Jason Momoa, è efficace.
Mera, l’eroina futura regina di Atlantide, interpretata da Amber Heard se la cava bene come combattiva protagonista femminile. Tra le altre interpretazioni degne di nota ricordo quella di Vulko (Willem Defoe), amico e mentore di Aquaman e Orm (Patrick Wilson), fratellastro e antagonista di Arthur.

Un punto di forza del film è la messa in scena e gli effetti speciali. Aquaman è un vero spettacolo visivo ricchissimo di particolari e scenari accattivanti, sembra proprio di entrare come spettatori in un mondo sconfinato sotto la superficie dell’Oceano. Il film ci regala alcune sequenze molto suggestive che mi hanno ricordato gli ambienti del pianeta Pandora di Avatar. L’immaginario di James Cameron non è l’unica influenza che vediamo in Aquaman, troviamo anche echi di Star Wars, Tron e Indiana Jones.

La fotografia è ben realizzata i colori dominanti sono il blu, l’azzurro degli ambienti marini, ma anche colori caldi come l’arancione dei tramonti o delle sabbie del deserto. La differenza di scenari presenti nel film rende bene l’idea del viaggio epico.

Atlantide un mondo visivamente affascinante che ricorda il pianeta Pandora in Avatar

Il rovescio della medaglia di questa ricchezza visiva sta nello stile barocco al limite del kitsch voluto dal regista James Wan, come pure una serie di battute e momenti comici disseminati a più riprese durante lo svolgimento del film. Questo modo di intendere Aquaman ha fatto storcere il naso a molti appassionati. Personalmente questo stile non ha disturbato la mia visione della pellicola, essendo consapevole che Aquaman è un film di supereroi che non ha certamente pretese di essere un’opera di particolare originalità e pregio. È un film ironico, divertente, di puro intrattenimento.

In conclusione, consiglio Aquaman agli amanti del genere che siano alla ricerca di un film blockbuster divertente e leggero.

Scheda del film (in inglese)