Step Up

Due giovani molto diversi riscoprono insieme la magia del ballo

Step Up è un film del 2006 diretto da Anne Fletcher.

Dopo aver vandalizzato con dei suoi compagni una sala della Maryland School of Arts, Tyler Gage un adolescente sbandato dedito a piccoli crimini, viene condannato dal giudice a scontare la pena nella stessa scuola facendo le pulizie. Durante un turno, un giorno, incontra la studentessa Nora Clark , una giovane ballerina di danza classica che cambierà la sua vita.

Il film di Anne Fletcher racconta la storia di due giovani, appartenenti a realtà molto diverse. Tyler è nato e vissuto “sulla strada”, dedito all’hip hop e alla breakdance. Nora, giovane ballerina appartenente ad una famiglia benestante per tutta la vita sogna di essere scritturata in una compagnia di ballo. Due mondi lontani che trovano un punto d’incontro nell’energia del ballo, proprio come Fletcher ci suggerisce con un montaggio alternato all’inizio del film, dove le movenze delle ballerine e i passi dell’hip hop si somigliano.

I due protagonisti sembrano inconciliabili, ma la danza classica e l’hip hop fanno muovere i corpi e le anime, trasformando Nora e Tyler in compagni affiatati. Il loro talento risplende con la prosecuzione del film e alla fine nasce prevedibilmente l’amore.

Step Up in fondo racconta una classica storia di due giovani che costruiscono il loro futuro, tra speranze, errori e prese di coscienza. Tutto ciò viene reso in maniera semplice e verosimile, senza sganciare il film da una plausibile realtà. Questo a mio parere è uno dei pregi del film che non porta lo spettatore troppo lontano da un possibile quotidiano.

Le tematiche affrontate da Step Up non sono comunque originali, simili sviluppi si possono trovare in film come Dirty Dancing o Save the Last Dance. Tuttavia Step Up rimane un film godibile ed efficace che trasporta lo spettatore sulla pista da ballo al ritmo di musiche coinvolgenti ed orecchiabili.

I numeri di danza sono tutti ben coreografati e realizzati. Dal punto di vista tecnico il film è ben montato e la regia è al servizio dei protagonisti, con alcune scene spettacolari. Nora, interpretata da Jenna Dewan è instancabile e adatta nella parte della giovane ballerina. Channing Tatum è bello quanto basta per far impazzire le teenagers e gli si perdona anche una certa mancanza di espressività.

Step Up è stato seguito da altri quattro film: Step Up 2 – La strada del successo, Step Up 3D, Step Up Revolution, Step Up All in.

Titanic

Il Titanic di Cameron, una riuscita miscela di spettacolarità ed emozioni

Titanic è un film scritto e diretto da James Cameron, uscito nelle sale nel 1997.

1912. Rose e Jack, due giovani che si incontrano e si innamorano durante il viaggio inaugurale del Titanic, la nave transatlantico più grande all’epoca. Rose è una giovane di famiglia benestante promessa ad un ricco imprenditore di nome Cal. Jack è un vagabondo con la passione per il gioco d’azzardo. Il loro amore sboccerà inaspettato ma, un destino tragico attende i due amanti.

Titanic è forse il miglior film del regista James Cameron. Una storia d’amore classica è l’intreccio principale che si svolge sullo sfondo della nota storica tragedia del transatlantico RMS Titanic.

Cameron riuscì con questo film a realizzare una delle pellicole più popolari e di successo della storia del cinema contemporaneo, attualmente al secondo posto come incasso globale. Il film vinse la bellezza di 11 Oscar tra cui miglior regia, miglior film, miglior fotografia, miglior scenografia, miglior montaggio.

I meriti del regista sono tanti. Uno su tutti l’aver avuto una grande visione ed averla portata a compimento, immergendosi nelle profondità marine per scoprire che cosa fu davvero questa nave. La prima parte del film fa vedere alcune scene del vero relitto che Cameron andò a studiare per realizzare il film.

Titanic è un film grande in molti sensi, ambizioso, costoso, spettacolare ed emozionante. Cameron miscela in maniera equilibrata il melodramma in un disaster movie avventuroso.

Il risultato è una pellicola riuscita, adatta per un pubblico generalista ma anche ricercata per l’ottima resa tecnica per le sontuose scenografie, la fotografia e gli effetti speciali. Difficile non rimanere coinvolti nella storia d’amore tra Rose e Jack, due anime diverse tra loro e tra cui sboccia una passione travolgente. Un Romeo e Giulietta sull’oceano, la vicenda è piena di cliché come ci si potrebbe immaginare, ma è proprio questo suo essere tradizionale a farla aderire così bene agli archetipi classici e a renderla quindi efficace e godibile.

Rivisto oggi a più di 20 anni dall’uscita Titanic suscita ancora quelle emozioni e coinvolge come una volta. Le prove degli attori tra cui spiccano quelle dei due protagonisti Kate Winslet e Leonardo di Caprio, sono tutte più che buone.

Il film comunque non è privo di difetti, la lunghezza della pellicola è uno di questi. Tre ore e quindici minuti sono tanti, seppur il film sia ottimamente montato e con il giusto ritmo, poteva essere accorciato di una ventina di minuti.

Dal punto di vista tecnico Titanic è veramente realizzato bene. Tutta la seconda parte del film e il finale con l’affondamento del transatlantico sono le parti più spettacolari. Qui James Cameron sfodera tutta la sua capacità di produrre grandi sequenze dinamiche e adrenaliniche. Si nota la grande perizia tecnica e l’incredibile lavoro di effetti speciali (Industrial Light & Magic), uniti ad una regia ottima, che rendono gli ultimi momenti del Titanic da brividi.

Una menzione va anche fatta alle musiche, composte da James Horner. Il brano di Céline Dion My Heart Will Go On diventò il brano simbolo della cantante e uno dei singoli di maggior successo di tutti i tempi.

In conclusione mi sento di consigliare senza dubbio Titanic.

Se vi è piaciuta questa piccola recensione e se desiderate leggere ancora di James Cameron, di seguito segnalo i film di fantascienza che ho già recensito.

Terminator, Terminator 2 – Il giorno del giudizio, Aliens- Scontro finale, Avatar.

Armageddon

Stucchevole, roboante e patriottico blockbuster campione d’incassi

Armageddon è un film del 1998 diretto da Michael Bay.

Un asteroide gigantesco sta per colpire la Terra. L’ultima speranza dell’umanità è riposta in 2 gruppi di coraggiosi uomini che dovranno arrivare sull’asteroide, trivellarne la superficie e calare un ordigno nucleare per far saltare in aria la minaccia prima che colpisca la Terra.

Un giorno curiosando su IMDB ho notato che questo film catastrofico girato da Michael Bay è apprezzato dal pubblico e ha una media di 6.7 tra i voti degli utenti. Sorpreso dal responso favorevole ho deciso di scrivere due considerazioni riguardo a questo film.

Armageddon potrebbe funzionare come una commedia, ma il film in realtà si prende molto sul serio soprattutto nella seconda parte.

I nostri protagonisti sono dei veri eroi fin dall’inizio come continua a ripeterci il regista. Poco importa che combinino solo disastri, siano presuntuosi, incapaci e passino la maggior parte del tempo a urlare assurdità.

Un film di Michael Bay non è tale senza una buona dose di stucchevole patriottismo e qui ne abbiamo a profusione. Gli americani sono gli unici salvatori del mondo e tutti gli altri paesi restano a guardare in attesa del compimento della grande impresa.

Il film procede per accumulo di esplosioni e caos, il risultato è a tratti inguardabile. I personaggi non vengono approfonditi, e vivono di stereotipi, c’è il capo tutto d’un pezzo, il buono con un passato difficile, il giovane avventato ma capace ecc ecc.

Stendiamo poi un pietoso velo sul personaggio del cosmonauta russo. Un ruolo che più stereotipato di così non si può (se volete vedere un buon film con protagonisti cosmonauti sovietici guardate Il tempo dei primi o Salyut 7).

La NASA viene dipinta come una organizzazione composta da persone che fanno scelte insensate. Truman, il capo, interpretato da Billy Bob Thornton, prende decisioni incredibili senza pensare alle conseguenze, dando una pessima immagine a tutto il programma spaziale.

I tecnici e gli ingegneri sono rappresentati come degli incapaci che attendono l’arrivo dell’ eroe di turno che risolva magicamente qualsiasi problema.

Dal punto di vista tecnico il film si nota per i grandi effetti speciali, anche realizzati discretamente per essere un film del 1998. Tuttavia l’eccesso di esplosioni e il rumore visivo non permettono di apprezzare più di tanto anche questo aspetto del film.

Curiosità

Nel film le scene al centro di controllo della NASA sono state effettivamente girate al Johnson Space Center di Huston e si vedono per qualche attimo la stanza di controllo delle missioni Apollo, i motori del Saturn V e lo Space Shuttle.

La sequenza del dialogo tra Harry Stamper e Grace è stata girata nel complesso 34, sito memoriale della tragedia dell’Apollo 1.

In Armageddon ci sono anche alcune citazioni di film che vale la pena riscoprire:

Uomini veri

Il dottor Stranamore,ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba

Star Wars

Non mi sento di dire altro su questo film, veramente di basso livello. In conclusione non consiglio Armageddon, meglio guardare uno dei film citati poco sopra.

Sunshine

Una missione spaziale per riaccendere il Sole

Sunshine è un film di fantascienza diretto da Danny Boyle nel 2007.

Anno 2057. Il sole si sta spegnendo e l’umanità rischia l’estinzione su una Terra congelata. Un’astronave con otto astronauti a bordo viene inviata verso la stella, la sua missione sarà quella di avvicinarsi quanto basta per sganciare un ordigno nucleare e provare così a riaccendere il Sole. Le cose non andranno come previsto…

Sunshine è un film che vidi poco dopo la sua uscita, nel lontano 2008. Era un lungometraggio sci-fi popolare tra i miei amici dell’epoca, e molte persone che conoscevo lo avevano visto. Rivisto oggi, a più di 10 anni di distanza, devo ammettere che mi era piaciuto molto di più all’epoca.

Il film di Danny Boyle ha diversi pregi ed altrettanti difetti. Alla fine della visione mi sono sentito triste e annoiato. Sunshine è un’occasione mancata secondo me, per vari motivi.

Dal punto di vista visivo il film è ottimo, gli effetti speciali e la fotografia sono realizzati bene e si nota una certa ricerca estetica. Le riprese dell’astronave con questo enorme scudo tondo, la contrapposizione tra la luce accecante del sole e l’oscurità totale dello spazio, il design di alcuni ambienti come l’osservatorio, sono tutte cose che mi hanno favorevolmente colpito.

Il film a mio parere regge soprattutto nella prima parte, dove ci vengono presentati i membri dell’equipaggio, gli ambienti claustrofobici dell’astronave, e la missione.

Sunshine dalle premesse si presenta bene e ci si aspetterebbe un secondo tempo altrettanto ben fatto. Dopo metà, tuttavia, il film vira verso l’horror con una conclusione che sinceramente mi ha lasciato deluso. Gli espedienti e i problemi che l’equipaggio deve affrontare durante la missione sono tutti poco credibili e poco realistici e sembrano più dei pretesti per eliminare la maggior parte dei protagonisti durante lo svolgimento del film.

Il cattivo, l’astronauta Pinbacker, sfigurato e quasi alieno, nella sua follia dice di aver parlato con Dio ed è deciso ad eliminare tutti gli astronauti. Francamente un personaggio debole che sembra una sorta di Alien inserito nella sceneggiatura perché era necessario avere un cattivo sennò il film non sarebbe andato da nessuna parte.

Alla fine, la solennità della colonna sonora, sembra non essere sufficiente a coprire un finale vuoto e poco interessante. Forse Danny Boyle voleva concludere il film alla 2001: Odissea nello spazio, facendo vedere il protagonista che tocca il Sole poco prima dell’esplosione finale, ma francamente non l’ho trovato molto riuscito.

In conclusione penso a Sunshine come a un film non particolarmente interessante, con alcune belle sequenze visive.

Jurassic Park

Il parco dei dinosauri, immaginato nel romanzo di Crichton e creato da Spielberg per il cinema

Jurassic Park è un film del 1993 diretto da Steven Spielberg.

Il ricco magnate John Hammond costruisce in un’isola al largo della Costa Rica un parco naturalistico che ospita i dinosauri. Gli esemplari, ricreati grazie all’ingegneria genetica, dovrebbero costituire l’attrazione più importante. Prima dell’inaugurazione, Hammond decide di invitare una coppia di paleontologi, un matematico e un avvocato per mostrare in anteprima le stupefacenti attrazioni. Le cose non andranno come previsto.

Jurassic Park è un classico degli anni ’90, realizzato da Steven Spielberg e basato sull’omonimo romanzo di Michael Crichton. Come molti altri bambini all’epoca, ricordo che vidi il film in VHS e mi piacque, ricco come è di azione e sequenze spettacolari. Rivisto oggi ad oltre 25 anni di distanza, Jurassic Park rimane un buon film con pregi e alcuni difetti.

La storia scorre ed è sviluppata bene, la sceneggiatura è discreta. La suspence che Spielberg crea intorno ai dinosauri è funzionale e mantiene lo spettatore coinvolto per tutta la durata della pellicola. Lo sconcerto dei protagonisti che per la prima volta si trovano in contatto con questi animali preistorici, è reso bene.

Le scene d’azione nel complesso sono realizzate molto bene, Spielberg è noto per la sua particolare attenzione al dettaglio e per la sua indubbia abilità registica. Tra i momenti più iconici del film non si possono non ricordare i famosi passi del temibile Tyrannosaurus rex, che si riverberano in un bicchiere d’acqua appoggiato nel cruscotto di una delle jeep del parco, poco prima della sua apparizione sulla scena.

Gli effetti speciali del film furono realizzati dalla Industrial Light & Magic di George Lucas e furono sbalorditivi per l’epoca. Ancora oggi, nonostante gli anni, la computer grafica è di alto livello e non sfigura se paragonata a prodotti più recenti. Il merito è anche di un utilizzo intelligente di ambientazioni, effetti digitali e animatronic, questi ultimi utilizzati soprattutto per alcune scene ravvicinate dove venivano inquadrate solo parti degli animali.

Spielberg è stato anche intelligente nel mischiare spettacolarità e messaggio, la morale di Jurassic Park vuole avvertire verso un utilizzo fuori controllo delle tecnologie genetiche, che possono arrivare a produrre risultati sorprendenti, ma anche pericolosi.

Le iconiche musiche del film sono state composte da John Williams ed aggiungono la giusta nota di pathos ad alcune sequenze chiave del film.

Jurassic Park all’epoca ottenne 3 Oscar e fu un grande successo di pubblico, incassando in tutto il mondo più di 900 milioni di dollari. Furono prodotti due seguiti, Il mondo perduto – Jurassic Park (1997) e Jurassic Park III (2001).

In conclusione consiglio la visione di Jurassic Park a chi sia alla cerca di un buon film d’azione firmato Spielberg.

Humandroid

Chappie, il droide della polizia dotato di coscienza

Humandroid (Chappie) è un film del 2015 diretto da Neil Blomkamp.

Johannesburg 2016, Deon Wilson è il creatore dei droidi delle unità d’intervento della polizia sudafricana e lavora per la grossa corporation che li produce, la Tetravaal. Nel tempo libero Deon lavora anche ad un progetto per la costruzione della prima intelligenza artificiale. Una notte riesce a completare la sua creazione e il giorno dopo decide di inserire questo programma all’interno di un droide danneggiato della Tretravaal, a scopo di test. Purtroppo le cose non andranno come previsto.

Humandroid è il terzo film di Neil Blomkamp, noto regista sudafricano già autore di District 9 (2009) e Elysium (2013). Tratto da un cortometraggio da lui stesso realizzato nel 2004, chiamato Tetra Vaal.

Il film, in lingua originale intitolato Chappie, racconta la storia del primo droide con una coscienza chiamato simpaticamente Chappie dalla banda di ganster che lo “adotterà” nel film. Il programma sviluppato dal protagonista Deon, trasforma quello che prima era una semplice unità da intervento della polizia in un essere pensante, dotato di emozioni e sentimenti.

L’umanizzazione delle macchine è un tema noto nel genere fantascientifico. Il regista Blomkamp costruisce tutto il film attorno alla figura del droide, rendendo bene lo sviluppo e le incertezze di una coscienza che si affaccia per la prima volta al mondo reale. Grazie ad ottimi effetti speciali e ad una messa in scena efficace, come pubblico non possiamo non simpatizzare per questo curioso protagonista.

Chappie parla col suo creatore Deon

I primi passi, la scoperta di avere una coscienza, l’impatto con la violenza e la successiva maturazione del droide sono forse le parti più interessanti e memorabili del film.

Humandroid tratta anche altri temi, come quello delle disuguaglianze sociali, del rifiuto del diverso e il ruolo del mondo digitale nella società contemporanea. Humandroid mette molta carne al fuoco in questo senso e non è in grado di sviluppare bene tutti questi argomenti, alcuni di questi rimangono purtroppo solo abbozzati.

Anche la sceneggiatura ha qualche difetto, soprattutto nel caratterizzare i personaggi secondari che rimangono sempre sullo sfondo e il loro approfondimento è solo sufficiente.

Nel film non mancano lunghe sequenze d’azione in pieno stile Blomkamp, con uso massicco del rallenty, enfasi sulle armi più distruttive e inseguimenti al cardiopalma.

I personaggi comprimari sono tutti discreti, si apprezza soprattutto la prova dell’attore Hugh Jackman come cattivo guerrafondaio e il curioso duo di rapper sudafricani Watkin Tudor Jones, Yolandi Visser che interpretano insieme a Jose Pablo Cantillo la “famiglia” ganster di Chappie.

In conclusione mi sento di consigliare Humandroid soprattutto agli amanti dei sci-fi d’azione e a chi apprezzi il cinema di Blomkamp.

Jurassic World – Il regno distrutto

I dinosauri di Jurassic World sull’orlo di una seconda estinzione

Jurassic World – Il regno distrutto è un film del 2018 diretto da Juan Antonio Bayona.

I dinosauri di Isla Nublar sono nuovamente in pericolo, dopo la distruzione del parco di Jurassic World il vulcano che domina l’isola sta per eruttare. Per salvare una parte degli esemplari viene inviata una nave che si rivela ben presto piena di mercenari senza scrupoli intenzionati a rivendere i dinosauri al miglior offerente sulla terra ferma.
Sull’isola arriva anche Claire Dearing ( Bryce D. Howard ), l’ex manager del parco giurassico, insieme a Owen Grady ( Chris Pratt ) ex ricercatore esperto di Velociraptor, Franklin Webb e la paleo-veterinaria Zia Rodriguez. La loro missione è trovare Blue, il velociraptor addestrato da Grady.

Jurassic World – Il regno distrutto continua la storia dei protagonisti che avevamo conosciuto nel precedente Jurassic World. Il film diretto dal regista spagnolo Bayona è diviso pressapoco in due parti. Le vicende nello scenario dell’isola Isla Nublar e quelle nella tenuta di Lockwood in California. Il regno distrutto non introduce particolari novità rispetto ai precedenti film del franchise, si fa notare per i buoni effetti speciali e per alcune sequenze realizzate tecnicamente bene.

Il film è meno interessante per la storia che racconta. La sceneggiatura è approssimativa e non particolarmente curata. La vicenda si svolge in modo convenzionale con qualche lungaggine di troppo, soprattutto nel finale. I colpi di scena non sono molto efficaci e non mi hanno sorpreso. Ci sono, come per il precedente film, alcuni rimandi ai vecchi film di Jurassic Park, ma vengono trattati come momenti per i fan, e non sono significativi per l’evolversi della storia.

Nella parte conclusiva del film Bayona inserisce i dinosauri in uno scenario diverso che non avevamo mai visto prima, gli interni di una antica villa. Un’idea un po’ horror che poteva essere interessante ma alla fine risulta non particolarmente efficace e addirittura cade nel trash nelle sequenze dell’asta dei dinosauri.

Gli attori fanno un lavoro discreto ma nessuno spicca per particolare bravura anche perché sembra proprio ci sia poco margine di manovra vista la sceneggiatura. Bryce D. Howard e Chris Pratt confezionano comunque una prova discreta.

In conclusione mi sento di consigliare Jurassic World – Il regno distrutto solo a chi cerchi un film per passare un paio d’ore di distrazione senza impegno.

Parasite

Una storia come metafora delle disparità sociali nella società di oggi

Parasite è un film diretto da Bong Joon-ho nel 2019

La famiglia Kim vive di espedienti in uno dei quartieri poveri di Seoul, in uno sporco appartamento seminterrato. Una sera Ki-woo, il figlio maschio della famiglia, incontra un suo amico che gli offre la possibilità di sostituirlo per dare ripetizioni alla giovane figlia della famiglia Park, una delle più ricche della città. Il giovane accetta e una volta ottenuta la fiducia della madre della figlia comincia ad elaborare uno stratagemma per inserire anche gli altri membri della famiglia alle dipendenze dei Park.

Parasite è l’acclamato ultimo film diretto dal cineasta sud coreano Bong Joon-ho. Il lungometraggio è risultato vincitore, tra i numerosi altri premi, della Palma d’Oro a Cannes 2019 e degli Oscar come Miglior Film Straniero e Miglior Film alla cerimonia degli Oscar 2020.

La famiglia Kim

Ero scettico riguardo a questo nuovo film del regista coreano perché non avevo apprezzato più di tanto il suo precedente Snowpiercer. Al di là delle riserve che avevo, e considerando i giudizi entusiasti che ho avuto modo di leggere su riviste e testate online, ho comunque deciso di vedere il film, sperando che mi avrebbe soddisfatto.

Devo ammettere che Parasite merita molti degli elogi che gli sono stati fatti.

La storia è efficace ed è supportata da una sceneggiatura più che buona. Rispetto a Snowpiercer, ho trovato la trama più coerente e più semplice da seguire. Bong Joon-ho non rinuncia al suo stile ma le scene d’azione e al rallentatore sono più calibrate e questo, secondo me, rende il film più godibile.

Le vicende che vengono narrate sono intrecciate in un labirinto di situazioni che portano ad un finale aperto. Tra i vari messaggi che il film veicola è chiaro che Bong Joon-ho abbia un forte interesse per la disparità sociale, le dinamiche antropologiche che governano la società coreana e più in generale quella occidentale. In Snowpiercer questi temi erano già presenti, i vagoni del treno dividevano proprio fisicamente le classi più abbienti da quelle più povere.

In Parasite questa divisione è invece declinata in altezza, i ricchi stanno in alto, nel lussuoso quartiere bene di Seoul, i poveri in basso. All’interno di ogni ambiente, di ogni stanza che vediamo nel film ci sono sempre più dimensioni, c’è sempre qualcuno più in basso o più in alto dei protagonisti.

Il salotto dell’incredibile casa della famiglia Park

Il film miscela vari generi passando dalla commedia nera, al drammatico, al thriller, all’ horror. Un mix che a prima vista potrebbe sembrare caotico, in realtà Bong Joon-ho questa volta ha fatto le cose bene e la pellicola ne guadagna in ricchezza e dinamicità.

Parasite si nota poi per una regia maniacale e tecnicamente perfetta. Ogni inquadratura è ricca di significati nascosti che arricchiscono ancora di più la visione. La fotografia è eccellente. Le ambientazioni della casa dei ricchi nel quartiere lussuoso di Seoul sono splendide e girate benissimo, le scene ambientate nel quartiere povero a casa dei Kim sono eccellenti con alcuni momenti memorabili che non svelerò qui.

Gli attori sono tutti efficaci e ottimamente scelti, tra i tanti mi hanno colpito soprattutto le performance di Song Kang-ho, già comparso in Snowpiercer e di Park So-dam.

In conclusione mi sento di consigliare sicuramente Parasite come film da vedere.

Salyut 7 – La storia di un’impresa

Storia romanzata del salvataggio della stazione spaziale sovietica Salyut 7

Salyut 7 – La storia di un’impresa è un film russo del 2017 diretto da Klim Shipenko.

Giugno 1985, il centro di controllo di Mosca perde i contatti con la stazione spaziale orbitante sovietica Salyut 7. Il guasto della stazione è grave e viene deciso l’invio di due cosmonauti per riparare il malfunzionamento scongiurando la perdita della stazione e un grande imbarazzo internazionale. La missione appare però da subito un’impresa disperata.

Salyut 7 è un film ispirato ad una storia vera, i due cosmonauti protagonisti Vladimir Fyodorov e Viktor Alyokhin hanno nomi di fantasia ma sono stati scritti sulla base dei due veri cosmonauti che furono incaricati di andare a recupare la stazione Salyut a bordo della Soyuz T-13.

La missione che i due devono affrontare appare da subito molto complicata. Nessuno ha mai tentato di attraccare ad una stazione fuori controllo in orbita e le probabilità di fallire sono altissime. I due protagonisti dovranno affrontare mille imprevisti in pieno stile Apollo 13 cercando a tutti i costi di completare la missione e tornare a casa sani e salvi.

Il film è realizzato tecnicamente bene, la fotografia è ottima, gli effetti speciali sono di buon livello, il ritmo è sostenuto. La ricostruzione degli interni della stazione spaziale e della Soyuz è fedele e mi ha ricordato quanto visto in Gravity.

Tra le sequenze visivamente spettacolari ricordo il decollo della Soyuz e il rendezvous con la Stalyut 7. Le scene in orbita terrestre sono interessanti e la regia si sofferma a volte nel mostrare tramonti orbitali e il colore mutevole della superficie terrestre visibile dallo spazio.

Il film non è comunque privo di difetti e in certi momenti enfatizza troppo l’eroismo dei protagonisti in alcuni momenti drammatici, spingendo un po’ troppo sulla propaganda in stile sovietico. Alla lunga questa scelta rende il lungometraggio a tratti noioso, almeno per me.

Salyut 7 ha in ogni caso il merito di raccontare una storia sconosciuta alla maggior parte della gente. Durante la Guerra Fredda poco si sapeva del programma spaziale sovietico anche vista la segretezza dovuta al periodo storico. Sorprendente da questo punto di vista come situazioni e problemi simili siano stati vissuti sia dagli americani sia dai sovietici magari in tempi diversi ma spesso con le stesse modalità.

Protagonisti di quest’epoca sono cosmonauti, ingegneri e tecnici di cui poco si sa, anche perché non ebbero l’esposizione mediatica dei loro colleghi statunitensi. Il film rende bene l’ammirevole dedizione dei protagonisti e la consapevolezza di trovarsi in una missione dalla quale avrebbero potuto non tornare.

Consiglio questo film soprattutto a quanti siano interessati alla storia del programma spaziale sovietico e agli amanti dei film sull’esplorazione umana nello spazio.

Harry Potter e la pietra filosofale

Il giovane aspirante mago Harry Potter e la misteriosa pietra filosofale

Harry Potter e la pietra filosofale è un film del 2001 diretto da Chris Columbus.

Harry è un bambino orfano di maghi che viene affidato ai suoi zii dopo che i suoi genitori sono rimasti uccisi. Il bambino cresce negli anni malvisto dai parenti che non comprendono le sue qualità e cercano di dissuaderlo dal praticare la magia. Un giorno una misteriosa lettera viene recapitata al domicilio di Harry. Nella busta il giovane aspirante mago trova l’iscrizione alla scuola di magia e stregoneria di Hogwarts.

Harry Potter e la pietra filosofale è il primo film della saga dedicata al noto mago e ai suoi compagni di avventura Ron Wisley e Hermione Granger. Una saga cinematografica nata parallelamente al grande successo dei libri scritti dall’autrice J.K. Rowling.

La pietra filosofale ci mostra un Harry Potter ancora bambino, al suo primo anno nella scuola di magia. Il protagonista è interpretato dall’attore Daniel Radcliffe che si rivela adatto al ruolo ed è calato bene nella parte. Ad accompagnarlo gli altri due protagonisti interpretati da Emma Watson (Hermione) e Rupert Grint (Ron), i tre formano un trio indissolubile che vedremo in tutti gli episodi della saga.

Anche alcuni tra i personaggi comprimari sono degni di nota, ricordo le ottime prove di Alan Rickman che interpreta il minaccioso professor Piton, Silente impersonato da Richard Harris e Hagrid da Robbie Coltrane.

Il film è ben realizzato, il montaggio e gli effetti speciali sono efficaci considerando i limiti della computer grafica dell’epoca. Nonostante le oltre due ore e mezza di durata si segue con piacere e non annoia anche se in alcuni punti il film poteva essere accorciato. Chris Columbus, in ogni caso, fa un buon lavoro nello scremare la grande mole di materiale proposta nel primo libro della Rowling, il pericolo era quello di realizzare un film confuso e troppo pieno di vicende e avvenimenti.

La pietra filosofale non è un lungometraggio che punta tutto sugli effetti speciali, ma è capace di trasmettere quel senso di magia grazie a scenografie ben fatte e a intrecci di trama ben congegniati. L’atmosfera surreale del mondo incantato è un punto importante che contraddistingue questa saga e la pietra filosofale riesce bene a trasmetterla stimolando ancora di più l’immaginazione e non soffocandola con effetti speciali esagerati.

Una menzione va anche alle iconiche musiche scritte da John Williams che curò la colonna sonora del film. In particolare rimane memorabile Hedwig’s Theme, il tema musicale suonato all’apertura del film.

Harry Potter e la pietra filosofale, alla fine, mi ha lasciato con la voglia di vedere anche i successivi episodi. A mio parere è un buon film fantastico, in grado di soddisfare un pubblico molto ampio.