Recensione Men in Black: International

Quarto film della serie Men in Black con due nuovi protagonisti

Men in Black: International è un film di F.Gary Gray del 2019.

Molly Wright è una bambina di Brooklyn che entra in contatto con un piccolo e curioso alieno. Dopo aver assistito all’intervento dei Men in Black, Molly coltiverà negli anni l’idea di scovare la segretissima sede dei Men in Black a New York. Diventata ormai una donna riuscirà ad entrare furtivamente nella sede e farsi arruolare per diventare lei stessa una MIB.

Men in Black: International è il quarto film dedicato agli uomini in nero dopo MIB – Men in Black (1997), Men in Black 2 (2002), Men in Black 3 (2012).

Questo quarto episodio della serie, dopo aver pensionato gli ormai “anziani” protagonisti Tommy Lee Jones e Will Smith, introduce due nuovi protagonisti: Molly, Agente M (Tessa Thompson) e Henry, Agente H (Chris Hemsworth).

Il duetto Thompson- Hemsworth è famoso, è già apparso in alcuni dei film di maggior successo della Marvel, Thor: Ragnarok e Avengers: Endgame. In queste occasioni abbiamo già potuto apprezzare delle buone prove per i due attori.

In Men in Black i due protagonisti sono sicuramente una coppia interessante e funzionano bene, sia nelle scene d’azione, sia nei momenti comici del film.

Tuttavia Men in Black: International convince meno sul versante della storia che cade nel già visto. High T ( Leam Neeson), il direttore dei MIB, non spicca per particolare originalità, gli altri attori comprimari fanno il loro dovere senza eccellere. Ma possiamo aspettarci profondità da un film sui Men in Black?

Secondo me no, anche il primo film del 1997 era in realtà una leggera commedia fantascientifica, divertente e non impegnativa. Le aspre critiche che ho letto riguardo a Men in Black: International, secondo me, sono date dal fatto che ci si aspettava troppo da un franchise che non ha mai brillato per originalità o qualità cinematografica.

Alla fine della proiezione ho avuto comunque sensazioni positive e consiglio Men in Black: International agli spettatori che cercano un film d’intrattenimento senza impegno, capace di far ridere e far passare due ore spensierate.

Recensione Spider-Man: Far from Home

Spider-Man tra realtà e illusione, smarrimento e consapevolezza

Spider-Man: Far from Home è un film del 2019 diretto da Jon Watts

Tempo dopo lo schiocco di Tony Stark avvenuto alla fine di Avengers: Endgame, Peter Parker vuole prendersi una vacanza dalle scorribande dell’Uomo Ragno e fare breccia nel cuore di Michelle Jones, sua compagna di classe. Ritrova anche i propri compagni cancellati dallo schiocco di Thanos e va in gita con la scuola in Europa. Il mondo, però, ha ancora bisogno di eroi e Peter Parker sarà costretto a indossare il costume anche in vacanza per respingere le minacce provenienti da un misterioso universo parallelo.

Continuano le avventure dell’ Uomo Ragno in questo sequel di Spider-Man: Homecoming. Peter Parker è cambiato, dopo gli eventi drammatici di Avenger: Endgame, per il nostro eroe arriva il momento di una nuova consapevolezza.

La scomparsa del suo mentore Tony Stark e il fatto di doversela cavare da solo, come adulto in grado di fronteggiare da solo le minacce, sono momenti che metteranno alla prova in tutti sensi il nostro Peter Parker. A questo si aggiunge il problema di un adolescente che deve crescere molto (troppo) in fretta e che deve tenere nascosta la sua vera identità. Da grandi poteri derivano grandi responsabilità e questo sembra mettere in crisi le capacità di Spider-Man e la sua fiducia nelle proprie forze.

Jon Watts realizza un film che è pienamente una commedia, ricco di momenti spassosi e di battute divertenti, inserendo al contempo una linea più drammatica che riguarda l’evoluzione del personaggio di Peter Parker. Il risultato è discreto se consideriamo il taglio che è stato scelto per questo personaggio ai tempi di Homecoming. Un Peter Parker adolescente, più acerbo e immaturo rispetto alle versioni dello stesso personaggio proposte nei film di Sam Raimi.

Il villain di questa avventura, Mysterio, interpretato dal bravo Jake Gyllenhaal, è caratterizzato abbastanza bene e regge con dignità il compito che gli è stato affidato, quello di essere un degno avversario per Spider-Man, senza cadere troppo nella banalità di altri cattivi del Marvel Cinematic Universe.

Far from Home è un film che si gioca sul sottile confine tra realtà e illusione, un tema sempre interessante che in questo caso viene trattato discretamente bene. Le illusioni di Mysterio sono anche le illusioni del cinema stesso e lo spettacolo che il personaggio imbastisce nelle sue grandi entrate in scena, è simile a come oggi viene prodotto un film di massa, con tanto di grandi effetti speciali e set creati digitalmente.

Tom Holland che interpreta Peter Parker, confeziona una buona prova, dando maggiore spessore al personaggio ed esprimendo bene il dubbio e le difficoltà di un giovane eroe alle prese con grandi aspettative ma anche grandi responsabilità.

Meno convincente a mio parere è il rapporto tra Peter Parker e MJ che avrei voluto maggiormente approfondito. In ogni caso il film rimane coerente nel ritrarre la relazione tra i due protagonisti come avevamo già visto in Spider-Man: Homecoming.

Dal punto di vista tecnico il film si distingue per i buoni effetti speciali e per alcune belle scene d’azione che tengono incollati alla sedia. Le sequenze dedicate alle illusioni di Mysterio hanno il giusto effetto straniante e mi hanno positivamente sorpreso.

Un punto a favore anche per le musiche di Michael Giacchino che conferiscono a Spider-Man: Far from Home la giusta atmosfera per un supereroe ormai cresciuto.

Recensione Ender’s Game

Un giovane e promettente comandante è l’ultima speranza per la Terra

Ender’s Game è un film del 2013 diretto da Gavin Hood.

Nel futuro, Ender Wiggins fa parte di un gruppo di giovani talenti nati e cresciuti per combattere una guerra contro una misteriosa razza aliena. Selezionato dal Colonnello Hyrum Graff, interpretato da Harrison Ford, come l’allievo più promettente per le sue grandi doti strategiche, Ender dovrà dimostrare di essere all’altezza delle sue potenzialità per vincere la guerra e sgominare la minaccia aliena, salvando così il nostro pianeta.

Spettacolare epopea fantascientifica ambientata in una Terra del futuro, Ender’s Game è soprattutto un film di adolescenti vittime e artefici di un “gioco” che non sanno bene dove li porterà. Un film che però non si rivolge solo ai giovani ma sa trovare un buon equilibrio nelle tematiche trattate ed è efficace ed apprezzabile anche da un pubblico adulto.

Ender è un giovane dalle grandi doti, forse il migliore del suo genere. La sua missione è quella di diventare il più grande e abile comandante mai esistito, l’unico in grado di sgominare la minaccia aliena che nei decenni passati aveva quasi portato la Terra e l’umanità alla sua estinzione.

Per raggiungere questo obbiettivo il giovane verrà addestrato in complesse simulazioni necessarie per affinare le sue doti. Un mondo ricreato al computer dove lui e i suoi compagni “giocano” in attesa dello scontro reale con il nemico alieno.

Seguendo i passi e l’evoluzione di Ender, interpretato da un bravo Asa Butterfield, il film ci porta a riflettere sull’idea di libertà e sul ruolo degli uomini in un contesto disumano. Temi che abbiamo già visto ampiamente in film come Matrix o Blade Runner e che in Ender’s game vengono se non altro riproposti in maniera efficace.

Asa Butterfield è Ender

Il film illustra anche altri concetti filosofici e sociologici molto cari al genere fantascientifico, come il tema della guerra e dei diritti degli alieni che visti in un senso più ampio rappresentano coloro che sono diversi da noi.

Non è la prima volta che bambini ed adolescenti sono protagonisti in film fantascientifici, basti pensare alla nota saga di Hunger Games. Anche in questo caso i protagonisti diventano vittime di una struttura decisa dagli adulti e vengono spinti a sviluppare aggressività e ostilità nel loro addestramento. Questa è anche un’occasione per il film di entrare efficacemente nella psicologia del giovane Ender, che trasmette durante tutto il film l’ambivalenza di un adolescente sospeso tra la necessità normale di affetto e comprensione e le ambizioni di un vero leader che vuole comandare i propri sottoposti.

La parte che mi ha convinto di meno del film è la sua conclusione, che a mio parere viene trattata in maniera abbastanza sbrigativa considerando le tematiche e le riflessioni proposte nel resto della pellicola.

Il film tecnicamente è realizzato molto bene grazie ad effetti speciali di prima qualità, musiche di Steve Jablonsky efficaci e scenografie accattivanti.

Il mondo di Ender è vario ed è fatto di spazi chiusi e claustrofobici come la stazione orbitante dove i giovani di addestrano, ma anche di ambienti desertici come il pianeta alieno o i boschi e le montagne terrestri.

Le simulazioni di guerra sono state la parte che più mi ha colpito visivamente e sono sicuramente i momenti dove il film da il meglio di sé dal punto di vista spettacolare.

Consiglio Ender’s Game a quanti siano alla ricerca di un buon film di fantascienza che racconti una storia capace di intrattenere e che faccia anche riflettere.

Recensione Ghostbusters – Gli Acchiappafantasmi

Cult movie degli anni ’80, spassoso mix di commedia demenziale, cinema fantastico e fantascienza

Ghostbusters è una commedia diretta da Alain Reitman nel 1984.

Tre acchiappafantasmi decidono di mettere su un’attività per porre fine agli episodi paranormali che infestano New York. Un giorno però un fenomeno di bibliche proporzioni si manifesta in un appartamento nel West Side della città. Gli acchiappafantasmi dovranno fare gli straordinari per combatterlo.

Ghostbusters è diventato un vero e proprio cult movie con il passare del tempo. Merito di una comicità esilarante con tanto di elucubrazioni pseudoscientifiche sugli episodi paranormali, un abile mix di commedia, fantascienza e fantastico.

Una buona prova dei tre protagonisti Peter Venkman (Bill Murray), Raymond Stantz (Dan Aykroid) e Egon Spengler (Harold Ramis), che gestiscono bene i tempi comici e risultano un gruppo affiatato. Alla fine Ghostbusters è un film spassoso, ironico e leggero che io come molti altri vidi la prima volta da bambino in VHS.

Sigourney Weaver, nei panni della giovane Dana Barrett, spaventata vittima dei fantasmi nel suo appartamento è memorabile quando prende le sembianze di Zuul che si impadronisce del suo corpo come un vero e proprio Alien. Zuul minaccia di invadere la città e aprire le porte della Terra a Gozer, misterioso alieno proveniente da una civiltà millenaria.

Dal punto di vista tecnico il film è realizzato bene, considerando i limiti degli effetti speciali degli anni ’80. I fantasmi rivisti oltre 30 anni dopo sono datati ma efficaci e spassosi. Gli effetti mostrano i loro limiti soprattutto nelle scene dinamiche, come nell’inseguimento del mostro di Zuul per Central Park.

Altri elementi del film degni di nota sono i costumi, gli zaini protonici dei protagonisti e la famosa macchina dei Ghostbusters che sono entrati nell’immaginario collettivo dell’epoca.

Anche le musiche meritano una citazione, il brano Ghostbusters composto da Ray Parker Jr è uno dei pezzi da colonna sonora più famosi di sempre.

Il film ha avuto un sequel, Ghostbusters 2 e un remake al femminile nel 2016, Ghostbusters.

Recensione Oblivion

Oblivion, un buon mix di citazioni a molti classici di fantascienza

Oblivion è un film di Joseph Kosinski uscito nel 2013.

2077. Jack è un soldato rimasto sulla Terra tra gli ultimi riparatori di droni da ricognizione che ogni giorno scandagliano il pianeta. Il resto dell’umanità a seguito di una guerra contro una razza aliena chiamata Scavengers si è trasferita su Titano perché la Terra risulta ormai inabitabile. Jack in procinto di unirsi anche lui al resto dell’umanità e intraprendere l’ultimo viaggio verso la sua nuova casa, è però tormentato da un passato che non riesce a lasciarsi alle spalle.

Oblivion è una fantascienza che senza dubbio ha tanto da attingere dal passato, si ritrovano molti temi che sono stati già trattati in precedenti film importanti di questo genere. Da 2001: Odissea nello spazio a Wall-E, da Blade Runner a Moon. Il film è un mix di molte tematiche, sicuramente realizzato bene e dalla confezione convincente, ma che non lascia alla fine il segno tanto quanto ci si aspetterebbe.

Le tematiche citate in Oblivion sono talmente tante che sarebbero troppe da riportare tutte in questa breve recensione. Vale la pena ricordare l’ormai fin troppo sfruttato tema sull’intelligenza artificiale in stile HAL 9000 e il suo rapporto con l’uomo. Oblivion ricalca durante lo svolgimento questa classica trama di genere. Un altro spunto che il film segue è il rapporto tra memoria reale o artificiale, un argomento già ampiamente trattato in Blade Runner e che in Oblivion viene riproposto in maniera didascalica ma efficace.

Il tema dei cambiamenti climatici in una Terra disabitata è un’altro classico scenario usato in molteplici altre storie di fantascienza e che in Oblivion viene utilizzato discretamente bene, il regista Kosinski da il giusto spazio a scenari suggestivi ambientati nella natura, in una Terra che sembra tornata quella di milioni di anni fa.

Jack ( Tom Cruise ) e Julia ( Olga Kurylenko ) in una scena del film

Tom Cruise confeziona una buona prova attoriale, ma sappiamo che è un bravo attore che sa reggere anche parti drammatiche. In questo caso Cruise riesce bene nel dare a Jack quell’ambiguità di soldato fedele alla causa ma tormentato da dubbi sul suo passato. Anche gli altri attori protagonisti fanno tutti un buon lavoro, compreso Morgan Freeman che in questa pellicola fa la parte dell’antagonista un po’ stereotipato ma comunque funzionale.

Il regista Joseph Kosinski da il meglio di se nella parte visiva del film. Effetti speciali, scenografie e design delle architetture sono realizzati veramente bene e colpiscono visivamente, creando un mondo nitido e fantascientifico nel quale immergersi.

In questo senso i campi lunghissimi che il regista usa per mostrare una Terra ormai disabitata e dominata dalla natura, sono molto belli e li ho trovati simili ad alcune riprese di Ridley Scott usate in The Martian.

Per l’architettura e il design Oblivion ricorda Tron: Legacy, film diretto dallo stesso regista, che anche in quel caso è stato in grado di creare un mondo visivamente accattivante. Il mondo di Oblivion è tecnologico e contrappone le sagome bianche e le linee minimal della torre di controllo dove opera il protagonista Jack ai bassifondi sporchi e scuri dove si nascondono gli Scavengers. Una scelta didascalica ma riuscita.

Penso che Oblivion sia sicuramente un buon film d’intrattenimento adatto agli amanti della fantascienza. Una pellicola che risulta ben riuscita che si scopre debole solo per la morale già sentita che comunica nel finale.

Recensione X-Men: Dark Phoenix

La Fenice è libera

X-Men: The Dark Phoenix è un film del 2019 diretto da Simon Kinberg.

1992, Jean Grey è una mutante dai poteri telepatici e telecinetici che fa parte della squadra degli X-Men, durante una missione di recupero nello spazio viene assalita da una misteriosa forza aliena. Recuperata e riportata sulla Terra dagli altri X-Men, Jean comincerà a manifestare illimitati e incontrollabili poteri, diventando un pericolo per le persone e i suoi stessi compagni mutanti.

X-Men: Dark Phoenix è il dodicesimo film dedicato agli X-Men compresi i film spin off dedicati al personaggio di Wolverine e i due film su Deadpool. Un percorso lungo quasi vent’anni, iniziato nel 2000 con X-Men di Bryan Singer. Un film che ricordo vidi quando ero adolescente e che mi aveva lasciato impressionato soprattutto per il fatto di vedere finalmente questi eroi dei fumetti ritratti in maniera realistica sul grande schermo.

In tutti questi anni sono uscite tante pellicole, tante storie, film più interessanti e film meno riusciti. Tutto questo è stato X-Men e questo ultimo episodio sigla la chiusura di un’epoca di film dedicati al gruppo dei noti supereroi. Dark Phoenix non si discosta molto dallo stile delle precedenti pellicole come X-Men: Giorni di un futuro passato e X-Men: Apocalisse.

Ritroviamo i personaggi Xavier, Magneto, Mystica, Ciclope, Tempesta, Nightcrawler, Quicksilver ed altri. Le loro storie sono già state trattate nei film precedenti e in questo ultimo lungometraggio non ci aspettiamo un grande salto in avanti nel loro arco narrativo. Il film si concentra sulla storia di Jean Grey, una mutante che possiede un potere quasi divino. Charles Xavier lo sa fin dal primo incontro, quando Jean è ancora bambina e nel tempo cerca di proteggerla da se stessa e dai mostri del suo tragico passato.

Il Professore cerca di anestetizzare il dolore nella sua mente, così facendo però contribuisce a creare due personalità distinte, da una parte una Jean Grey apparentemente normale e dall’altra la Fenice, un fiume di istinti di inaudita potenza. La “cura” di Xavier però smette di funzionare, dopo che Jean viene investita da una forza aliena che aumenta considerevolmente i suoi poteri.

Al di là di alcune scelte discutibili e di una sceneggiatura non sempre all’altezza, ho apprezzato Dark Phoenix per aver comunque trattato la storia di Jean Grey in maniera efficace. L’attrice Sophie Turner rende bene le sfaccettature di un personaggio tormentato, “vittima” di un grande potere. La sua Fenice ha caratteristiche molto diverse rispetto alla Framke Janssen che interpretò lo stesso ruolo in X-Men: Conflitto Finale, la Fenice della Turner è molto più composta e meno “selvaggia”, anche se a mio parere riesce comunque a rendere interessante il personaggio nella sua interpretazione.

La Fenice Jean Grey in una scena del film

Gli altri protagonisti hanno tutti una parte in linea con lo sviluppo del film, senza eccellere, ma mantenendo un livello buono. Il loro tempo a schermo è ridotto perché il film deve per forza di cose concentrarsi sulla storia della mutante Jean Grey. Xavier e Mystica, interpretati rispettivamente da James McAvoy e Jennifer Lawrence, riescono comunque a realizzare una buona prova. Tra tutti mi ha colpito certamente di più il ruolo di Michael Fassbender, che interpreta Magneto, ancora in grado dopo diversi film di conferire al suo personaggio quel carattere cattivo e tormentato.

Anche dal punto di vista tecnico il film non è male, gli effetti visivi sono realizzati efficacemente con alcune trovate interessanti. In particolare il combattimento per le strade di New York e il confronto sul treno in corsa regalano uno spettacolo di effetti ben realizzato. Belle anche le scene iniziali che ritraggono il lancio dello Space Shuttle (che fu un simbolo degli anni ’80 e ’90).

Consiglio questo film soprattutto agli amanti della saga degli X-Men. Penso che nonostante i difetti, Dark Phoenix rimanga un discreto film d’intrattenimento.

Recensione Thor

Storia delle origini di Thor, il supereroe Marvel inspirato alla mitologia norrena

Thor ( Chris Hemsworth ), figlio di Odino ed erede al trono di Asgard è un giovane aspirante Re forte ed ambizioso. La sua incoronazione viene tuttavia ostacolata da un’infiltrazione dei Giganti di Ghiaccio, acerrimi nemici del Regno che interrompono la cerimonia.

I nemici vengono respinti dalle difese di Asgard, Thor accusa il padre Odino ( Anthony Hopkins ) di essere troppo lassista nella sua politica con i regni nemici e propone di andare nella loro patria per vendicare l’attacco subito. Il Re, vedendo arroganza nel figlio, lo bandisce e lo spedisce in esilio sulla Terra.

Thor è il primo film dedicato al supereroe ispirato alla mitologia norrena: Thor Odinson ( Thor figlio di Odino ), Dio del Tuono.

La pellicola, diretta da Kenneth Branagh racconta le origini di Thor e lo sviluppo del suo personaggio che vedremo anche nei due sequel a lui dedicati ( Thor: The Dark World e Thor: Ragnarok ).

La storia del Dio del Tuono è prima di tutto una storia di famiglia ed è costruita sul rapporto con il padre Odino e sulle rivalità con il fratello Loki, Dio dell’Inganno. Thor è un personaggio che nasce con un grosso fardello sulle spalle, non deludere il padre ed essere un degno erede. Il suo sviluppo è legato a questa figura paterna severa e a tratti dispotica.

Kenneth Branagh fa un buon lavoro nel creare l’atmosfera del regno di Asgard, un luogo divino ma non privo di minacce e ostilità. Allo stesso modo si nota chiaramente l’ispirazione shakespeariana della storia che Branagh, noto regista di opere del popolare drammaturgo inglese
( Enrico V, Hamlet ), sfrutta a dovere.

Durante l’esilio, il film è ambientato sulla Terra. Questa parte è realizzata bene ma è meno efficace anche dal punto di vista visivo, sarà forse anche per l’ambientazione del New Messico piuttosto anonima. Il protagonista arrivato su nostro pianeta, si imbatte in Jane Foster ( Natalie Portman ), un’astrofisica ricercatrice, Erik Selvig ( Stellan Skarsgård ) e Darcy ( Kat Dennings ).

I tre lo aiuteranno e Thor comincerà a sviluppare un sentimento per Jane. Questo rapporto che doveva costituire un momento importante nello sviluppo del personaggio viene trattato frettolosamente. Il film qui risulta abbastanza piatto a mio parere, nonostante le scene d’azione e i colpi di scena presenti in questa fase della vicenda.

Va meglio nell’ultima parte del film, quando gli intrighi di Loki e il ritorno ad Asgard dell’eroe portano verso un epilogo soddisfacente.

Dal punto di vista tecnico, ho apprezzato le soluzioni visive di Thor e gli effetti speciali di buon livello, a parte alcuni difetti visibili soprattutto nelle sequenze ambientate nel regno dei Giganti di Ghiaccio.

In conclusione penso che Thor, pur con qualche difetto, sia un buon film di supereroi che ha il pregio di introdurre efficacemente questo personaggio ed offrire due ore di gradevole intrattenimento.

Recensione The Avengers

L’unione fa la forza

The Avengers è un film del 2012 diretto da Joss Whedon.

Nick Fury ( Samuel L. Jackson ), direttore dello S.H.I.E.L.D decide di creare una squadra di supereroi, il progetto Avengers, per contrastare la minaccia di Loki ( Tom Hiddleston ), Dio dell’ Inganno e fratello di Thor.

Grazie al Tesseract, un artefatto cosmico custodito dallo S.H.I.E.L.D, Loki riesce ad aprire un varco nel cosmo e arriva sulla Terra promettendo la sua distruzione. Riusciranno Iron Man ( Robert Downey Jr. ), Vedova Nera ( Scarlett Johansson ), Captain America ( Chris Evans ), Hulk ( Mark Ruffalo ), Thor ( Chris Hemsworth ) e Occhio di falco ( Jeremy Renner ) ad unire le forze ed agire come un vero team per salvare l’umanità?

Ironia, divertimento e azione in un mix equilibrato questo è The Avengers, primo film di una fortunata serie conclusa di recente con l’ultimo capitolo Endgame. Se si guarda bene già in questo lungometraggio di Joss Whedon ci sono tutti gli ingredienti che porteranno al successo questo “Assemble” di supereroi e che verranno poi ripresi e sviluppati nei film successivi.

Uno dei più importanti è sicuramente l’inedita unione di supereroi così diversi tra loro, in una miscela che funziona sorprendentemente bene.

Abbiamo Iron Man, “miliardario, playboy, filantropo” come si definisce lui stesso, Captain America il soldato tutto d’un pezzo, Bruce Banner/Hulk uno scienziato che nasconde un suo altergo dal carattere “non facile”, Vedova Nera la bella e dannata combattente, Thor Dio del Tuono e Occhio di Falco, arciere dalla mira infallibile.

Già all’inizio del film capiamo che non sarà facile mettere insieme tutte queste personalità, Whedon però da il giusto spazio ad ogni personaggio e ci mostra la genesi del gruppo in un percorso non privo di fallimenti.

Gli attriti più forti si hanno tra il personaggio di Tony Stark e Steve Rogers, rispettivamente Iron man e Captain America, i due non potrebbero avere origini più diverse. Interessante lo scambio di battute che i due hanno durante un incontro con gli altri Avengers, al centro del discorso l’idea di eroe che, declinata in maniera differente, appartiene ad entrambi i personaggi.

Un’altro elemento importante è quello del sacrificio, un concetto caro agli eroi, un voler mettere da parte se stessi per una causa più nobile e più alta. Un’ idea che il regista Whedon illustra in maniera semplice ma efficace e che fa esprimere direttamente al personaggio di Nick Fury. Al di là delle differenze e delle incomprensioni, se siamo uniti possiamo vincere, separati siamo vulnerabili e siamo destinati a fallire.

Loki, fratello di Thor e principale antagonista di questo film, è cattivo e ambiguo al punto giusto. Dio dell’ Inganno, riesce a tenere testa agli Avengers e stupisce col suo doppio gioco in più occasioni. Una buona prova di Tom Hiddleston che interpreta molto bene questo interessante e amato personaggio.

Loki, Dio dell’ Inganno

Dal punto di vista tecnico il film è più che buono, le scene d’azione sono spettacolari e Whedon gestisce bene i combattimenti collettivi, sfruttando i piano sequenza in maniera intelligente. La computer grafica nella battaglia finale di New York è di ottimo livello e non ho notato difetti durante la visione.

Consiglio The Avengers ad un pubblico che cerca un film di puro intrattenimento e naturalmente agli amanti dei cinecomic Marvel.

Recensione Avengers: Age of Ultron

Gli Avengers devono fermare un’intelligenza artificiale che minaccia di distruggere il mondo

Avengers: Age of Ultron è il sequel di The Avengers. Il film, scritto e diretto da Joss Whedon, racconta la storia del noto gruppo di supereroi della Terra che dovrà scontrarsi contro una nuova minaccia: Ultron. Un’ intelligenza artificiale creata con buone intenzioni da Tony Stark che in realtà si rivolta contro il suo creatore e promette di distruggere l’intero pianeta.

Sequel della prima pellicola di grande successo dedicata ai Vendicatori, Age of Ultron è un film che riprende per molti versi la formula già vista nel primo The Avengers: i supereroi si uniscono contro una minaccia comune.

Le novità sono legate ai nuovi protagonisti che vediamo per la prima volta in questo film, Scarlett Witch, Quicksilver e Visione, che si aggiungono ai 6 personaggi originali. Nel film abbiamo anche modo di scoprire di più sul passato degli Avengers.

Quicksilver e Scarlett Witch
Quicksilver e Scarlett Witch in Age of Ultron

Merito della storia che dosa con attenzione le sequenze action con momenti più introspettivi dove si apprezzano anche nuovi intrecci tra i personaggi principali.

Age of Ultron propone una classica trama dove un’azione fatta da uno dei protagonisti a fin di bene finisce per creare una minaccia per loro stessi. Ultron viene creato da Tony Stark e Bruce Banner, il loro obbiettivo era quello di creare un’intelligenza artificiale per proteggere il mondo dalle minacce aliene.

La parte dove i due scienziati lavorano insieme al progetto è ben realizzata e rende puntualmente l’incertezza di due uomini di scienza che stanno per tentare qualcosa di mai fatto prima.

tony stark e bruce banner lavorano a Ultron
Tony Stark e Bruce Banner lavorano per creare Ultron

La prima comparsa di Ultron è un momento teatrale dove sentiamo la voce dell’ intelligenza artificiale “ingabbiata” in un androide danneggiato, una sequenza che ci fa capire quanto Ultron sia minaccioso.

Tuttavia il film non si spinge molto oltre nel caratterizzare questo personaggio che rimane un cattivo nella media dei personaggi Marvel ed è un peccato considerando le sue potenzialità.

Tutti i sei personaggi originali sono gestiti bene e hanno il loro spazio durante lo svolgimento del film. In particolare le interazioni tra Romanoff e Banner ci permettono di scoprire qualcosa di più sul passato di entrambi e questo è il duetto più interessante del film, insieme ai classici confronti tra Tony Stark e Steve Rogers.

Per quanto riguarda il comparto tecnico personalmente apprezzo lo stile di regia di Whedon che non si fa prendere troppo dall’azione e il montaggio non risulta mai troppo sincopato, rendendo l’azione sempre chiara e facile da seguire. Gli effetti speciali sono di ottima fattura, non ho notato in questa pellicola forti difetti nella computer grafica come ho riscontrato in altri film della Marvel. Anche le sequenze action girate a Sokovia, alcune delle quali utilizzano in maniera massiccia effetti speciali, sono realizzate bene.

In conclusione penso che Avengers: Age of Ultron sia un buon film d’intrattenimento e lo consiglio agli amanti del genere cinecomic.

Recensione Avengers: Endgame

Il capitolo conclusivo degli Avengers regala un degno finale per i vendicatori e omaggia i precedenti film del Marvel Cinematic Universe

Attenzione! Il seguente articolo contiene SPOILER.

Lo schiocco di Thanos ha cancellato metà della popolazione dell’Universo, gli Avengers sopravvissuti si riorganizzano e preparano la resa dei conti, cercando nel frattempo un modo di riportare in vita le vittime dello schiocco fatale.

Avengers: Endgame è l’ultima opera diretta dai fratelli Anthony e Joe Russo. Un film che segna la conclusione di 11 anni di pellicole dedicate ai supereroi Marvel, il cuore di quello che viene chiamato Marvel Cinematic Universe.

Fin dall’origine Endgame aveva diversi compiti impegnativi da portare a termine tra cui concludere la vicenda sviluppata in Infinity War, chiudere le avventure del ciclo dei vendicatori e portare a compimento le storie dei 6 primi Avengers: Iron Man, Captain America, Black Widow, Hulk, Thor e Occhio di Falco.

Tutto ciò ha caricato questa ultima pellicola di forti aspettative e anche io ero pronto a gustarmi uno spettacolo fenomenale e imperdibile. Devo ammettere che Avengers: Endgame è, pur con qualche difetto, riuscito in questa impresa per certi versi difficile. Il merito è da attribuirsi ad una produzione ben rodata, i Marvel Studios negli anni hanno affinato i meccanismi produttivi sfornando film sempre più “grandi”.

L’apice della grandezza è arrivato nel 2018 con Avengers: Infinity War, un film che, pur coi suoi difetti, ha l’innegabile merito di intrecciare una moltitudine di personaggi e storie molto differenti e produrre un mix di successo. Infinity War è un film che i fan hanno veramente amato e Avengers: Endgame è il sequel di questo film del 2018.

Endgame tuttavia è una pellicola molto diversa nei toni e nello sviluppo rispetto al suo predecessore. I registi Russo impostano un film che ruota intorno alle vicende dei 6 Avengers principali, un’ultima missione che il gruppo dovrà affrontare per salvare l’umanità. Dopo una prima parte dove era doveroso soffermarsi sulle conseguenze dello schiocco di Thanos, il film poteva risolversi con una semplice quanto banale vendetta contro il titano pazzo.

I Russo, invece, imbastiscono una complessa trama basata sui viaggi temporali in pieno stile Ritorno al Futuro. Di certo niente di particolarmente originale. L’espediente è comunque un’occasione per visitare diverse epoche chiave per la storia dei Avengers. Così troviamo i nostri eroi ad agire ai tempi del primo film sui vendicatori (The Avengers di Joss Whedon), nella New York invasa dalle truppe dei Chitauri, o ad Asgard ai tempi di Thor: The Dark World. Un vero e proprio omaggio ad alcuni classici momenti di questa saga, e un’occasione per creare nuovi intrecci tra i personaggi.

La terza parte è invece dedicata all’epica vera e propria. Lo scontro finale è un vero e proprio Assemble, con tripudio di effetti speciali, impressionante per ampiezza e ricchezza di dettagli. Un conflitto che supera per grandezza quelli già visti in Infinity War e conferma anche attraverso una musica ben scelta, il tono definitivo di questa battaglia tra il bene e il male.

Una considerazione a parte va dedicata alla chiusura degli archi narrativi di Iron Man e Captain America. Due personaggi storici con cui il pubblico ha più legato, essendo stati protagonisti di molteplici film. Avengers: Endgame porta a degna conclusione le loro storie, ognuna in modo unico. Un compito non facile considerando anche qui le forti aspettative e i grandi rischi di concludere malamente o in modo ridicolo i loro archi narrativi.

Il film non è comunque privo di difetti, soprattutto la caratterizzazione dei personaggi di Thor e Hulk. In questa pellicola fanno da spalla comica e non sono a mio parere molto efficaci. In particolare Thor, che in Infinity War era stato uno dei personaggi principali e più interessanti, ha subito in questo film un cambiamento radicale che a mio parere ha fatto svanire quel carattere epico e divino che lo differenziava dagli altri protagonisti.

Il cambiamento di alcuni personaggi fa pensare che gli sceneggiatori abbiano adottato questa strategia per concentrare la parte drammatica sui personaggi di Iron man e Captain America. Una strategia funzionale, ma in un film corale come gli Avengers ci si aspetterebbe che tutti i personaggi principali abbiano la loro evoluzione e il loro peso durante il film, il mix risulta quindi sbilanciato sui due protagonisti principali.

In conclusione penso che Avengers: Endgame sia comunque un buon film d’intrattenimento, nella media dei film Marvel.