Harry Potter e la camera dei segreti

Harry Potter dovrà venire a capo di un mistero che si nasconde tra le mura di Hogwarts

Harry Potter e la camera dei segreti è un film del 2002 diretto da Chris Columbus.

Harry Potter torna ad Hogwarts per il secondo anno della scuola di magia, ma già prima di partire incontra un misterioso elfo domestico, Dobby, che fa di tutto per dissuaderlo dal tornare nell’amato castello. Arrivato ad Hogwarts Harry sarà coinvolto in misteriose e oscure magie che colpiranno i suoi amici e i compagni di corso. Sembra che nel castello si nasconda una misteriosa camera dei segreti e al suo interno dimori un essere mostruoso…

Harry Potter e la camera dei segreti è il film tratto dal secondo libro della saga di Harry Potter, creata da J.K. Rowling.
Questo secondo film dedicato al famoso aspirante mago di Howgarts, è per molti versi simile al precedente. Dopo aver introdotto il mondo magico e aver presentato i personaggi principali nel primo capitolo, questa nuova avventura porta lo spettatore nel bel mezzo dell’azione che ha tutta l’aria di essere ricca di intrighi e misteri veramente magici.

La camera dei segreti è un film realizzato bene, la cura delle scenografie, le ambientazioni e gli effetti speciali sono di ottimo livello. Ho notato anche alcuni miglioramenti rispetto a La pietra filosofale, soprattutto per gli effetti visivi che in questo film sono ancora più elaborati e spettacolari.

Chris Columbus conferisce un’atmosfera più dark al film rispetto al precedente La pietra filosofale e rende bene la minaccia che si sviluppa nella scuola di magia. Il clima di sospetto e incertezza che serpeggia intorno alla figura di Harry Potter viene reso con un crescendo che esprime tutta l’ambigua del protagonista, legato suo malgrado alla figura di Voldemort.

Gli attori sono calati ancor meglio nella parte, ho trovato buone le performance in particolare di Daniel Radcliffe che interpreta Harry, Alan Rickman per Severus Piton e Kenneth Branagh, l’egocentrico mago Gilderoy Allock. Anche gli altri protagonisti sono azzeccati e confezionano una buona prova in generale.

Le cose che mi sono piaciute meno sono la lunghezza del film che a mio parere è eccessiva. Ci sono alcune parti che potevano essere tagliate per snellire la narrazione. Allo stesso modo il film cade in alcuni momenti ripetitivi che avevamo già visto ne La pietra filosofale e che potevano essere tralasciati.

In conclusione, penso che La camera dei segreti sia un buon film di Harry Potter anche se non rimane tra i miei preferiti della serie.

Harry Potter e la pietra filosofale

Il giovane aspirante mago Harry Potter e la misteriosa pietra filosofale

Harry Potter e la pietra filosofale è un film del 2001 diretto da Chris Columbus.

Harry è un bambino orfano di maghi che viene affidato ai suoi zii dopo che i suoi genitori sono rimasti uccisi. Il bambino cresce negli anni malvisto dai parenti che non comprendono le sue qualità e cercano di dissuaderlo dal praticare la magia. Un giorno una misteriosa lettera viene recapitata al domicilio di Harry. Nella busta il giovane aspirante mago trova l’iscrizione alla scuola di magia e stregoneria di Hogwarts.

Harry Potter e la pietra filosofale è il primo film della saga dedicata al noto mago e ai suoi compagni di avventura Ron Wisley e Hermione Granger. Una saga cinematografica nata parallelamente al grande successo dei libri scritti dall’autrice J.K. Rowling.

La pietra filosofale ci mostra un Harry Potter ancora bambino, al suo primo anno nella scuola di magia. Il protagonista è interpretato dall’attore Daniel Radcliffe che si rivela adatto al ruolo ed è calato bene nella parte. Ad accompagnarlo gli altri due protagonisti interpretati da Emma Watson (Hermione) e Rupert Grint (Ron), i tre formano un trio indissolubile che vedremo in tutti gli episodi della saga.

Anche alcuni tra i personaggi comprimari sono degni di nota, ricordo le ottime prove di Alan Rickman che interpreta il minaccioso professor Piton, Silente impersonato da Richard Harris e Hagrid da Robbie Coltrane.

Il film è ben realizzato, il montaggio e gli effetti speciali sono efficaci considerando i limiti della computer grafica dell’epoca. Nonostante le oltre due ore e mezza di durata si segue con piacere e non annoia anche se in alcuni punti il film poteva essere accorciato. Chris Columbus, in ogni caso, fa un buon lavoro nello scremare la grande mole di materiale proposta nel primo libro della Rowling, il pericolo era quello di realizzare un film confuso e troppo pieno di vicende e avvenimenti.

La pietra filosofale non è un lungometraggio che punta tutto sugli effetti speciali, ma è capace di trasmettere quel senso di magia grazie a scenografie ben fatte e a intrecci di trama ben congegniati. L’atmosfera surreale del mondo incantato è un punto importante che contraddistingue questa saga e la pietra filosofale riesce bene a trasmetterla stimolando ancora di più l’immaginazione e non soffocandola con effetti speciali esagerati.

Una menzione va anche alle iconiche musiche scritte da John Williams che curò la colonna sonora del film. In particolare rimane memorabile Hedwig’s Theme, il tema musicale suonato all’apertura del film.

Harry Potter e la pietra filosofale, alla fine, mi ha lasciato con la voglia di vedere anche i successivi episodi. A mio parere è un buon film fantastico, in grado di soddisfare un pubblico molto ampio.

Recensione Ghostbusters – Gli Acchiappafantasmi

Cult movie degli anni ’80, spassoso mix di commedia demenziale, cinema fantastico e fantascienza

Ghostbusters è una commedia diretta da Alain Reitman nel 1984.

Tre acchiappafantasmi decidono di mettere su un’attività per porre fine agli episodi paranormali che infestano New York. Un giorno però un fenomeno di bibliche proporzioni si manifesta in un appartamento nel West Side della città. Gli acchiappafantasmi dovranno fare gli straordinari per combatterlo.

Ghostbusters è diventato un vero e proprio cult movie con il passare del tempo. Merito di una comicità esilarante con tanto di elucubrazioni pseudoscientifiche sugli episodi paranormali, un abile mix di commedia, fantascienza e fantastico.

Una buona prova dei tre protagonisti Peter Venkman (Bill Murray), Raymond Stantz (Dan Aykroid) e Egon Spengler (Harold Ramis), che gestiscono bene i tempi comici e risultano un gruppo affiatato. Alla fine Ghostbusters è un film spassoso, ironico e leggero che io come molti altri vidi la prima volta da bambino in VHS.

Sigourney Weaver, nei panni della giovane Dana Barrett, spaventata vittima dei fantasmi nel suo appartamento è memorabile quando prende le sembianze di Zuul che si impadronisce del suo corpo come un vero e proprio Alien. Zuul minaccia di invadere la città e aprire le porte della Terra a Gozer, misterioso alieno proveniente da una civiltà millenaria.

Dal punto di vista tecnico il film è realizzato bene, considerando i limiti degli effetti speciali degli anni ’80. I fantasmi rivisti oltre 30 anni dopo sono datati ma efficaci e spassosi. Gli effetti mostrano i loro limiti soprattutto nelle scene dinamiche, come nell’inseguimento del mostro di Zuul per Central Park.

Altri elementi del film degni di nota sono i costumi, gli zaini protonici dei protagonisti e la famosa macchina dei Ghostbusters che sono entrati nell’immaginario collettivo dell’epoca.

Anche le musiche meritano una citazione, il brano Ghostbusters composto da Ray Parker Jr è uno dei pezzi da colonna sonora più famosi di sempre.

Il film ha avuto un sequel, Ghostbusters 2 e un remake al femminile nel 2016, Ghostbusters.

Recensione Thor: The Dark World

Un buon sequel sulle avventure del Dio del Tuono

Thor: The Dark World è un film diretto da Alan Taylor del 2013.

Dopo la vittoria dei supereroi narrati in The Avengers e dopo la cattura di Loki, Thor si impegna a rimanere ad Asgard per consolidare la pace dei Nove Regni. Nonostante sia passato del tempo i pensieri del Dio del Tuono sono sempre rivolti a Jane Foster, la ricercatrice conosciuta sulla Terra durante il primo film dedicato al personaggio norreno. Quando Jane viene misteriosamente a contatto con una dimensione aliena che si materializza alla periferia di Londra, Thor tornerà per salvarla e proteggere l’umanità.

Thor: The Dark World racconta le vicende del Dio del Tuono poco dopo la fine di The Avengers, il primo film dedicato all’Assemble dei Vendicatori. The Dark World è una pellicola apprezzabile che ha il merito di portare avanti degnamente le vicende di Thor mantenendo un certo equilibrio e uno stile in linea con quello impostato da Kenneth Branagh nel precedente film dedicato al supereroe.

thor e loki
Thor dovrà fidarsi di Loki in Thor: The Dark World

Ho trovato The Dark World più scorrevole rispetto al film precedente e a tratti più avvincente. Alan Taylor realizza un film di buon livello, ricco di effetti speciali e di avventura, unita ad alcuni sani momenti umoristici in pieno stile Marvel.

La miscela è equilibrata e alla fine il film mi ha lasciato una buona impressione. Questa avventura di Thor ha un respiro più ampio rispetto a quella già narrata nel precedente film di K. Branagh, finalmente vediamo il nostro protagonista misurarsi con una minaccia interplanetaria più importante e adatta al personaggio.

Malekith, Signore degli Elfi Oscuri, come cattivo è funzionale e fa il suo lavoro. Tuttavia è meno riuscito rispetto a Loki, a cui resta il merito di essere una delle figure più ambigue e interessanti del Marvel Cinematic Universe. Gli altri protagonisti sono tutti discreti nella loro performance, senza punte di particolare eccellenza.

Consiglio la visione di Thor: The Dark World a quanti vogliano continuare le avventure di Thor e agli amanti dei film di supereroi Marvel.

Il film ha avuto un seguito diretto da Taika Waikiki nel 2017, Thor: Ragnarok.

Recensione X-Men: Dark Phoenix

Storia della Fenice Jean Grey, l’ X-Men dai poteri telepatici e telecinetici

X-Men: The Dark Phoenix è un film del 2019 diretto da Simon Kinberg.

1992, Jean Grey è una mutante dai poteri telepatici e telecinetici che fa parte della squadra degli X-Men, durante una missione di recupero nello spazio viene assalita da una misteriosa forza aliena. Recuperata e riportata sulla Terra dagli altri X-Men, Jean comincerà a manifestare illimitati e incontrollabili poteri, diventando un pericolo per le persone e i suoi stessi compagni mutanti.

X-Men: Dark Phoenix è il dodicesimo film dedicato agli X-Men compresi i film spin off dedicati al personaggio di Wolverine e i due film su Deadpool. Un percorso lungo quasi vent’anni, iniziato nel 2000 con X-Men di Bryan Singer. Un film che ricordo vidi quando ero adolescente e che mi aveva lasciato impressionato soprattutto per il fatto di vedere finalmente questi eroi dei fumetti ritratti in maniera realistica sul grande schermo.

In tutti questi anni sono uscite tante pellicole, tante storie, film più interessanti e film meno riusciti. Tutto questo è stato X-Men e questo ultimo episodio sigla la chiusura di un’epoca di film dedicati al gruppo dei noti supereroi. Dark Phoenix non si discosta molto dallo stile delle precedenti pellicole come X-Men: Giorni di un futuro passato e X-Men: Apocalisse.

Ritroviamo i personaggi Xavier, Magneto, Mystica, Ciclope, Tempesta, Nightcrawler, Quicksilver ed altri. Le loro storie sono già state trattate nei film precedenti e in questo ultimo lungometraggio non ci aspettiamo un grande salto in avanti nel loro arco narrativo. Il film si concentra sulla storia di Jean Grey, una mutante che possiede un potere quasi divino. Charles Xavier lo sa fin dal primo incontro, quando Jean è ancora bambina e nel tempo cerca di proteggerla da se stessa e dai mostri del suo tragico passato.

Il Professore cerca di anestetizzare il dolore nella sua mente, così facendo però contribuisce a creare due personalità distinte, da una parte una Jean Grey apparentemente normale e dall’altra la Fenice, un fiume di istinti di inaudita potenza. La “cura” di Xavier però smette di funzionare, dopo che Jean viene investita da una forza aliena che aumenta considerevolmente i suoi poteri.

Al di là di alcune scelte discutibili e di una sceneggiatura non sempre all’altezza, ho apprezzato Dark Phoenix per aver comunque trattato la storia di Jean Grey in maniera efficace. L’attrice Sophie Turner rende bene le sfaccettature di un personaggio tormentato, “vittima” di un grande potere. La sua Fenice ha caratteristiche molto diverse rispetto alla Framke Janssen che interpretò lo stesso ruolo in X-Men: Conflitto Finale, la Fenice della Turner è molto più composta e meno “selvaggia”, anche se a mio parere riesce comunque a rendere interessante il personaggio nella sua interpretazione.

La Fenice Jean Grey in una scena del film

Gli altri protagonisti hanno tutti una parte in linea con lo sviluppo del film, senza eccellere, ma mantenendo un livello buono. Il loro tempo a schermo è ridotto perché il film deve per forza di cose concentrarsi sulla storia della mutante Jean Grey. Xavier e Mystica, interpretati rispettivamente da James McAvoy e Jennifer Lawrence, riescono comunque a realizzare una buona prova. Tra tutti mi ha colpito certamente di più il ruolo di Michael Fassbender, che interpreta Magneto, ancora in grado dopo diversi film di conferire al suo personaggio quel carattere cattivo e tormentato.

Anche dal punto di vista tecnico il film non è male, gli effetti visivi sono realizzati efficacemente con alcune trovate interessanti. In particolare il combattimento per le strade di New York e il confronto sul treno in corsa regalano uno spettacolo di effetti ben realizzato. Belle anche le scene iniziali che ritraggono il lancio dello Space Shuttle (che fu un simbolo degli anni ’80 e ’90).

Consiglio questo film soprattutto agli amanti della saga degli X-Men. Penso che nonostante i difetti, Dark Phoenix rimanga un discreto film d’intrattenimento.

Recensione Aladdin (2019)

La versione live action del noto film d’animazione di Walt Disney

Aladdin è un povero che vive di espedienti ad Agrabad. Un giorno, al mercato della città, si imbatte nella bella principessa Jasmine e se ne innamora. Dopo aver capito che la bella ragazza è in realtà di stirpe reale, Aladdin deciderà di aiutare il gran visir Jafar, braccio destro del Sultano, in cambio di incredibili ricchezze, così da poter avere la possibilità di corteggiare la bella principessa.

La storia di Aladdin la conosciamo praticamente tutti, è una favola che anche io come molti altri bambini e ragazzi ho visto la prima volta grazie al film d’animazione realizzato nel 1992 dalla Disney. Un cartone che è rimasto nell’immaginario collettivo grazie all’incredibile mix di commedia, azione, fantasy e agli indimenticabili personaggi protagonisti.

Ammetto che avevo le mie perplessità riguardo a questa versione in live action. Sarebbe stato difficile travasare l’incredibile energia e la magia del cartone animato in un film tradizionale.

Devo ammettere che il regista Guy Ritchie è riuscito nell’intento di riproporre la magia di Aladdin al nuovo pubblico di giovani e giovanissimi, senza rovinare la storia e proponendo anche qualche variazione sul tema. Il film non è tuttavia privo di difetti che, a mio parere, sono legati alla riproposizione di temi che funzionavano nell’originale in animazione e che invece in questo film risultano meno efficaci e a volte non del tutto riusciti.

Mi riferisco per esempio alle ambientazioni di Agrabad che hanno un feeling patinato che sembra a tratti troppo artificiale. Anche il look dei personaggi principali è curato ma risulta quasi finto da quanto sono tirati a lucido i costumi dei protagonisti.

Jasmine e Aladdin

Aladdin si discosta dall’originale anche per alcuni cambiamenti ai personaggi. In particolare Jasmine che aveva già dato prova di forza e carattere nel cartone animato, in questa versione ha avuto più spazio per essere approfondita e gli è stato dato più risalto come principessa indipendente e di grande animo.

Allo stesso modo il Genio ha subito alcune modifiche. La versione di Will Smith del famoso personaggio blu è molto equilibrata per come riesce a rendere omaggio all’indimenticabile Genio di Robin Williams ( in Italia doppiato dall’ottimo Gigi Proietti), iniettando però il suo humor tipico del Principe di Bel-Air e Hitch. Il risultato è apprezzabile.

Anche il personaggio di Aladdin è cambiato, meno frenetico e più impacciato, ha i lineamenti delicati dell’attore Mena Massoud funzionale al ruolo.

Meno interessante è il personaggio di Jafar che seppur interpretato bene, non è indimenticabile, anche per le caratteristiche anonime dell’attore che lo rappresenta rispetto al personaggio del cartone animato che rimane iconico.

Una considerazione a parte va fatta per la musica, il film ripropone i pezzi originali sempre belli e orecchiabili con l’aggiunta di alcuni brani nuovi apprezzabili come Speechless il brano cantato da Naomi Scott ( Jasmine ). La versione italiana del celebre brano “Il Mondo è mio” è cantata da Naomi Rivieccio nella versione italiana, che rende giustizia al pezzo confezionando una performance di ottimo livello.

Recensione Thor

Storia delle origini di Thor, il supereroe Marvel inspirato alla mitologia norrena

Thor ( Chris Hemsworth ), figlio di Odino ed erede al trono di Asgard è un giovane aspirante Re forte ed ambizioso. La sua incoronazione viene tuttavia ostacolata da un’infiltrazione dei Giganti di Ghiaccio, acerrimi nemici del Regno che interrompono la cerimonia.

I nemici vengono respinti dalle difese di Asgard, Thor accusa il padre Odino ( Anthony Hopkins ) di essere troppo lassista nella sua politica con i regni nemici e propone di andare nella loro patria per vendicare l’attacco subito. Il Re, vedendo arroganza nel figlio, lo bandisce e lo spedisce in esilio sulla Terra.

Thor è il primo film dedicato al supereroe ispirato alla mitologia norrena: Thor Odinson ( Thor figlio di Odino ), Dio del Tuono.

La pellicola, diretta da Kenneth Branagh racconta le origini di Thor e lo sviluppo del suo personaggio che vedremo anche nei due sequel a lui dedicati ( Thor: The Dark World e Thor: Ragnarok ).

La storia del Dio del Tuono è prima di tutto una storia di famiglia ed è costruita sul rapporto con il padre Odino e sulle rivalità con il fratello Loki, Dio dell’Inganno. Thor è un personaggio che nasce con un grosso fardello sulle spalle, non deludere il padre ed essere un degno erede. Il suo sviluppo è legato a questa figura paterna severa e a tratti dispotica.

Kenneth Branagh fa un buon lavoro nel creare l’atmosfera del regno di Asgard, un luogo divino ma non privo di minacce e ostilità. Allo stesso modo si nota chiaramente l’ispirazione shakespeariana della storia che Branagh, noto regista di opere del popolare drammaturgo inglese
( Enrico V, Hamlet ), sfrutta a dovere.

Durante l’esilio, il film è ambientato sulla Terra. Questa parte è realizzata bene ma è meno efficace anche dal punto di vista visivo, sarà forse anche per l’ambientazione del New Messico piuttosto anonima. Il protagonista arrivato su nostro pianeta, si imbatte in Jane Foster ( Natalie Portman ), un’astrofisica ricercatrice, Erik Selvig ( Stellan Skarsgård ) e Darcy ( Kat Dennings ).

I tre lo aiuteranno e Thor comincerà a sviluppare un sentimento per Jane. Questo rapporto che doveva costituire un momento importante nello sviluppo del personaggio viene trattato frettolosamente. Il film qui risulta abbastanza piatto a mio parere, nonostante le scene d’azione e i colpi di scena presenti in questa fase della vicenda.

Va meglio nell’ultima parte del film, quando gli intrighi di Loki e il ritorno ad Asgard dell’eroe portano verso un epilogo soddisfacente.

Dal punto di vista tecnico, ho apprezzato le soluzioni visive di Thor e gli effetti speciali di buon livello, a parte alcuni difetti visibili soprattutto nelle sequenze ambientate nel regno dei Giganti di Ghiaccio.

In conclusione penso che Thor, pur con qualche difetto, sia un buon film di supereroi che ha il pregio di introdurre efficacemente questo personaggio ed offrire due ore di gradevole intrattenimento.

Recensione The Avengers

L’unione fa la forza

The Avengers è un film del 2012 diretto da Joss Whedon.

Nick Fury ( Samuel L. Jackson ), direttore dello S.H.I.E.L.D decide di creare una squadra di supereroi, il progetto Avengers, per contrastare la minaccia di Loki ( Tom Hiddleston ), Dio dell’ Inganno e fratello di Thor.

Grazie al Tesseract, un artefatto cosmico custodito dallo S.H.I.E.L.D, Loki riesce ad aprire un varco nel cosmo e arriva sulla Terra promettendo la sua distruzione. Riusciranno Iron Man ( Robert Downey Jr. ), Vedova Nera ( Scarlett Johansson ), Captain America ( Chris Evans ), Hulk ( Mark Ruffalo ), Thor ( Chris Hemsworth ) e Occhio di falco ( Jeremy Renner ) ad unire le forze ed agire come un vero team per salvare l’umanità?

Ironia, divertimento e azione in un mix equilibrato questo è The Avengers, primo film di una fortunata serie conclusa di recente con l’ultimo capitolo Endgame. Se si guarda bene già in questo lungometraggio di Joss Whedon ci sono tutti gli ingredienti che porteranno al successo questo “Assemble” di supereroi e che verranno poi ripresi e sviluppati nei film successivi.

Uno dei più importanti è sicuramente l’inedita unione di supereroi così diversi tra loro, in una miscela che funziona sorprendentemente bene.

Abbiamo Iron Man, “miliardario, playboy, filantropo” come si definisce lui stesso, Captain America il soldato tutto d’un pezzo, Bruce Banner/Hulk uno scienziato che nasconde un suo altergo dal carattere “non facile”, Vedova Nera la bella e dannata combattente, Thor Dio del Tuono e Occhio di Falco, arciere dalla mira infallibile.

Già all’inizio del film capiamo che non sarà facile mettere insieme tutte queste personalità, Whedon però da il giusto spazio ad ogni personaggio e ci mostra la genesi del gruppo in un percorso non privo di fallimenti.

Gli attriti più forti si hanno tra il personaggio di Tony Stark e Steve Rogers, rispettivamente Iron man e Captain America, i due non potrebbero avere origini più diverse. Interessante lo scambio di battute che i due hanno durante un incontro con gli altri Avengers, al centro del discorso l’idea di eroe che, declinata in maniera differente, appartiene ad entrambi i personaggi.

Un’altro elemento importante è quello del sacrificio, un concetto caro agli eroi, un voler mettere da parte se stessi per una causa più nobile e più alta. Un’ idea che il regista Whedon illustra in maniera semplice ma efficace e che fa esprimere direttamente al personaggio di Nick Fury. Al di là delle differenze e delle incomprensioni, se siamo uniti possiamo vincere, separati siamo vulnerabili e siamo destinati a fallire.

Loki, fratello di Thor e principale antagonista di questo film, è cattivo e ambiguo al punto giusto. Dio dell’ Inganno, riesce a tenere testa agli Avengers e stupisce col suo doppio gioco in più occasioni. Una buona prova di Tom Hiddleston che interpreta molto bene questo interessante e amato personaggio.

Loki, Dio dell’ Inganno

Dal punto di vista tecnico il film è più che buono, le scene d’azione sono spettacolari e Whedon gestisce bene i combattimenti collettivi, sfruttando i piano sequenza in maniera intelligente. La computer grafica nella battaglia finale di New York è di ottimo livello e non ho notato difetti durante la visione.

Consiglio The Avengers ad un pubblico che cerca un film di puro intrattenimento e naturalmente agli amanti dei cinecomic Marvel.

Recensione Avengers: Age of Ultron

Gli Avengers devono fermare un’intelligenza artificiale che minaccia di distruggere il mondo

Avengers: Age of Ultron è il sequel di The Avengers. Il film, scritto e diretto da Joss Whedon, racconta la storia del noto gruppo di supereroi della Terra che dovrà scontrarsi contro una nuova minaccia: Ultron. Un’ intelligenza artificiale creata con buone intenzioni da Tony Stark che in realtà si rivolta contro il suo creatore e promette di distruggere l’intero pianeta.

Sequel della prima pellicola di grande successo dedicata ai Vendicatori, Age of Ultron è un film che riprende per molti versi la formula già vista nel primo The Avengers: i supereroi si uniscono contro una minaccia comune.

Le novità sono legate ai nuovi protagonisti che vediamo per la prima volta in questo film, Scarlett Witch, Quicksilver e Visione, che si aggiungono ai 6 personaggi originali. Nel film abbiamo anche modo di scoprire di più sul passato degli Avengers.

Quicksilver e Scarlett Witch
Quicksilver e Scarlett Witch in Age of Ultron

Merito della storia che dosa con attenzione le sequenze action con momenti più introspettivi dove si apprezzano anche nuovi intrecci tra i personaggi principali.

Age of Ultron propone una classica trama dove un’azione fatta da uno dei protagonisti a fin di bene finisce per creare una minaccia per loro stessi. Ultron viene creato da Tony Stark e Bruce Banner, il loro obbiettivo era quello di creare un’intelligenza artificiale per proteggere il mondo dalle minacce aliene.

La parte dove i due scienziati lavorano insieme al progetto è ben realizzata e rende puntualmente l’incertezza di due uomini di scienza che stanno per tentare qualcosa di mai fatto prima.

tony stark e bruce banner lavorano a Ultron
Tony Stark e Bruce Banner lavorano per creare Ultron

La prima comparsa di Ultron è un momento teatrale dove sentiamo la voce dell’ intelligenza artificiale “ingabbiata” in un androide danneggiato, una sequenza che ci fa capire quanto Ultron sia minaccioso.

Tuttavia il film non si spinge molto oltre nel caratterizzare questo personaggio che rimane un cattivo nella media dei personaggi Marvel ed è un peccato considerando le sue potenzialità.

Tutti i sei personaggi originali sono gestiti bene e hanno il loro spazio durante lo svolgimento del film. In particolare le interazioni tra Romanoff e Banner ci permettono di scoprire qualcosa di più sul passato di entrambi e questo è il duetto più interessante del film, insieme ai classici confronti tra Tony Stark e Steve Rogers.

Per quanto riguarda il comparto tecnico personalmente apprezzo lo stile di regia di Whedon che non si fa prendere troppo dall’azione e il montaggio non risulta mai troppo sincopato, rendendo l’azione sempre chiara e facile da seguire. Gli effetti speciali sono di ottima fattura, non ho notato in questa pellicola forti difetti nella computer grafica come ho riscontrato in altri film della Marvel. Anche le sequenze action girate a Sokovia, alcune delle quali utilizzano in maniera massiccia effetti speciali, sono realizzate bene.

In conclusione penso che Avengers: Age of Ultron sia un buon film d’intrattenimento e lo consiglio agli amanti del genere cinecomic.

Recensione Avengers: Endgame

Il capitolo conclusivo degli Avengers regala un degno finale per i vendicatori e omaggia i precedenti film del Marvel Cinematic Universe

Attenzione! Il seguente articolo contiene SPOILER.

Lo schiocco di Thanos ha cancellato metà della popolazione dell’Universo, gli Avengers sopravvissuti si riorganizzano e preparano la resa dei conti, cercando nel frattempo un modo di riportare in vita le vittime dello schiocco fatale.

Avengers: Endgame è l’ultima opera diretta dai fratelli Anthony e Joe Russo. Un film che segna la conclusione di 11 anni di pellicole dedicate ai supereroi Marvel, il cuore di quello che viene chiamato Marvel Cinematic Universe.

Fin dall’origine Endgame aveva diversi compiti impegnativi da portare a termine tra cui concludere la vicenda sviluppata in Infinity War, chiudere le avventure del ciclo dei vendicatori e portare a compimento le storie dei 6 primi Avengers: Iron Man, Captain America, Black Widow, Hulk, Thor e Occhio di Falco.

Tutto ciò ha caricato questa ultima pellicola di forti aspettative e anche io ero pronto a gustarmi uno spettacolo fenomenale e imperdibile. Devo ammettere che Avengers: Endgame è, pur con qualche difetto, riuscito in questa impresa per certi versi difficile. Il merito è da attribuirsi ad una produzione ben rodata, i Marvel Studios negli anni hanno affinato i meccanismi produttivi sfornando film sempre più “grandi”.

L’apice della grandezza è arrivato nel 2018 con Avengers: Infinity War, un film che, pur coi suoi difetti, ha l’innegabile merito di intrecciare una moltitudine di personaggi e storie molto differenti e produrre un mix di successo. Infinity War è un film che i fan hanno veramente amato e Avengers: Endgame è il sequel di questo film del 2018.

Endgame tuttavia è una pellicola molto diversa nei toni e nello sviluppo rispetto al suo predecessore. I registi Russo impostano un film che ruota intorno alle vicende dei 6 Avengers principali, un’ultima missione che il gruppo dovrà affrontare per salvare l’umanità. Dopo una prima parte dove era doveroso soffermarsi sulle conseguenze dello schiocco di Thanos, il film poteva risolversi con una semplice quanto banale vendetta contro il titano pazzo.

I Russo, invece, imbastiscono una complessa trama basata sui viaggi temporali in pieno stile Ritorno al Futuro. Di certo niente di particolarmente originale. L’espediente è comunque un’occasione per visitare diverse epoche chiave per la storia dei Avengers. Così troviamo i nostri eroi ad agire ai tempi del primo film sui vendicatori (The Avengers di Joss Whedon), nella New York invasa dalle truppe dei Chitauri, o ad Asgard ai tempi di Thor: The Dark World. Un vero e proprio omaggio ad alcuni classici momenti di questa saga, e un’occasione per creare nuovi intrecci tra i personaggi.

La terza parte è invece dedicata all’epica vera e propria. Lo scontro finale è un vero e proprio Assemble, con tripudio di effetti speciali, impressionante per ampiezza e ricchezza di dettagli. Un conflitto che supera per grandezza quelli già visti in Infinity War e conferma anche attraverso una musica ben scelta, il tono definitivo di questa battaglia tra il bene e il male.

Una considerazione a parte va dedicata alla chiusura degli archi narrativi di Iron Man e Captain America. Due personaggi storici con cui il pubblico ha più legato, essendo stati protagonisti di molteplici film. Avengers: Endgame porta a degna conclusione le loro storie, ognuna in modo unico. Un compito non facile considerando anche qui le forti aspettative e i grandi rischi di concludere malamente o in modo ridicolo i loro archi narrativi.

Il film non è comunque privo di difetti, soprattutto la caratterizzazione dei personaggi di Thor e Hulk. In questa pellicola fanno da spalla comica e non sono a mio parere molto efficaci. In particolare Thor, che in Infinity War era stato uno dei personaggi principali e più interessanti, ha subito in questo film un cambiamento radicale che a mio parere ha fatto svanire quel carattere epico e divino che lo differenziava dagli altri protagonisti.

Il cambiamento di alcuni personaggi fa pensare che gli sceneggiatori abbiano adottato questa strategia per concentrare la parte drammatica sui personaggi di Iron man e Captain America. Una strategia funzionale, ma in un film corale come gli Avengers ci si aspetterebbe che tutti i personaggi principali abbiano la loro evoluzione e il loro peso durante il film, il mix risulta quindi sbilanciato sui due protagonisti principali.

In conclusione penso che Avengers: Endgame sia comunque un buon film d’intrattenimento, nella media dei film Marvel.