Recensione Star Wars: Episodio IV – Una nuova speranza

Il primo film di Guerre Stellari

Star Wars: Episodio IV – Una nuova speranza è un film del 1977 scritto e diretto da George Lucas.

L’impero galattico bracca l’alleanza ribelle per recuperare i piani di una misteriosa e micidiale arma offensiva, la Morte Nera. La principessa Leila nasconde queste preziose informazioni in un droide, R2-D2. Durante una roccambolesca fuga, il robot insieme alla sua dorata controparte C-1P8 atterrano sul pianeta Tatooine.

Episodio IV – Una nuova speranza altrimenti conosciuto semplicemente come Guerre Stellari prima dell’avvento dei prequel, è il primo film di Star Wars.

Scrivere di questo film è molto difficile, non solo perché si tratta di un lungometraggio importante nella storia del genere fantascientifico ( Star wars è fantasy o fantascienza? ) e del cinema moderno, ma anche perché è particolarmente ricco di spunti ed elementi interessanti che richiederebbero molto spazio per essere trattati. Mi limiterò a fare alcuni accenni per stimolare la curiosità del lettore.

Darth Vader ( a destra ) interroga un Ribelle

Una miscela inedita di influenze

La storia di Guerre Stellari è un vero mix di influenze che vanno dal western, al cinema del sol levante di Kurosawa, ai fumetti come quelli di Flash Gordon, al ganster movie e molte altro. Una miscela originale e curiosa ma che funziona incredibilmente bene.

Il merito è della sensibilità di George Lucas che mise insieme la propria visione in un soggetto che unisce personaggi all’apparenza inconciliabili. Tra i protagonisti troviamo una principessa, uno strano alieno peloso, un giovane pilota di astronavi e un apprendista cavaliere Jedi calati in un futuro fantascientifico rotto, sporco e polveroso. Un futuro che è in realtà nel passato come recita il famoso titolo “Tanto tempo fa in una galassia lontana lontana…”

Produzione e uscita del film nelle sale

Dalla scrittura alla realizzazione il passo non fu per niente breve, non solo per le difficoltà tecniche. Già durante la produzione più di qualche eminente regista e attore avevano espresso commenti negativi su questo film. Personalità come Francis Ford Coppola o il celebre attore Alec Guinness si dissero perplessi del risultato finale. George Lucas dovette passare attraverso uno stress enorme per concludere il suo film.

Dopo l’uscita nelle sale Star Wars divenne subito molto popolare.
La grande fama di Guerre Stellari è tra le altre cose dovuta alla sua ampia accessibilità. Star Wars è un film che introduce lo spettatore in un mondo complesso ma allo stesso tempo facile da fruire e adatto a tutti. La ricchezza delle creature e il design degli scenari dell’universo immaginato da Lucas hanno fatto storia e hanno contribuito alla sua popolarità essendo fortemente caratterizzate.

Il Millenium Falcon, inconfondibile nel suo iconico design

Storia e mitologia

Riguardato oggi, Guerre Stellari ha una trama convenzionale che suona già vista ad un pubblico di giovani o giovanissimi che lo guardino per la prima volta. Questo non deve trarre in inganno perché in realtà siamo di fronte ad un unicum per l’epoca in cui fu prodotto. Star Wars è oggi considerato uno spartiacque, uno dei film che inaugurò l’epoca dei lungometraggi commerciali che hanno poi monopolizzato il cinema odierno.

Uno dei punti che ha permesso uno sviluppo di successo è la mitologia che Guerre Stellari porta con sé.
L’epoca dei cavalieri Jedi, l’Impero Galattico, la Repubblica, tutti scenari che Lucas rese concreti quando girò i film prequel alla fine degli anni Novanta. Tuttavia nel 1977 erano solo echi di una mitologia che sarebbe stata e che ancora non si vedeva, tutto ciò rendeva il film ancora più affascinante.

Effetti visivi e sonoro

Dal punto di vista tecnico Guerre Stellari sposta in avanti i limiti degli effetti speciali negli anni ’70 e regala uno spettacolo visivo e sonoro di alto livello.

Il merito degli ottimi effetti è dovuto alla Industrial Light and Magic di Lucas che creò le sequenze d’azione con un misto di effetti pratici e modellini.

Nonostante i limiti dell’epoca ancora oggi il risultato è notevole. Guerre Stellari è un mirabile esempio di come si potessero aggirare gli ostacoli e i limiti della mancanza della moderna CGI. Anche senza l’ausilio della computer grafica le sequenze action sono ottime, nitide e integrate bene con il resto della pellicola.

Purtroppo con il tempo e le versioni speciali che sono uscite negli anni 2000, Lucas ha in parte vanificato questo risultato aggiungendo sequenze in computer grafica che stonano rispetto alle scene realizzate all’epoca.

Colonna sonora

Difficile non rimanere a bocca aperta sentendo le note dei famosi brani di Star Wars, oggi conosciuti in tutto il mondo. John Williams fu infatti incaricato da Lucas di scrivere la colonna sonora epica che accompagna ancora oggi i più recenti Episodi di questo universo.

In conclusione, non serve che lo scriva, consiglio questo film a tutti, sia agli amanti della fantascienza e non, proprio perché è una delle opere più interessanti nel cinema moderno.

Recensione Star Wars: Episodio III – La vendetta dei Sith

L’epico finale della trilogia prequel, la caduta di Anakin Skywalker al lato oscuro della Forza

Episodio III – La vendetta dei Sith è un film del 2005 scritto e diretto da George Lucas.

Dopo la sconfitta e l’uccisione del conte Dooku, Anakin e Obi – Wan sono impegnati a catturare il Generale Grevous. La Repubblica è in guerra e il misterioso Signore Oscuro dei Sith trama alle spalle del consiglio dei Jedi per rovesciare il governo e assumere il potere. Anakin nel frattempo è tormentato da un sogno premonitore che gli annuncia la morte della sua amata Padme.

Episodio III è il film che conclude la storia di Anakin Skywalker, il protagonista della trilogia prequel, e introduce Darth Vader ( o Darth Fener nella versione italiana), uno dei personaggi più iconici dell’universo di Guerre Stellari. Vader sarà infatti il principale antagonista della trilogia originale, realizzata da Lucas tra il 1977 e il 1983 con gli Episodi IV, V, VI.

Episodio III è tra i film della trilogia prequel quello più riuscito per diversi motivi.

George Lucas mette in scena ne la vendetta dei Sith i momenti chiave della conversione di Anakin da promettente cavaliere Jedi a Sith Lord. Capiamo meglio le motivazioni della caduta al Lato Oscuro della forza, Anakin cercherà di salvare Padme dalla morte che lui stesso ha previsto in un angoscioso sogno.

Nella situazione di difficoltà Anakin avrà crescenti problemi con il consiglio dei Jedi e si avvicinerà sempre di più a Palpatine, il cancelliere che vede come un mentore e amico. Il rapporto tra i due è costruito bene, con lo sviluppo della vicenda cominciamo a capire le reali motivazioni del cancelliere, la sua brama di potere e in ultimo la sua vera identità di Signore Oscuro. Ian McDiarmid confeziona una buona prova attoriale, conferendo a Palpatine quel carattere manipolatorio e malvagio che vedremo anche nel futuro Imperatore.

Allo stesso modo il rapporto tra Anakin e i Jedi viene approfondito e comprendiamo meglio le contraddizioni dell’Ordine e il disaccordo che sarà uno dei motivi che porterà Anakin a rivolgersi al male.

La Vendetta dei Sith è anche il film che mostra alcune delle scene più epiche di tutta la trilogia prequel, come la sequenza di apertura con la guerra in pieno svolgimento a Coruscant o il duello finale tra Anakin e Obi -Wan nel pianeta vulcanico di Mustafar.

La suggestiva sequenza di apertura, la battaglia su Coruscant

Episodio III tuttavia non è un film privo di difetti e si porta dietro alcuni problemi già visti nei precedenti film della trilogia prequel.

L’eccessivo utilizzo della computer grafica è un problema anche in questo film come nei suoi precedenti. Ne la vendetta dei Sith gli effetti sono amalgamati meglio rispetto ai precedenti episodi, questo è un aspetto positivo. Tuttavia George Lucas tende a creare inquadrature troppo piene di personaggi e astronavi, al punto da disorientare lo spettatore in alcuni casi.

Un altro aspetto negativo è la lunghezza esagerata di alcune scene d’azione, che sono protratte per troppi minuti senza un apparente motivo. Le scene iniziali di Obi – Wan e Anakin sulla nave del generale Grevous sono a tratti noiose proprio perché i nostri protagonisti sono occupati in interminabili momenti action spesso inutili.

Fortunatamente La vendetta dei Sith dedica poco tempo al rapporto tra Anakin e Padme, un aspetto positivo visto quello che ne è stato fatto in Episodio II. Tuttavia nelle scene dove vediamo Anakin e Padme dialogare, ritorniamo ai già noti e fastidiosi scambi di battute de L’attacco dei cloni. La sceneggiatura non è, in ogni caso, il punto forte de La vendetta dei Sith.

Al netto dei pregi e difetti considero La vendetta dei Sith sicuramente un discreto film d’intrattenimento.

In conclusione consiglio Episodio III come film soprattutto a chi sia interessato al finale della storia di Anakin Skywalker e in generale ai fan di Star Wars.

Recensione Star Wars: Episodio II – L’attacco dei cloni

La storia di Anakin Skywalker continua

Episodio II – L’attacco dei cloni è un film del 2002 scritto e diretto da George Lucas.

Anakin Skywalker è un promettente apprendista Jedi. Lui e il suo maestro Obi Wan-Kenobi vengono assegnati a protezione della senatrice Amidala di Naboo. L’incontro tra Anakin e Padme dopo tanto tempo, sarà un nuovo inizio di un rapporto che diventerà uno degli snodi centrali nello sviluppo del giovane Anakin.
Nel frattempo il lato oscuro della forza trama alle spalle del consiglio dei Jedi e promette di rovesciare le sorti della guerra civile in atto nei territori della Repubblica.

Episodio II – L’attacco dei cloni è forse il peggiore dei film della trilogia prequel di Star Wars. I motivi sono tanti e in questo breve articolo citerò quelli a mio parere più importanti.

Il secondo Episodio di una trilogia solitamente rappresenta un momento di passaggio dove vediamo rompersi gli equilibri e gli sviluppi messi in atto nel primo film per poi costruirne di nuovi che verranno approfonditi nell’ultimo lungometraggio della serie. Così fu per la trilogia originale di Star Wars, dal primo film Episodio IV – Una nuova speranza (1977) a Episodio V – L’impero colpisce ancora, e così è stato anche nella più recente trilogia sequel, tra Episodio VII – Risveglio della Forza e Episodio VIII – Gli Ultimi Jedi.

L’attacco dei cloni doveva essere il momento di svolta, dove avremmo visto il principio della trasformazione del potente apprendista Jedi Anakin Skywalker nello spietato Darth Vader. Questa transizione si vede ma è inserita all’interno di una storia che per molti versi non regge.

Il cambio di rotta di Anakin si apprezza nella drammatica scena della morte della madre e questo è forse il momento migliore del film, ma passato il picco drammatico il film si affossa e finisce senza aver detto quasi niente.

Una consistente parte di Episodio II è occupata dalla storia d’amore tra Anakin e Padme. Uno snodo centrale nello sviluppo del protagonista. Anche qui George Lucas fa vedere tutti i propri limiti, confezionando una storia piena di cliché e basata su una sceneggiatura a tratti talmente brutta da dare fastidio. In più momenti sono stato tentato di saltare intere scene per il nervoso provocato da dialoghi che più finti di così non posso essere.

anakin e padme
Padme e Anakin

L’attacco dei cloni quando uscì nelle sale fece anche scoprire a milioni di fan come dietro al fascino delle figure dei Jedi non ci sia proprio nulla. In questo film i cavalieri Jedi sono ritratti come spadaccini che fanno le capriole, uno sviluppo veramente deludente di personaggi mitici che avevano grande potenziale.

Dal punto di vista scenografico, L’attacco dei cloni non brilla per soluzioni visive particolarmente interessanti. Gli ambienti non sono d’impatto e il risultato è peggiorato dalla computer grafica che rende tutto il film “finto”. Molte scene hanno colori non brillanti e tendenti al grigio così come un eccesso di effetti creati digitalmente rendono il tutto ancora meno accattivante. Un feeling che ricorda il look di molti film Marvel di oggi.

Anche lo scontro finale tra Jedi, ormai una scena must di ogni film di Star Wars, è realizzato male e recitato peggio. Uno spreco di un grande attore come Christopher Lee e un vero peccato considerando che l’epoca ritratta ne L’attacco dei cloni era una dei momenti più fantasticati dai fan della vecchia trilogia. Il risultato è veramente banale e per questo Episodio II rappresenta forse il momento più basso di Star Wars.

Nonostante il cast di rilievo tra cui ricordo Hayden Christensen, Samuel L. Jackson, Natalie Portman, Ewan McGregor, Christopher Lee. L’attacco dei cloni non è certamente un film che valorizza le performance attoriali e le prove degli attori sono tutte mediocri o appena sufficienti. Si salva forse solo Christensen nei panni di Anakin che in un paio di momenti drammatici è in grado di trasmettere la disperazione e il tormento del personaggio.

Consiglio Episodio II – L’attacco dei cloni solo a coloro che desiderano continuare a saperne di più sulla parabola tragica del personaggio di Anakin Skywalker, in tutti gli altri casi suggerisco di guardare qualsiasi altro film della saga.

Recensione Star Wars: Episodio I – la minaccia fantasma

Primo episodio della trilogia dedicata ad Anakin Skywalker

La trilogia prequel di Star Wars racconta la storia di Anakin Skywalker. Il cavaliere Jedi che divenne Darth Vader, uno dei personaggi più amati della saga concepita da George Lucas negli anni ’70.

La minaccia fantasma uscì al cinema nel 1999 e come molti bambini all’epoca andai anche io a vedere questo film al cinema con i miei genitori. Avevo già visto in VHS gli altri film della trilogia classica di Guerre Stellari, Episodio IV – Una nuova speranza, V – L’impero colpisce ancora e VI – Il ritorno dello Jedi.

Ero ansioso di vedere come sarebbe stata questa nuova trilogia. Ricordo che il film mi piacque, ma già all’uscita dalla sala mi rimasero impressi i commenti di alcuni spettatori che erano rimasti delusi dal tono leggero, quasi infantile, che George Lucas decise di dare a questo film, il tono de la minaccia fantasma è diverso e più orientato ai bambini rispetto agli episodi più cupi e drammatici della trilogia classica.

La figura di Jar Jar Binks, alieno curioso che parla esperanto, fece tanto arrabbiare i fan per le sue continue battute e il suo essere un personaggio comico.

Rivisto a molti anni di distanza devo ammettere che Episodio I – La Minaccia Fantasma, pur coi suoi difetti, rimane un discreto film di intrattenimento, anche se non uno dei migliori Star Wars.

Grazie anche al cospicuo budget disponibile, George Lucas realizzò questo film e gli altri di questa trilogia sperimentando con la tecnologia digitale dell’epoca, un tentativo concretizzato nella scelta di creare digitalmente interi scenari e personaggi. Una scelta coraggiosa che però fa sembrare oggi la minaccia fantasma un film datato soprattutto in alcune scene. Il look freddo del digitale cambia il feeling di Star Wars che era stato uno degli elementi importanti che determina la sua fortuna ancora oggi.

Anakin e l’ombra del suo futuro

La storia di Anakin Skywalker originario di Tatooine, schiavo e costretto a lavorare in una rimessa di rottami galattici è sufficientemente sviluppata e interessante in alcune parti. Scopriamo l’infanzia di questo giovane che ebbe origini umili ma che sarà destinato a diventare un personaggio centrale nella mitologia di Guerre Stellari.

Per altri aspetti la storia è interrotta spesso da siparietti comici e buffi con protagonista Jar Jar Binks, scene che smorzano la tensione ma risultano alla lunga noiose e ripetitive.

Scopriamo anche qualcosa di più sui Jedi, queste figure mitologiche che nella trilogia originale erano già praticamente estinti. In questo caso Lucas ci introduce al consiglio dei Jedi, presieduto da Yoda, maestro Windu ed altri personaggi che rivedremo negli episodi seguenti.

Anakin ( a sinistra) al consiglio dei Jedi

Anche in questo caso lo sviluppo è in parte deludente. La minaccia fantasma non spiega molto di quanto già sapevamo nella trilogia originale, introduce solo alcuni ambienti nuovi. I Jedi rimangono fondamentalmente dei guerrieri/monaci orientali con spade laser.

La Forza, questo elemento così misterioso e interessante. In La minaccia fantasma viene trattata come un qualcosa di scientificamente preciso e quantificabile, una mossa che ha fatto arrabbiare i fan e ha fatto perdere a questo elemento quell’aura di mistero che era uno dei punti di forza della trilogia originale.

Il film in ogni caso ha anche molti aspetti positivi. Dal punto di vista tecnico è realizzato molto bene. Gli effetti speciali sono di primo livello per l’epoca. La fantasia e la ricchezza di ambienti e personaggi come alieni curiosi è sempre stata una delle prerogative di Star Wars e qui Lucas non si risparmia.

Tra le location di rilievo merita una menzione la Reggia di Caserta che venne utilizzata per girare le scene ambientate nel Palazzo reale di Naboo.

I costumi e gli accessori che vediamo indossare dai protagonisti, soprattutto quelli della regina di Naboo Padmé Amidala (Natalie Portman) e dagli altri membri reali sono un mix sorprendente di stili di abiti tradizionali provenienti da culture di tutto il mondo.

La regina Amidala di Naboo

Le musiche incredibili di John Williams raggiungono nuovi livelli di epicità col famoso brano Duel of Fates composto per questo film e che accompagna il duello finale tra i cavalieri Jedi Obi-Wan Kenobi, Qui-Gon jiin e il Sith Lord Darth Maul.

In conclusione consiglio la minaccia fantasma soprattutto a chi è appassionato della saga. Per chi si avvicina per la prima volta a Star Wars consiglierei di guardare prima gli episodi IV, V e VI per poter poi vedere Episodio I con maggiore consapevolezza dei vari snodi e sviluppi di questo universo.

Star Wars Celebration: Episodio IX – The Rise of Skywalker

Il primo teaser trailer di Star Wars Episodio IX è stato presentato in anteprima mondiale alla Star Wars Celebration 2019, il consueto appuntamento biennale dedicato alle novità e alle anticipazioni dal mondo di Guerre Stellari.

L’ultimo capitolo che conclude la saga degli Skywalker

Episodio IX sarà il capitolo finale della terza trilogia, una storia iniziata nel 2015 con Episodio VII: Il Risveglio della Forza diretto da J.J. Abrams e che si concluderà a dicembre di quest’anno con Episodio IX diretto dallo stesso regista. Del nuovo capitolo della saga fin’ora si era visto ben poco, a parte qualche foto dal set.

J.J Abrams durante la presentazione alla Star Wars Celebration ha mostrato altre foto da dietro le quinte del film, parlando di alcune location dove sono state effettuate le riprese come il deserto giordano che è stato scelto per ambientare diverse scene del film.

Diverse sequenze di Episodio IX verranno ambientate a Wadi Rum in Giordania

Il panel è poi proseguito con la presentazione dei principali attori protagonisti di Episodio IX: John Boyega (Finn), Daisy Ridley (Rey), Oscar Isaac (Poe Dameron), Billy Dee Williams (Lando Calrissian), K. Marie Tran (Rose), Anthony Daniels (C-3PO), Naomi Ackie (Jannah) e
Joonas Suotamo (Chewbecca). Tra i protagonisti non era presente alla presentazione Adam Driver che interpreta Kylo Ren.

Carrie Fisher, l’eredità di Leila

Il regista ha parlato brevemente dell’eredità lasciata dall’attrice Carrie Fisher. La principessa Leila apparirà in Episodio IX grazie al montaggio di vecchie riprese de Il Risveglio della Forza, che verranno utilizzate nel film. Non ci è dato sapere in quante sequenze la principessa Leila sarà presente , potrebbe trattarsi di alcune parti di contorno, utili ad omaggiare il personaggio e l’attrice scomparsa.

L’ultimo capitolo della trilogia non sarà ambientato subito dopo la fine de Gli Ultimi Jedi, ma inizierà dopo qualche tempo ( circa un anno secondo il regista) Il film ci introdurrà anche a nuovi curiosi personaggi alieni e a nuovi robot, come il mini droide D-0 che sarà una nuova controparte per BB-8.

Su questo aspetto J. J. Abrams ha sottolineato lo splendido lavoro fatto dai reparti di practical effects, scultori, ingegneri, artisti, make up artists e molte altre figure professionali analoghe che hanno il compito di costruire e dare vita ad ambientazioni e personaggi di Star Wars.

Il nuovo mini-droide D-0 presentato alla Star Wars Celebration

The Rise of Skywalker

Il momento più atteso è arrivato alla fine del panel quando è stato svelato il primo teaser trailer e il titolo del film che sarà The Rise of Skywalker. La scelta del titolo mi ha lasciato perplesso, durante i mesi scorsi si erano sviluppate molte teorie su questo aspetto, tra le tante The Knights of Ren sembrava essere una delle ipotesi più interessanti e gettonate. Tuttavia la scelta fatta da J.J Abrams ribadisce per forza di cose l’eredità degli Skywalker e l’importanza del filo conduttore che ha portato allo sviluppo di questa nuova trilogia. L’anello mancante di questa storia di famiglia rimane comunque Kylo Ren, che dovrebbe in questo ultimo capitolo della saga, completare il suo arco narrativo.

Il ritorno di un personaggio eccellente

L’ultima parte del teaser suggerisce il ritorno di un personaggio eccellente. A sorpresa, dopo la proiezione del teaser, è apparso sul palco della Star Wars Celebration Ian McDiarmid l’attore interprete dell’ Imperatore Palpatine. La risata alla fine del trailer e la sua comparsa fanno presagire che il “nuovo” cattivo che sostituirà Snoke possa essere lui.

Recensione di Federico Frusciante Star Wars: Gli Ultimi Jedi

 

Il critico Federico Frusciante, parla brevemente di Star Wars Episodio VIII: Gli Ultimi Jedi uscito nelle sale circa un anno fa.
Seconda pellicola della nuova Trilogia inaugurata con Il Risveglio della Forza (2015) di J.J. Abrams.

Gli Ultimi Jedi è un film che ha diviso critica e pubblico ma che ha dalla sua una solida scrittura e una messa in scena splendida.
Rian Johnson sfrutta intelligentemente la mitologia di Star Wars mantenendo però il suo stile.
Il film ci mostra una storia che è un’apologia del fallimento e rompe la continuità propria dei Guerre Stellari che avevamo visto fino ad oggi.

Star Wars è fantasy o fantascienza?

L’unicità dell’universo di Lucas

Star Wars è fantasy o fantascienza? In realtà tutte e due, e molto altro ancora, costituisce un immaginario per molti versi unico, che porta la firma del suo autore.

Nella saga di Lucas troviamo forti contaminazioni con altri generi, come il western, il war-movie, avventura, film in costume ma anche, in trasparenza, tracce di comics e cartoon. Tuttavia non siamo di fronte a un semplice citazionismo, come potrebbe sembrare ad una prima osservazione. Lo spazio di Lucas è infatti plasmato a partire da questo mosaico di eterogenee influenze. Elementi del genere western, per esempio, non fanno parte solo del personaggio Han Solo e del suo essere l’avventuriero mercenario; ma costituiscono anche il cosmo, che diventa la nuova terra di frontiera, lo spazio minaccioso e sconosciuto da superare e da abitare.

Una tendenza che conferma, in generale, il connubio del western con la Science Fiction, due proiezioni dello stesso mito della Frontiera e dell’avventura intesa come scoperta e esplorazione di spazi sconosciuti.

Altre influenze importanti sono il fumetto, come si ritrova in particolare nella sequenza della taverna di Mos Eisley e nel particolare stile di montaggio di Lucas.

La fiaba, altro universo famigliare all’autore, rappresenta un importante chiave di lettura della storia

“… la perenne fiaba dell’agonia e della rinascita, dell’oppressione e della liberazione, rinarrata con tutta la sapienza metaletteraria del dopo…*

unito a uno spiccato interesse per l’antropologia, in particolare legato al rapporto uomo- macchina, un ambito di indagine presente già in L’uomo che fuggi dal futuro.

A questa componente fiabesca si aggiunge il fascino della mitologia, Lucas narra infatti la storia di un guerriero, Luke, inserito in un mondo dai caratteri esotici. Risulta chiara l’influenza del mito di Ulisse, i Cavalieri della Tavola Rotonda, l’Isola del Tesoro ecc. Un universo legato alla tecnologia, non più inserita in uno scenario di verosimiglianza che viene sostituito da iniezioni di avventura, romanticismo, epica. Facile quindi trovare presenze tra loro molto distanti in un unico contesto. Proprio come Luke, Han Solo, Chewbacca, Obi Wan Kenobi e la principessa Leila vengono da origini all’apparenza inconciliabili e si ritrovano tutti insieme a combattere contro l’Impero Galattico.

A questa commistione si aggiunge una delle componenti fondamentali di Guerre Stellari: il carattere ludico e divertente.

Un altro elemento strutturale per il senso della saga è la presenza della religione e della fede, rivista nell’ottica della Forza che ha il ruolo di elemento di unione tra gli uomini, bilanciando il Bene e il Male. Questa moderna visione del concetto di fede è uno degli elementi portanti dell’intera opera. In tutti gli episodi possiamo vedere come, ad di là di vicende umane, la storia di Guerre Stellari sia legata a un continuo bilanciarsi della Forza che si manifesta nel conflitto tra i Ribelli e l’Impero.

Alla contaminazione di generi e teorie si lega anche il panorama di esseri umani, robot androidi, mutanti, mostri che popolano i pianeti della galassia di Lucas. Un mondo favolistico, dominato da figure bizzarre come animali parlanti o alieni strani; un esempio è il wookie Chewbacca

“…irsuto antropoide un po’ scimmia e un po’ leone, un po’ orso e un po’ australopiteco…*“.

La saga pullula anche di robot come R2D2 e C-3PO, di cui quest’ultimo riassume in sé caratteri tipici umani, come il continuo interrogarsi. Sono poi presenti diverse ibridazioni uomo-macchina, tra cui la più famosa è Dart Vader. Tuttavia anche il figlio Luke si appresta a diventare un ibrido, dopo il primo duello con il padre ne L’impero colpisce ancora di I.Kershner, perde una mano, prontamente rimpiazzata da un modello bionico.

L’opera di Lucas riconsidera anche il concetto stesso di futuro, inserendosi in una nuova tendenza della produzione filmica che ha come data di inizio la fine degli anni Settanta, l’epoca postmoderna.

Guerre Stellari, ambientato

“Tanto tempo fa in una Galassia lontana, lontana”, attenua la fine del futuro spostandola in un passato mitico…*

imponendoci una sorta di futuro rovesciato. Una tendenza che, secondo lo studioso Frederic Jameson rappresenta un “millenarismo alla rovescia” spostando i risvolti pessimistici sulla fine del futuro, presentati fino alla prima parte degli anni Settanta con pellicole catastrofiche e pessimiste, in un futuro-passato dalla struttura ciclica.

In conclusione l’opera di Lucas, non si colloca in maniera univoca nel panorama di genere, costituisce una forte novità e introduce una spiccata contaminazione, che mette in crisi lo stesso genere per come lo si era inteso fino alla prima metà degli anni Settanta.

Recensione Solo: A Star Wars Story

Un film classico, che mira all’essenziale omaggiando la saga e il cinema

Solo: A Star Wars story è il film spin off sulla gioventù di Han Solo, uno dei personaggi più noti amati della famosa saga creata da George Lucas.

Ero partito prevenuto su questo film viste le molte recensioni negative che avevo letto ed ero quasi tentato di non andarlo a vedere. In realtà ho trovato Solo un film interessante sotto molti aspetti. Il rischio era quello di fare un film brutto, il sospetto era stato rafforzato dalle numerose vicissitudini che erano accadute nei mesi precedenti l’uscita del film prima fra tutti il cambio di regia durante la lavorazione, per finire con le presunte difficoltà dell’attore protagonista Alden Ehrenreich nell’impersonare Han Solo.

In realtà Ron Howard, intervenuto in corso d’opera per completare la regia è riuscito nell’intento di confezionare un film che ho trovato godibile.

Solo a Star Wars story è un film che omaggia la saga ma è anche in grado di trovare linfa vitale nelle numerose citazioni e riferimenti ad altri film classici che non ho potuto fare a meno di notare. Il film è chiaramente inspirato al ganster movie e al genere western, donando un’atmosfera diversa rispetto ai precedenti film della saga pur facendo leva su quella contaminazione di generi che è stata alla base dei primi e più famosi film della saga.

L’incipit con l’inseguimento di “speeder” galattici che sembrano auto sportive,  per le strade del pianeta Corellia è un riferimento al famoso primo film di Lucas, American Graffiti, film interpretato anche dallo stesso Ron Howard.

Arruolato presso l’Impero per sfuggire alla cattura dopo aver forzato un posto di blocco, Han si ritrova a combattere in fanteria in uno scenario apocalittico che ricorda la Grande Guerra di Orizzonti di Gloria. In questa occasione incontra Chewbecca e insieme si uniranno a una banda di criminali per ottenere il denaro che serve ad Han per tornare su Corellia a salvare la sua fidanzata, Kira. Troveranno un valido aiuto in Lando Calrissian, giocatore d’azzardo e proprietario del Millenium Falcon.

La trama è semplice e familiare, c’è sempre il cattivo, il buono, il doppiogiochista, ma il film non annoia grazie al buon equilibrio tra scene d’azione e momenti più rilassanti e non rischia di mettere troppa carne al fuoco come invece era accaduto con gli ultimi film della saga, dove multiple sotto trame e un’infinità di personaggi rischiava di rendere il film a tratti indigesto. In questo senso Solo è un film classico, si seguono bene le varie linee narrative e i momenti umoristici e le battute vengono dosati con accortezza.

Non è  un film privo di difetti, mi sarei aspettato un po’ di più dal personaggio di Lando Calrissian per quanto l’attore sia azzeccato per presenza scenica e movenze. La presenza del droide femminile L3 a tratti non mi ha convinto.  Nel complesso Solo è un film godibile e che consiglio.

Resa dei conti su Crait, l’ispirazione di Ralph McQuarrie

Resa dei conti su Crait è una clip video che racconta l’ispirazione dietro alla realizzazione della sequenza del duello tra Luke Skywalker e Kylo Ren sul pianeta di sale Crait in Episodio VIII: Gli Ultimi Jedi.

La scena che vede il potente maestro Jedi e suo nipote confrontarsi per l’ultima volta, è forse uno dei momenti più intensi dell’intera saga. Come spiega il regista Rian Johnson, l’epilogo dell’eroe e maestro Jedi Luke Skywalker non doveva essere una sconfitta violenta ma una pacifica vittoria.

L’atmosfera della scena, con i colori dominanti rossi e arancioni dati dal particolare materiale presente al suolo e dal tramonto è ispirata da un dipinto di Ralph McQuarrie, l’illustratore che ebbe un contributo fondamentale come creatore e conceptual artist nel realizzare visivamente la trilogia originale di George Lucas. McQuarrie realizzò il design di molte ambientazioni e il look di personaggi iconici come Darth Vader e C-3PO.

Il dipinto realizzato per L’Impero Colpisce Ancora (1980) mostra una delle sonde mandate dall’Impero Galattico per ricercare eventuali basi ribelli nascoste, che si staglia su uno sfondo rosso di un tramonto sul pianeta di ghiaccio Hoth.

Trailer 2, Solo: A Star Wars Story

In uscita oggi il nuovo trailer del secondo spin off di Guerre Stellari, Solo: A Star Wars story racconta la storia e le avventure di Han Solo e Chewbecca nel periodo precedente alle vicende di Star Wars Episodio IV: Una Nuova Speranza(1977). Il film verrà presentato in anteprima mondiale al festival di Cannes(8-19 maggio) e uscirà il 23 maggio in Italia.

Il film è diretto da Ron Howard e interpretato da Alden Ehrenreich (Han Solo), nel cast Woody Harrelson, Emilia Clarke, Donald Glover, Thandie Newton, Phoebe Waller-Bridge, Joonas Suotamo.