Kylo Ren e Rey: prima connessione della Forza

In Episodio VIII: Gli Ultimi Jedi, abbiamo visto come grazie alla Forza i protagonisti Rey e Kylo Ren possano interagire a grandi distanze come mai era successo prima nella saga. Questa tipologia di comunicazione non è in realtà nuova nella saga di Guerre Stellari.

Nella trilogia originale abbiamo visto come i Jedi potessero percepire la presenza di altre persone nei paraggi o addirittura a grandi distanze, basti pensare a Dart Vader che sente la presenza di Luke quando egli si dirige verso la luna di Endor in Episodio VI: Il ritorno dello Jedi.

Ne Gli Ultimi Jedi questa particolare connessione è molto diversa. Kylo Ren e Rey possono interagire anche fisicamente a grandi distanze proprio come se fossero in presenza l’uno dell’altro.

La prima volta che si manifesta questa particolare connessione è durante la permanenza di Rey sul pianeta Ahch-To dimora di Luke Skywalker.

Dialogo

Al mattino, subito dopo il risveglio nella capanna delle dimore Jedi, Rey percepisce la connessione con Kylo Ren e vede il suo volto, d’impulso prende il proprio blaster e spara, colpendo la parete della capanna.

Kylo Ren avverte il colpo, esce dalla stanza in cui si trova e cerca di utilizzare la forza su Rey per estorcerle informazioni su Luke ma desiste.

Jar Jar Binks: breve riflessione su uno dei personaggi più odiati

Jar Jar Binks è stato all’unanimità considerato uno dei peggiori personaggi della saga di Guerre Stellari. Introdotto nella trilogia prequel in Episodio I: La Minaccia Fantasma come personaggio buffo, secondo lo stesso Lucas era stato creato al solo scopo di divertire il pubblico più piccolo ed era ispirato alla figura di Pippo.  Il suo ruolo verrà notevolmente ridimensionato in Episodio II e III, dopo le pesanti critiche ricevute dopo l’uscita de La Minaccia Fantasma.

Jar Jar si è attirato dalla sua prima apparizione epiteti offensivi di tutti i generi, i più popolari erano quelli che lo accusavano di essere una caricatura razzista, a causa del suo accento fortemente distorto con un’ inflessione inglese giamaicana. Anche le orecchie, lunghe e ai lati della testa ricordano una capigliatura rasta. Altri lo accusano di essere il punto più basso di una trilogia mediocre, scritta male e recitata peggio.

La rete pullula di video dove la fantasia dei fan si è riversata senza freni nel ritrarre la morte di questo personaggio.

Ricordo quando nel lontano 1999 vidi per la prima volta al cinema La Minaccia Fantasma, dopo la proiezione uscendo dalla sala qualcuno si lamentava già del personaggio. Ma non ricordo di averlo mai odiato, era un personaggio strano, non riuscito come altri che possiamo trovare nella saga.

Chi è Jar Jar?

L’idea originale è quella di utilizzare Binks come contraltare di personaggi come C3PO e R2-D2 che hanno da sempre offerto siparietti comici nella saga, un’idea che si rivelerà infelice. In Episodio I dove verrà impiegato di più Jar Jar risulta un personaggio quasi slegato dalla trama, petulante, inutile e a tratti fastidioso, le sue parti comiche sono troppo infantili e sterili facendone un personaggio posticcio pur agendo in un film pensato per un pubblico di bambini.

In Episodio II e III la parte di Jar Jar è stata notevolmente ridimensionata fino a quasi farlo scomparire, a causa delle proteste di gran parte dei fan.

Jar Jar Binks è un Signore Oscuro dei Sith

Dopo Episodio III: la Vendetta dei Sith è stata ventilata una teoria che vede Jar Jar come un potente Signore dei Sith. Molti video analizzano i comportamenti del buffo personaggio cercando indizi sul fatto che Jar Jar sia in realtà un signore del male e manipolasse ad insaputa i Jedi e gli altri personaggi principali. Questa teoria è rafforzata dalla scena in Episodio II che vede Jar Jar Binks votare il conferimento dei poteri speciali a Palpatine che diventerà poi Imperatore. Binks sarebbe quindi responsabile anche se a sua insaputa dell’ascesa del malvagio Signore Oscuro.

Rimane da chiedersi come avrebbe trattato Lucas questo personaggio se non fosse stato costretto a nasconderlo perché non apprezzato dai fan. Magari Jar Jar si sarebbe rivelato un potente Sith al pari dell’Imperatore.

Gli Ultimi Jedi: una riflessione sulle origini di Rey

Luke Skywalker: Da dove vieni?
Rey: Dal nulla.
Luke Skywalker: Nessuno viene dal nulla.
Rey: Da Jakku.
Luke Skywalker: D’accordo diciamo dal nulla.

 

Uno degli elementi che ha più di altri infiammato il dibattito dopo l’uscita il mese scorso di Episodio VIII: Gli Ultimi Jedi è il mistero sulle origini della protagonista.

Ne Il risveglio della Forza J.J Abrams ci aveva introdotto al personaggio di Rey, giovane ragazza proveniente dal pianeta desertico Jakku. All’inizio del film possiamo vederla intenta nel recuperare pezzi da un vecchio Star Destroyer in pieno deserto, conosciamo qui la sua umile condizione di venditrice di rottami orfana in perenne attesa che un giorno i propri genitori tornino sul pianeta. Più avanti capiamo che l’attesa di Rey è in realtà vana e il suo destino sarà quello di abbandonare il pianeta e incamminarsi nel percorso della sua vita, più o meno come Luke Skywalker fece all’inizio di Una nuova Speranza (1977).

Il deserto di Jakku è il luogo dove vediamo per la prima volta Rey

Episodio VII: il Risveglio della Forza si chiude senza sapere in realtà chi fossero i genitori di Rey, e lo spettatore viene lasciato con questo dubbio, rinforzato dal fatto che Rey alla fine del film comincia chiaramente a manifestare grande sensibilità per la forza, tanto da riuscire a tenere testa in uno scontro con spade laser al Sith Kylo Ren. Rey dovrà per forza avere delle origini nobili se ha manifestato un talento così importante.

In Episodio VIII ci si aspettava di sciogliere questo mistero, scoprendo magari che anche Rey come Kylo Ren è in realtà figlia di qualche Jedi, se non proprio di Luke Skywalker. In realtà al termine di un furibondo duello con spada laser, sarà lo stesso Kylo Ren a dire a Rey che i suoi genitori non erano nessuno, venditori di rottami che hanno avuto una fine misera in una fossa comune nel deserto del suo pianeta Jakku.
Rey non è quindi figlia di nessuna stirpe di Jedi, non scorre in lei sangue nobile come nello stesso Kylo Ren che è figlio di Leila e Han Solo. “Tu vieni dal niente, tu sei niente” le dice il capo dei cavalieri di Ren. In realtà quella che potrebbe sembrare una beffa per molti spettatori che si aspettavano una risposta sorprendente apre le porte a una visione nuova nell’universo di Star Wars.

All’inizio de gli Ultimi Jedi, Rey cerca in Luke Skywalker il maestro che possa indicarle le vie della Forza.

Rey nonostante le proprie umili origini può comunque sentire e usare la Forza , non è quindi la stirpe quella condizione determinante che fa della protagonista una Jedi, ma la propria determinazione, la voglia di scoprire e abbracciare quello che in realtà ha già dentro. Il nuovo proprio perché sconosciuto si contrappone così ad un male antico e per certi versi nobile ed è in grado di contrastarlo.
Riportando un concetto caro alla società americana, Rey è una self-made woman, scopre in se la forza e arriva a tenere testa al lato oscuro non grazie ai suoi antenati ma per merito della propria caparbietà, della propria personalità e talento.

Il senso delle origini è forse una dei concetti più interessanti su cui questo Episodio ci porta a riflettere. Merito del regista Rian Johnson che aveva già proposto in Looper (2012) una riflessione interessante su questo argomento.

L’antieroe Kylo Ren

 

“Tuo figlio è morto. Era debole e sciocco, come suo padre. E l’ho eliminato.” Kylo Ren a Han Solo

Kylo Ren è tra i personaggi più interessanti dell’ultima trilogia di Guerre Stellari. Entra in scena come uno spietato Sith ben addestrato al lato oscuro della forza dal suo maestro, il supremo leader Snoke. La sequenza che lo introduce all’inizio di Episodio VII: Il Risveglio della Forza, è impressionante: Kylo è così potente da freddare un raggio laser diretto su di lui e non ha esitazioni nell’ordinare una strage in un villaggio di innocenti. Sembra essere un degno erede di Darth Vader.

In realtà nel proseguo del film cominceremo a capire chi è veramente Kylo Ren, un antieroe. Figlio di Han Solo, si converte al lato oscuro della forza. E’ in conflitto tra il lato oscuro e chiaro, ogni sua azione è velata dal dubbio. Uccide suo padre Han solo, quasi a voler dimostrare al supremo leader Snoke che è veramente cattivo. Ma questo gesto non mette fine al suo tormento.

Kylo appare sempre sul punto di crollare psicologicamente. Turbato, deriso dal suo maestro e dai generali del Primo Ordine cerca con tutte le forze di diventare un cattivo tutto d’un pezzo per acquisire la credibilità che gli manca, ma non ci riesce. Sfoga le proprie frustrazioni distruggendo arredi e oggetti.

Ren è una sorta di principe Giovanni dell’universo di Guerre Stellari , iroso, dubbioso e con qualche complesso di inferiorità. Anche Kylo come Darth Vader nasconde il volto dietro una maschera, ma essa non ha il ruolo come in Darth Vader di nascondere il volto sfigurato dalle bruciature, sembra più un semplice accessorio quasi ridicolo che lo stesso Ren non esita a togliersi alla prima occasione quando Rey, la protagonista, lo incalza chiedendogli di poter vedere il suo vero volto.

Kylo Ren per certi aspetti ricalca il personaggio Disney del principe Giovanni in Robin Hood(1973) un sovrano iroso e fragile.

Kylo è una figura inedita nel panorama della saga, un personaggio per molti versi indecifrabile e tragico che per la sua complessità assume un ruolo di primo piano e ha una sua propria evoluzione nella trilogia, proprio come Anakin Skywalker nei film prequel. A differenza di Anakin che aveva cominciato a manifestare il suo lato oscuro dopo la morte della madre, Ren risulta invece attratto nel lato chiaro della forza essendo anche erede della stirpe degli Skywalker.

In Episodio VIII: Gli Ultimi Jedi possiamo apprezzare un’ulteriore evoluzione del personaggio e il rapporto sempre più stretto con Rey, che diventa sempre più chiaramente la sua nemesi del lato chiaro. Anche in questo caso il comportamento di Kylo è ambiguo, in più di un’occasione è protagonista di azioni che sembrerebbero suggerire una sua possibile redenzione, salvo poi vederlo tornare nel lato oscuro. In questo ultimo Episodio vi è poi un cambiamento importante. Kylo Ren diventa finalmente supremo leader del Primo Ordine, uccidendo con l’inganno il leader Snoke e assumendo quindi una posizione di assoluto potere. Uno stato inedito che avrà i suoi sviluppi nel prossimo Episodio IX.

Kylo Ren e Rey: gli opposti che si completano

“…Tu non hai un posto in questa storia. Vieni dal niente, sei niente. Ma non per me…”
Kylo Ren a Rey.

Il rapporto tra Kylo Ren e Rey ha suscitato fin dall’uscita di Episodio VII: Il Risveglio della Forza numerose teorie. Le loro origini non potrebbero essere più diverse, Kylo è l’erede degli Skywalker, Sith e capo dei cavalieri di Ren, Rey ha origini sconosciute, tuttavia è sensibile alla Forza e impara ad utilizzarla da autodidatta.

Già durante il loro primo incontro, Kylo rimane spiazzato, come può una ragazzina venditrice di rottami tenere testa ad un guerriero ben addestrato nel lato oscuro della Forza?

Inizia così un percorso di scoperta reciproca.

Kylo e Rey ruotano intorno ai poli opposti del lato Oscuro e Chiaro della Forza. Ed è proprio con episodio VIII che vediamo un loro progressivo avvicinamento e una loro evoluzione. Ne Gli Ultimi Jedi la loro connessione manifestata nella Forza diventa più evidente, con il crescere delle abilità di Rey si forma un canale di comunicazione esclusiva con Kylo.

Entrambi sono in grado di comunicare in una “zona franca” creata dalla Forza, riescono a leggersi dentro, scoprono il rispettivo passato assumono così una posizione inedita rispetto agli schieramenti del Primo Ordine e dei Ribelli che combattono come hanno sempre fatto. Questo incontro in una “Terra di mezzo” è un elemento di forte novità rispetto a come abbiamo sempre visto il lato oscuro e chiaro nelle precedenti trilogie.

Anche il punto di vista dello spettatore cambia, Kylo non è più visto come un puro cattivo scivola a tratti nel lato chiaro grazie anche alla brillante interpretazione dell’attore Adam Driver che ci fa apprezzare tutte le sfacettature di un uomo in perenne conflitto con se stesso.
Allo stesso modo Rey pur essendo fortemente ancorata al lato chiaro, si avvicina a Kylo in alcuni momenti, andando quindi verso il lato oscuro.

Tutti e due sembrano volersi aiutare, sono convinti di poter convertire l’altro salvo ritornare sui loro passi in più di una occasione, provocando una “rottura” sia interna a loro stessi, sia fisica (il terreno della base StarKiller in Episodio VII e la spada laser in Episodio VIII).

Le motivazioni di questa profonda connessione non sono ancora chiare, Rey appartiene alla stessa famiglia di Kylo? Ad oggi la risposta sembra essere no è lo stesso Kylo a dire a Rey che i suoi genitori non erano nessuno, ma solo nel prossimo Episodio IX potremmo avere ulteriori elementi certi per spiegare quello che sembra uno dei più interessanti intrecci di questa trilogia.

Recensione Star Wars Episodio VIII: Gli Ultimi Jedi

Un punto di vista inedito nella saga

Gli Ultimi Jedi è l’ottavo episodio dell’amato franchise di Star Wars. Il secondo episodio della trilogia, solitamente è un punto di svolta e ha il compito di delineare e strutturare di più i personaggi e arricchire gli scenari e i punti della trama che andrà a risolversi nel terzo episodio. Gli Ultimi Jedi non fa eccezione. Dopo Episodio VII che mi aveva lasciato per molti versi perplesso per la scelta conservatrice di J.J. Abrams che aveva proposto un remake sotto mentite spoglie di Una nuova speranza, Gli Ultimi Jedi cambia per molti versi registro arricchendo e spingendosi oltre sia per originalità di trama che per sviluppo dei personaggi.

Merito del regista Rian Johnson che non ha timore ad accostarsi ai miti della saga con rispetto, proponendo la sua visione, osando andare oltre gli intrecci consolidati delle precedenti trilogie, ribaltando sviluppi che sembrano certi e concentrando l’attenzione su nuovi punti di vista spiazzando così lo spettatore. Un’operazione molto interessante ma non priva di rischi, e non pochi fan della saga hanno criticato aspramente lo stile di questo film, il tono più leggero di alcune scene, come pure le caratterizzazioni date ai personaggi storici di Luke e Leila.

Il film è ben girato, e scorre con pochi tempi morti, il ritmo della pellicola si mantiene sempre alto, un fattore importante per un film di oltre 2 ore. Si nota una certa evoluzione dei protagonisti Kylo ren e Rey che sembrano essere legati da un rapporto sempre più stretto e che riserverà a mio parere interessanti sorprese nel prossimo capitolo. Luke e Leila non hanno bisogno di presentazioni confezionando una performance comunque convincente. Attorno a questi protagonisti ruotano le vicende di Poe, Rose e Finn che agiscono separatamente e arricchiscono la trama di storie parallele.

Ho trovato il film godibile e in grado ancora di trasferire allo spettatore quella magia propria di Guerre Stellari che sembrava essersi persa con il tempo. Sicuramente il migliore di questa nuova stagione del franchise guidato dalla Disney.

Recensione Star Wars Episodio VII: Il risveglio della Forza

Un risveglio di citazioni

Star wars episodio VII è ambientato più di trent’anni dopo le vicende della trilogia originale diretta da George Lucas.  Il film riprende le vicende della galassia lontana lontana inaugurando con questa pellicola  una nuova trilogia sequel.
J.J Abrams produttore e regista, ci introduce in nuovi scenari che ricordano molto il passato di Star Wars.
L’inizio del film promette bene, vengono introdotti nuovi protagonisti e ci si trova subito nel bel mezzo dell’azione, proseguendo però, il film sembra perdere di sostanza, scivolando gradualmente nella pura nostalgia e avvitandosi nelle numerosissime citazioni dei vecchi episodi. L’entrata in gioco dei vecchi protagonisti sembra confermare la senzazione tipica di chi si trova davanti a un déjà vu.

Han Solo è ancora l’indisciplinato e ribelle capitano del Millenium Falcon, interpretato da un Harrison Ford un po’ sotto tono. Carrie Fisher è ora il generale della Resistenza, Chewbecca, C-3PO e R2D2 non hanno bisogno di presentazioni. Nella trama i vecchi personaggi si fondono con i nuovi protagonisti della serie senza però lasciare loro il dovuto spazio. Si, Kylo Ren ha molte potenzialità come nuovo cattivo, ma è appena abbozzato così come il famigerato Leader Supremo. Rey e Finn hanno più attenzione e vengono approfonditi di più anche se a tratti anche la loro parte appare superficiale. La Forza poi sembra aver perso quel carattere sacro diventando una specie di accessorio usabile anche dai non inziati, senza la guida di un mentore che insegni a dosarla e ne trasmetta il significato.

In conclusione, episodio VII sembra solo accennare una nuova strada per la saga di Guerre Stellari, ripiegando però su modelli già visti che sicuramente faranno contenti i fan della serie, lasciando però l’amaro in bocca a chi si aspettava delle vere novità nell’universo di Star Wars.

Rogue One: A Star Wars Story

Rogue One senza troppe pretese

“Questa è una ribellione no? Mi ribello…”

Rogue One A Star Wars Story, ottavo film dell’amata saga creata da George Lucas, è uno spin off che si situa tra Episodio III e Episodio IV promettendo nuovi sviluppi in un punto chiave dell’intera saga. Tra i meriti di Rogue One c’è l’aver portato un briciolo di inventiva nella saga che soprattutto con Episodio VII aveva dato a molti l’impressione di cadere nel già visto. Tuttavia Rogue One si dimostra alla fine un film sbilanciato. Dopo una prima parte a tratti lenta e difficile da seguire, il film entra nel vivo dell’azione mettendo molta carne al fuoco sul fronte “action”, lo strappo è brusco tanto che sembra quasi di guardare un altro film, non propriamente una diretta conseguenza dell’evolversi della vicenda. Sul fronte degli attori nessuno dei protagonisti sembra spiccare, Felicity Jones, la protagonista, non trasmette quell’empatia propria dei personaggi memorabili della saga, nonostante la trama offra spunti drammatici, i coprotagonisti sembrano tutti recitare in maniera incolore la propria parte, forse consapevoli della loro (prematura) dipartita. Sicuramente non verranno ricordati a lungo. La storia nel finale deve forzatamente combaciare per rendere credibile l’inizio di Episodio IV, per far questo si ricorre a versioni digitali di personaggi vecchi, anche senza uno scopo preciso, creando delle citazioni un pò forzate dei vecchi episodi.

La forza è diventato uno slogan senza senso
La forza è sempre stata negli episodi della saga originale e nei prequels un elemento fondante dell’universo di Star Wars. In Episodio VII e in Rogue one, sembra invece diventato uno slogan da film di serie C, viene spesso citata, slegandola dall’universo dei jedi e dall’aspetto spirituale. Come può la Forza essere con i protagonisti di Rogue One se non sanno che cosa rappresenti? Negli episodi pre-disney i protagonisti venivano educati ad usare e conoscere la Forza. Il monaco di Rogue One, che dovrebbe rappresentare la guida spirituale del film come poteva essere Obi Wan Kenobi negli episodi di Lucas, sembra più un ritardato con intenti suicidi che un custode della spiritualità.