L’uomo che fuggì dal futuro (THX 1138)

Voto: Scheda film

Un buon film di fantascienza distopica, esordio del regista George Lucas

Thx 1138 è un film del 1971 diretto da George Lucas.

Nel XXV le società sono agglomerati urbani sotterranei isolati dalla superficie dove gli abitanti vengono costretti in un regime di schiavitù. Sentimenti ed emozioni così come ogni spunto individualista è bandito. Gli abitanti vengono spinti ad assumere regolarmente droghe per impedire lo sviluppo di qualsiasi pensiero non idoneo alle leggi di efficienza e massima produttività imposte dalla società.

L’uomo che fuggì dal futuro fu il primo film diretto dall’ allora venticinquenne George Lucas, sviluppato ispirandosi al cortrometraggio Electronic Labyrinth: THX 1138 4EB da lui girato nel 1967 per il master della tesi in Cinema che conseguì all’ USC, University of Southern California.

Il film presenta anche una versione del 2004 chiamata The George Lucas Director’s Cut, che offre oltre alla restaurazione digitale della pellicola, nuove scene ed effetti speciali migliorati.

L’uomo che fuggì dal futuro immagina un tragico avvenire distopico. Il lungometraggio rivelò all’epoca il talento registico di Lucas e una sua forte cifra stilistica che ritroveremo in parte anche nel primo film di Guerre Stellari girato nel 1977.

Il film racconta la storia di THX 1138, interpretato da un bravo Robert Duvall. Convinto dalla compagna LUH 3417 a non prendere più le droghe prescritte, il protagonista si “risveglia” dal torpore delle sostanze e comincia a provare autentici sentimenti per LUH. Scoperti ad amoreggiare, entrambi verranno imprigionati. Qui, 1138 escogiterà un piano per fuggire dalla prigione e abbandonare la città per avventurarsi nel mondo di superficie.

Robert Duvall e George Lucas durante la realizzazione del film

Il film cala lo spettatore nello scenario claustrofobico della città sotterranea. Gli abitanti sono vestiti di bianco e rapati a zero e i loro nomi sono composti da sigle e numeri.

Dal punto di vista tecnico il film è fatto molto bene. Fotografia, scenografia e regia sono di ottimo livello. I colori dominanti nelle scene sono il bianco il nero e il grigio. Tonalità che troviamo negli ambienti chiusi illuminati da luci artificiali onnipresenti e nelle strutture in cemento che dominano le inquadrature.

La stessa prigione dove 1138 viene rinchiuso è totalmente bianca, tanto che si fa fatica a distinguere la profondità della scena. L’idea per quanto semplice è molto suggestiva e le guardie robotiche vestite di nero a guardia dei carcerati rappresentano l’unico contrasto di colore in queste sequenze.

Ad una prima parte più discorsiva e dedicata alla presa di coscienza del protagonista, Lucas aggancia un terzo atto di pura azione dove vediamo THX 1138 fuggire fino ad arrivare ai limiti della città. Interessante, in questa ultima parte, l’inseguimento tra gli agenti robotici e 1138 a bordo di una AutoJet ( basata su un’auto sportiva, la Lo­la T70 MkI­II ).

THX 1138 fugge a bordo di una AutoJet per uscire dalla città

Il film in ogni caso tratta molti temi che saranno cari alla fantascienza successiva. Tipico degli anni ’70 è l’impronta sociologica che vediamo in molte pellicole sci-fi, un approccio comune che mi ha ricordato un altro film realizzato in questo particolare periodo, Rollerball.

In ogni caso allo spettatore risulterà facile trovare dei parallelismi tra L’uomo che fuggì dal futuro e Blade Runner o il più recente Matrix. Una conferma di come la fantascienza anni ’70 abbia decisamente influenzato la produzione sci-fi anche a decenni di distanza.

In conclusione consiglio L’uomo che fuggì dal futuro a quanti amino la fantascienza anni ’70 e a quanti siano interessati a scoprire di più del regista George Lucas precedente a Guerre Stellari.

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