Creed

Rocky allena una nuova promessa

Creed è la storia di Adonis Johnson, figlio illegittimo di Apollo Creed, e della suo percorso di evoluzione della boxe. Il film segue l’evoluzione del protagonista Adonis, originario di Los Angeles, nella sua maturazione come boxeur di talento e la sua amicizia con Rocky, che diventerà suo maestro e lo allenerà per vincere la sfida finale e diventare campione nella sua categoria.

In Creed, Sylvester Stallone passa dal ruolo di assoluto protagonista, che aveva rivestito in tutti gli episodi della saga Rocky, a quello di maestro, allenando Adonis e aiutandolo a far sbocciare il suo talento. La sua presenza riveste sempre un ruolo chiave. Non più impegnato a tirare pugni al sacco, il ruolo di Rocky si concentra sui dialoghi e sulle lezioni di vita, che dispensa al giovane discepolo Adonis.

Il film riesce a sviluppare bene l’intreccio tra le storie ed esperienze dei personaggi, molto diverse in origine , ma accomunate dalla grande passione per la boxe e dal sogno di vittoria. Coolger riesce bene a cogliere le atmosfere di Philadelphia, regalandoci un film realistico, schivando il rischio di cadere nel cliché che avevano a tratti interessato i sequel della pluridecennale saga di Rocky Balboa.

Arrival

Il mistero della comunicazione

Misteriosi dischi volanti entrano nell’atmosfera terrestre e si posizionano in varie aree del pianeta, chi sono? Da dove vengono? La loro presenza getta nel caos la popolazione, ma qualcuno si interroga sullo scopo di questa “invasione” e cerca un primo contatto con la presenza aliena.

Arrival, diretto da Denis Villeneuve,è una pellicola che condensa con efficacia alcuni dei temi classici della fantascienza, da 2001 Odissea nello spazio, a Solaris, passando per Contact e Incontri ravvicinati del terzo tipo, oguno di questi grandi film ha sviluppato tematiche che sono state poi riprese e reinterpretate in molti altri film. Villeneuve con Arrival è consapevole dell’importante eredità di queste pietre miliari del genere fantascientifico e con questa pellicola tenta di accostarsi ad essi, arricchendo il panorama introducendo nuovi interrogativi a queste tematiche e confezionando un film efficace.

Alla protagonista Louise Banks, linguista riconosciuta a livello internazionale, viene affidata la missione di decifrare la lingua degli alieni. La protagonista viene imbarcata su un elicottero militare diretto verso il luogo di atterragio di uno dei misteriosi oggetti. Inizia qui un viaggio fisico e mentale che Louise vive quando entra per la mia volta in contatto con gli extraterrestri. Alle prese con le difficoltà di interpretazione della “lingua” degli alieni ma anche con i pregiudizi e le ottusità dei militari e politici a capo della spedizione di ricerca, Louise comincia a svelare il mistero intorno a questi misteriosi esseri e capisce al contempo un’importante verità sulla sua vita passata e futura. Il film, efficace sul piano narrativo, lascia allo spettatore una serie di domande che assumono un carattere universale sul significato della comunicazione e dei rapporti umani.

Recensione Rogue One: A Star Wars Story

Rogue One, uno spin off senza troppe pretese

“Questa è una ribellione no? Mi ribello…”

Rogue One A Star Wars Story, ottavo film dell’amata saga creata da George Lucas, è uno spin off che si situa tra Episodio III – La vendetta dei Sith e Episodio IV – Una nuova speranza sviluppando una nuova storia tra due dei film più importanti dell’intera saga di Guerre Stellari.

Rogue One racconta le vicende di Jyn Erso, giovane donna figlia di uno degli ingegnieri responsabili della costruzione della prima Morte Nera. Jyn, alla ricerca del padre misteriosamente scomparso, entra in contatto con la ribellione che vuole impedire il completamento della Morte Nera, un’arma che se ultimata porterebbe l’Impero galattico in una posizione di assoluto dominio nella Galassia.

Tra i meriti di Rogue One c’è l’aver portato un briciolo di inventiva nella saga che soprattutto con Episodio VII – Il risveglio della Forza aveva dato a molti l’impressione di cadere nel già visto. Una nuova storia che sembra sulla carta avere le credenziali per essere interessante e coinvolgente. Tuttavia Rogue One ha veramente più di qualche difetto e alla fine della visione devo ammettere di non aver apprezzato molto questo film.

Dopo una prima parte a tratti lenta e difficile da seguire, Rogue One entra nel vivo dell’azione mettendo molta carne al fuoco sul fronte “action”, lo strappo è brusco tanto che sembra quasi di guardare un altro film e sono rimasto a tratti disorientato.

A rendere la cosa ancora meno interessante ci pensa una sceneggiatura che mette dialoghi superflui in bocca a personaggi storici come il Grand Moff Tarkin, ricreato digitalmente per l’occasione, e Darth Vader. Tanto che viene il sospetto che questa “storia di Star Wars” sia un tentativo di creare un film ad hoc per soddisfare vecchi fan della saga, più attenti alle citazioni e alla nostalgia per i vecchi personaggi dei tempi d’oro. A farne le spese è la storia che a mio parere dovrebbe rimanere originale ed intrigante e che invece alla fine risulta inconsistente e in fin dei conti deludente.

grand moff tarkin
Grand Moff Tarkin in versione digitale

Sul fronte degli attori nessuno dei protagonisti sembra spiccare, Felicity Jones che interpreta la protagonista Jyn Erso, non trasmette quell’empatia propria dei personaggi memorabili della saga. Nonostante la trama offra spunti drammatici, i coprotagonisti sembrano tutti recitare in maniera incolore la propria parte, forse consapevoli della loro (prematura) dipartita. 

La storia nel finale deve forzatamente combaciare per rendere credibile l’inizio di Episodio IV – Una nuova speranza. Il film ci porta nel bel mezzo di una battaglia tra ribelli e Impero in pieno stile Il ritorno dello Jedi.  Per accontentare, ancora una volta, i fan della saga si ricorre alla versione digitale della principessa Leila, anche senza una vera necessità, creando un collegamento che io ho trovato forzato con il primo film di George Lucas.

La forza è diventato uno slogan senza senso
La forza è sempre stata negli episodi della saga originale e nei prequel un elemento fondante dell’universo di Star Wars. In Episodio VII e in Rogue one, sembra invece diventato uno slogan da mettere in bocca ai protagonisti per fare fan service. Viene spesso citata slegandola dall’universo dei Jedi e dall’aspetto spirituale che la contraddistingueva.

Come può la Forza essere con i protagonisti di Rogue One se non sanno che cosa rappresenti? Nei film delle precedenti due trilogie di Lucas i protagonisti venivano educati ad usare e conoscere la Forza. Il monaco di Rogue One, che dovrebbe rappresentare la guida spirituale del film come poteva essere Obi-Wan Kenobi negli episodi di Lucas, sembra più un ritardato con intenti suicidi che un custode della spiritualità.

Dal punto di vista tecnico il film è realizzato bene. Effetti speciali, compreso la digitalizzazione dei volti di alcuni storici protagonisti, la fotografia e la messa in scena sono di alto livello e le scene action sono efficaci.

In conclusione anche se per me Rogue one non è uno dei film migliori della saga, lo consiglio soprattutto ai vecchi fan, che potranno apprezzare citazioni e rimandi ai classici di Star Wars.