Recensione Ender’s Game

Un giovane e promettente comandante è l’ultima speranza per la Terra

Ender’s Game è un film del 2013 diretto da Gavin Hood.

Nel futuro, Ender Wiggins fa parte di un gruppo di giovani talenti nati e cresciuti per combattere una guerra contro una misteriosa razza aliena. Selezionato dal Colonnello Hyrum Graff, interpretato da Harrison Ford, come l’allievo più promettente per le sue grandi doti strategiche, Ender dovrà dimostrare di essere all’altezza delle sue potenzialità per vincere la guerra e sgominare la minaccia aliena, salvando così il nostro pianeta.

Spettacolare epopea fantascientifica ambientata in una Terra del futuro, Ender’s Game è soprattutto un film di adolescenti vittime e artefici di un “gioco” che non sanno bene dove li porterà. Un film che però non si rivolge solo ai giovani ma sa trovare un buon equilibrio nelle tematiche trattate ed è efficace ed apprezzabile anche da un pubblico adulto.

Ender è un giovane dalle grandi doti, forse il migliore del suo genere. La sua missione è quella di diventare il più grande e abile comandante mai esistito, l’unico in grado di sgominare la minaccia aliena che nei decenni passati aveva quasi portato la Terra e l’umanità alla sua estinzione.

Per raggiungere questo obbiettivo il giovane verrà addestrato in complesse simulazioni necessarie per affinare le sue doti. Un mondo ricreato al computer dove lui e i suoi compagni “giocano” in attesa dello scontro reale con il nemico alieno.

Seguendo i passi e l’evoluzione di Ender, interpretato da un bravo Asa Butterfield, il film ci porta a riflettere sull’idea di libertà e sul ruolo degli uomini in un contesto disumano. Temi che abbiamo già visto ampiamente in film come Matrix o Blade Runner e che in Ender’s game vengono se non altro riproposti in maniera efficace.

Asa Butterfield è Ender

Il film illustra anche altri concetti filosofici e sociologici molto cari al genere fantascientifico, come il tema della guerra e dei diritti degli alieni che visti in un senso più ampio rappresentano coloro che sono diversi da noi.

Non è la prima volta che bambini ed adolescenti sono protagonisti in film fantascientifici, basti pensare alla nota saga di Hunger Games. Anche in questo caso i protagonisti diventano vittime di una struttura decisa dagli adulti e vengono spinti a sviluppare aggressività e ostilità nel loro addestramento. Questa è anche un’occasione per il film di entrare efficacemente nella psicologia del giovane Ender, che trasmette durante tutto il film l’ambivalenza di un adolescente sospeso tra la necessità normale di affetto e comprensione e le ambizioni di un vero leader che vuole comandare i propri sottoposti.

La parte che mi ha convinto di meno del film è la sua conclusione, che a mio parere viene trattata in maniera abbastanza sbrigativa considerando le tematiche e le riflessioni proposte nel resto della pellicola.

Il film tecnicamente è realizzato molto bene grazie ad effetti speciali di prima qualità, musiche di Steve Jablonsky efficaci e scenografie accattivanti.

Il mondo di Ender è vario ed è fatto di spazi chiusi e claustrofobici come la stazione orbitante dove i giovani di addestrano, ma anche di ambienti desertici come il pianeta alieno o i boschi e le montagne terrestri.

Le simulazioni di guerra sono state la parte che più mi ha colpito visivamente e sono sicuramente i momenti dove il film da il meglio di sé dal punto di vista spettacolare.

Consiglio Ender’s Game a quanti siano alla ricerca di un buon film di fantascienza che racconti una storia capace di intrattenere e che faccia anche riflettere.

Recensione Ghostbusters – Gli Acchiappafantasmi

Cult movie degli anni ’80, spassoso mix di commedia demenziale, cinema fantastico e fantascienza

Ghostbusters è una commedia diretta da Alain Reitman nel 1984.

Tre acchiappafantasmi decidono di mettere su un’attività per porre fine agli episodi paranormali che infestano New York. Un giorno però un fenomeno di bibliche proporzioni si manifesta in un appartamento nel West Side della città. Gli acchiappafantasmi dovranno fare gli straordinari per combatterlo.

Ghostbusters è diventato un vero e proprio cult movie con il passare del tempo. Merito di una comicità esilarante con tanto di elucubrazioni pseudoscientifiche sugli episodi paranormali, un abile mix di commedia, fantascienza e fantastico.

Una buona prova dei tre protagonisti Peter Venkman (Bill Murray), Raymond Stantz (Dan Aykroid) e Egon Spengler (Harold Ramis), che gestiscono bene i tempi comici e risultano un gruppo affiatato. Alla fine Ghostbusters è un film spassoso, ironico e leggero che io come molti altri vidi la prima volta da bambino in VHS.

Sigourney Weaver, nei panni della giovane Dana Barrett, spaventata vittima dei fantasmi nel suo appartamento è memorabile quando prende le sembianze di Zuul che si impadronisce del suo corpo come un vero e proprio Alien. Zuul minaccia di invadere la città e aprire le porte della Terra a Gozer, misterioso alieno proveniente da una civiltà millenaria.

Dal punto di vista tecnico il film è realizzato bene, considerando i limiti degli effetti speciali degli anni ’80. I fantasmi rivisti oltre 30 anni dopo sono datati ma efficaci e spassosi. Gli effetti mostrano i loro limiti soprattutto nelle scene dinamiche, come nell’inseguimento del mostro di Zuul per Central Park.

Altri elementi del film degni di nota sono i costumi, gli zaini protonici dei protagonisti e la famosa macchina dei Ghostbusters che sono entrati nell’immaginario collettivo dell’epoca.

Anche le musiche meritano una citazione, il brano Ghostbusters composto da Ray Parker Jr è uno dei pezzi da colonna sonora più famosi di sempre.

Il film ha avuto un sequel, Ghostbusters 2 e un remake al femminile nel 2016, Ghostbusters.

Recensione Oblivion

Oblivion, un buon mix di citazioni a molti classici di fantascienza

Oblivion è un film di Joseph Kosinski uscito nel 2013.

2077. Jack è un soldato rimasto sulla Terra tra gli ultimi riparatori di droni da ricognizione che ogni giorno scandagliano il pianeta. Il resto dell’umanità a seguito di una guerra contro una razza aliena chiamata Scavengers si è trasferita su Titano perché la Terra risulta ormai inabitabile. Jack in procinto di unirsi anche lui al resto dell’umanità e intraprendere l’ultimo viaggio verso la sua nuova casa, è però tormentato da un passato che non riesce a lasciarsi alle spalle.

Oblivion è una fantascienza che senza dubbio ha tanto da attingere dal passato, si ritrovano molti temi che sono stati già trattati in precedenti film importanti di questo genere. Da 2001: Odissea nello spazio a Wall-E, da Blade Runner a Moon. Il film è un mix di molte tematiche, sicuramente realizzato bene e dalla confezione convincente, ma che non lascia alla fine il segno tanto quanto ci si aspetterebbe.

Le tematiche citate in Oblivion sono talmente tante che sarebbero troppe da riportare tutte in questa breve recensione. Vale la pena ricordare l’ormai fin troppo sfruttato tema sull’intelligenza artificiale in stile HAL 9000 e il suo rapporto con l’uomo. Oblivion ricalca durante lo svolgimento questa classica trama di genere. Un altro spunto che il film segue è il rapporto tra memoria reale o artificiale, un argomento già ampiamente trattato in Blade Runner e che in Oblivion viene riproposto in maniera didascalica ma efficace.

Il tema dei cambiamenti climatici in una Terra disabitata è un’altro classico scenario usato in molteplici altre storie di fantascienza e che in Oblivion viene utilizzato discretamente bene, il regista Kosinski da il giusto spazio a scenari suggestivi ambientati nella natura, in una Terra che sembra tornata quella di milioni di anni fa.

Jack ( Tom Cruise ) e Julia ( Olga Kurylenko ) in una scena del film

Tom Cruise confeziona una buona prova attoriale, ma sappiamo che è un bravo attore che sa reggere anche parti drammatiche. In questo caso Cruise riesce bene nel dare a Jack quell’ambiguità di soldato fedele alla causa ma tormentato da dubbi sul suo passato. Anche gli altri attori protagonisti fanno tutti un buon lavoro, compreso Morgan Freeman che in questa pellicola fa la parte dell’antagonista un po’ stereotipato ma comunque funzionale.

Il regista Joseph Kosinski da il meglio di se nella parte visiva del film. Effetti speciali, scenografie e design delle architetture sono realizzati veramente bene e colpiscono visivamente, creando un mondo nitido e fantascientifico nel quale immergersi.

In questo senso i campi lunghissimi che il regista usa per mostrare una Terra ormai disabitata e dominata dalla natura, sono molto belli e li ho trovati simili ad alcune riprese di Ridley Scott usate in The Martian.

Per l’architettura e il design Oblivion ricorda Tron: Legacy, film diretto dallo stesso regista, che anche in quel caso è stato in grado di creare un mondo visivamente accattivante. Il mondo di Oblivion è tecnologico e contrappone le sagome bianche e le linee minimal della torre di controllo dove opera il protagonista Jack ai bassifondi sporchi e scuri dove si nascondono gli Scavengers. Una scelta didascalica ma riuscita.

Penso che Oblivion sia sicuramente un buon film d’intrattenimento adatto agli amanti della fantascienza. Una pellicola che risulta ben riuscita che si scopre debole solo per la morale già sentita che comunica nel finale.

Recensione Thor: The Dark World

Un buon sequel sulle avventure del Dio del Tuono

Thor: The Dark World è un film diretto da Alan Taylor del 2013.

Dopo la vittoria dei supereroi narrati in The Avengers e dopo la cattura di Loki, Thor si impegna a rimanere ad Asgard per consolidare la pace dei Nove Regni. Nonostante sia passato del tempo i pensieri del Dio del Tuono sono sempre rivolti a Jane Foster, la ricercatrice conosciuta sulla Terra durante il primo film dedicato al personaggio norreno. Quando Jane viene misteriosamente a contatto con una dimensione aliena che si materializza alla periferia di Londra, Thor tornerà per salvarla e proteggere l’umanità.

Thor: The Dark World racconta le vicende del Dio del Tuono poco dopo la fine di The Avengers, il primo film dedicato all’Assemble dei Vendicatori. The Dark World è una pellicola apprezzabile che ha il merito di portare avanti degnamente le vicende di Thor mantenendo un certo equilibrio e uno stile in linea con quello impostato da Kenneth Branagh nel precedente film dedicato al supereroe.

thor e loki
Thor dovrà fidarsi di Loki in Thor: The Dark World

Ho trovato The Dark World più scorrevole rispetto al film precedente e a tratti più avvincente. Alan Taylor realizza un film di buon livello, ricco di effetti speciali e di avventura, unita ad alcuni sani momenti umoristici in pieno stile Marvel.

La miscela è equilibrata e alla fine il film mi ha lasciato una buona impressione. Questa avventura di Thor ha un respiro più ampio rispetto a quella già narrata nel precedente film di K. Branagh, finalmente vediamo il nostro protagonista misurarsi con una minaccia interplanetaria più importante e adatta al personaggio.

Malekith, Signore degli Elfi Oscuri, come cattivo è funzionale e fa il suo lavoro. Tuttavia è meno riuscito rispetto a Loki, a cui resta il merito di essere una delle figure più ambigue e interessanti del Marvel Cinematic Universe. Gli altri protagonisti sono tutti discreti nella loro performance, senza punte di particolare eccellenza.

Consiglio la visione di Thor: The Dark World a quanti vogliano continuare le avventure di Thor e agli amanti dei film di supereroi Marvel.

Il film ha avuto un seguito diretto da Taika Waikiki nel 2017, Thor: Ragnarok.

Recensione X-Men: Dark Phoenix

La Fenice è libera

X-Men: The Dark Phoenix è un film del 2019 diretto da Simon Kinberg.

1992, Jean Grey è una mutante dai poteri telepatici e telecinetici che fa parte della squadra degli X-Men, durante una missione di recupero nello spazio viene assalita da una misteriosa forza aliena. Recuperata e riportata sulla Terra dagli altri X-Men, Jean comincerà a manifestare illimitati e incontrollabili poteri, diventando un pericolo per le persone e i suoi stessi compagni mutanti.

X-Men: Dark Phoenix è il dodicesimo film dedicato agli X-Men compresi i film spin off dedicati al personaggio di Wolverine e i due film su Deadpool. Un percorso lungo quasi vent’anni, iniziato nel 2000 con X-Men di Bryan Singer. Un film che ricordo vidi quando ero adolescente e che mi aveva lasciato impressionato soprattutto per il fatto di vedere finalmente questi eroi dei fumetti ritratti in maniera realistica sul grande schermo.

In tutti questi anni sono uscite tante pellicole, tante storie, film più interessanti e film meno riusciti. Tutto questo è stato X-Men e questo ultimo episodio sigla la chiusura di un’epoca di film dedicati al gruppo dei noti supereroi. Dark Phoenix non si discosta molto dallo stile delle precedenti pellicole come X-Men: Giorni di un futuro passato e X-Men: Apocalisse.

Ritroviamo i personaggi Xavier, Magneto, Mystica, Ciclope, Tempesta, Nightcrawler, Quicksilver ed altri. Le loro storie sono già state trattate nei film precedenti e in questo ultimo lungometraggio non ci aspettiamo un grande salto in avanti nel loro arco narrativo. Il film si concentra sulla storia di Jean Grey, una mutante che possiede un potere quasi divino. Charles Xavier lo sa fin dal primo incontro, quando Jean è ancora bambina e nel tempo cerca di proteggerla da se stessa e dai mostri del suo tragico passato.

Il Professore cerca di anestetizzare il dolore nella sua mente, così facendo però contribuisce a creare due personalità distinte, da una parte una Jean Grey apparentemente normale e dall’altra la Fenice, un fiume di istinti di inaudita potenza. La “cura” di Xavier però smette di funzionare, dopo che Jean viene investita da una forza aliena che aumenta considerevolmente i suoi poteri.

Al di là di alcune scelte discutibili e di una sceneggiatura non sempre all’altezza, ho apprezzato Dark Phoenix per aver comunque trattato la storia di Jean Grey in maniera efficace. L’attrice Sophie Turner rende bene le sfaccettature di un personaggio tormentato, “vittima” di un grande potere. La sua Fenice ha caratteristiche molto diverse rispetto alla Framke Janssen che interpretò lo stesso ruolo in X-Men: Conflitto Finale, la Fenice della Turner è molto più composta e meno “selvaggia”, anche se a mio parere riesce comunque a rendere interessante il personaggio nella sua interpretazione.

La Fenice Jean Grey in una scena del film

Gli altri protagonisti hanno tutti una parte in linea con lo sviluppo del film, senza eccellere, ma mantenendo un livello buono. Il loro tempo a schermo è ridotto perché il film deve per forza di cose concentrarsi sulla storia della mutante Jean Grey. Xavier e Mystica, interpretati rispettivamente da James McAvoy e Jennifer Lawrence, riescono comunque a realizzare una buona prova. Tra tutti mi ha colpito certamente di più il ruolo di Michael Fassbender, che interpreta Magneto, ancora in grado dopo diversi film di conferire al suo personaggio quel carattere cattivo e tormentato.

Anche dal punto di vista tecnico il film non è male, gli effetti visivi sono realizzati efficacemente con alcune trovate interessanti. In particolare il combattimento per le strade di New York e il confronto sul treno in corsa regalano uno spettacolo di effetti ben realizzato. Belle anche le scene iniziali che ritraggono il lancio dello Space Shuttle (che fu un simbolo degli anni ’80 e ’90).

Consiglio questo film soprattutto agli amanti della saga degli X-Men. Penso che nonostante i difetti, Dark Phoenix rimanga un discreto film d’intrattenimento.

Recensione Aladdin (2019)

La versione live action del noto film d’animazione di Walt Disney

Aladdin è un povero che vive di espedienti ad Agrabad. Un giorno, al mercato della città, si imbatte nella bella principessa Jasmine e se ne innamora. Dopo aver capito che la bella ragazza è in realtà di stirpe reale, Aladdin deciderà di aiutare il gran visir Jafar, braccio destro del Sultano, in cambio di incredibili ricchezze, così da poter avere la possibilità di corteggiare la bella principessa.

La storia di Aladdin la conosciamo praticamente tutti, è una favola che anche io come molti altri bambini e ragazzi ho visto la prima volta grazie al film d’animazione realizzato nel 1992 dalla Disney. Un cartone che è rimasto nell’immaginario collettivo grazie all’incredibile mix di commedia, azione, fantasy e agli indimenticabili personaggi protagonisti.

Ammetto che avevo le mie perplessità riguardo a questa versione in live action. Sarebbe stato difficile travasare l’incredibile energia e la magia del cartone animato in un film tradizionale.

Devo ammettere che il regista Guy Ritchie è riuscito nell’intento di riproporre la magia di Aladdin al nuovo pubblico di giovani e giovanissimi, senza rovinare la storia e proponendo anche qualche variazione sul tema. Il film non è tuttavia privo di difetti che, a mio parere, sono legati alla riproposizione di temi che funzionavano nell’originale in animazione e che invece in questo film risultano meno efficaci e a volte non del tutto riusciti.

Mi riferisco per esempio alle ambientazioni di Agrabad che hanno un feeling patinato che sembra a tratti troppo artificiale. Anche il look dei personaggi principali è curato ma risulta quasi finto da quanto sono tirati a lucido i costumi dei protagonisti.

Jasmine e Aladdin

Aladdin si discosta dall’originale anche per alcuni cambiamenti ai personaggi. In particolare Jasmine che aveva già dato prova di forza e carattere nel cartone animato, in questa versione ha avuto più spazio per essere approfondita e gli è stato dato più risalto come principessa indipendente e di grande animo.

Allo stesso modo il Genio ha subito alcune modifiche. La versione di Will Smith del famoso personaggio blu è molto equilibrata per come riesce a rendere omaggio all’indimenticabile Genio di Robin Williams ( in Italia doppiato dall’ottimo Gigi Proietti), iniettando però il suo humor tipico del Principe di Bel-Air e Hitch. Il risultato è apprezzabile.

Anche il personaggio di Aladdin è cambiato, meno frenetico e più impacciato, ha i lineamenti delicati dell’attore Mena Massoud funzionale al ruolo.

Meno interessante è il personaggio di Jafar che seppur interpretato bene, non è indimenticabile, anche per le caratteristiche anonime dell’attore che lo rappresenta rispetto al personaggio del cartone animato che rimane iconico.

Una considerazione a parte va fatta per la musica, il film ripropone i pezzi originali sempre belli e orecchiabili con l’aggiunta di alcuni brani nuovi apprezzabili come Speechless il brano cantato da Naomi Scott ( Jasmine ). La versione italiana del celebre brano “Il Mondo è mio” è cantata da Naomi Rivieccio nella versione italiana, che rende giustizia al pezzo confezionando una performance di ottimo livello.

Recensione Spider-man: Un nuovo Universo

Imperdibile film d’animazione sul multiverso di Spider-man

Miles Morales è un adolescente e vive a Brooklyn. Ammiratore di Spider-man e appassionato di graffiti, frequenta un college privato dove fa fatica ad adattarsi. Il rapporto con suo padre non va molto bene e Miles preferisce confidarsi con suo zio. Una sera, lo zio Aaron porta il nipote in un tunnel della metropolitana, dove poter realizzare i suoi graffiti. Qui viene punto da un ragno radioattivo che gli trasmette poteri simili a quelli di Spider-man.

Realizzato dalla Sony Entertainment in collaborazione con Marvel e tratto dal fumetto Ragnoverso della Marvel Comics, Spider-man: Un nuovo Universo è un fresco e interessante esempio di film d’animazione che riesce nell’intento di essere un ottimo film d’intrattenimento e spingere più avanti i confini della creatività nel campo dell’animazione digitale.

Spider-man è un soggetto che in questo ultimi 15 anni è stato protagonista di svariati film e reboot. Spider-man realizzato da Sam Raimi nel 2002, per poi il reboot The Amazing Spider-man di Marc Webb nel 2012, per arrivare all’ultimo Spider-man: Homecoming di casa Marvel interpretato dall’ attore Tom Holland e diretto da Jon Watts. Era quindi oggettivamente difficile realizzare un film che potesse dire qualcosa di inedito su questo personaggio.

Il materiale su cui si basa Un nuovo Universo è però diverso e riguarda il multiverso. Un misterioso portale realizzato nei sotterranei di New York porta nella realtà di Miles varie versioni di Spider-man. Abbiamo quindi Morales, aspirante Spider-man ancora acerbo e alla scoperta dei suoi poteri, un Peter Parker più maturo e segnato dalle sue difficili scelte di vita, Gwen Stacy alias Spider Gwen, la versione femminile del supereroe, Spider- Noir un supereroe in bianco e nero che vive negli anni ’30 del secolo scorso. Spider Pork, una versione di Spider-man stile Looney Tunes e Peni Parker con il robot SP//DR, una liceale con un ragno robotico proveniente dal futuro.

Il sestetto, da sinistra: Miles Morales, Peter Parker, Spider Gwen, Spider Noir, Peni Parker e Spider Pork

Un sestetto di incredibili personaggi che si ritrovano uniti in una stessa realtà per combattere la minaccia di Kingpin, boss della malavita, intenzionato ad utilizzare il portale del multiverso per riportare nella sua realtà la famiglia scomparsa in un incidente, rischiando però di distruggere l’intera New York.

Un tale assemblaggio di personaggi potrebbe risultare confusionario ma il film risulta molto equilibrato ed ogni protagonista ha il giusto spazio ed è utilizzato bene nel contesto della storia.

Non si rimane con l’impressione di aver tralasciato qualcosa anche se non si è dei veri esperti di fumetti ma si conosce la storia classica di Spider-man. Il merito del film è quello di essere al contempo ricco e facile da seguire.

Dal punto di vista visivo un nuovo Universo da il meglio di sé. Il film è un vero portento dal punto di vista dell’animazione digitale.

I creatori hanno trovato un ottimo punto di incontro tra gli effetti digitali e lo stile fumettistico, realizzato grazie ad un attento lavoro sui personaggi e sugli effetti digitali del film. La pellicola è disseminata di scritte e didascalie tipiche dei fumetti ( i cosiddetti retini ), così come disegni, sfumature, effetti grafici e colori ricordano in pieno lo stile dei comics.

Il film è soprattutto un omaggio all’origine di questi personaggi. Mirabile è poi l’abilità dei creatori che sono riusciti nel creare il giusto mix tra gli stili diversi dei vari personaggi mantenendo le loro caratteristiche e il loro aspetto grafico pur facendogli agire in un contesto comune.

Un altro aspetto che mi ha positivamente sorpreso è la colonna sonora, ricca di brani hip-hop e rap, efficace nel sottolineare le sequenze più action e i momenti più intensi e vicina allo stile underground del nuovo Spider-man, Miles Morales.

In conclusione consiglio vivamente Spider-man: Un nuovo Universo agli amanti del personaggio e in generale agli amanti dei film d’animazione.

Recensione Thor

Storia delle origini di Thor, il supereroe Marvel inspirato alla mitologia norrena

Thor ( Chris Hemsworth ), figlio di Odino ed erede al trono di Asgard è un giovane aspirante Re forte ed ambizioso. La sua incoronazione viene tuttavia ostacolata da un’infiltrazione dei Giganti di Ghiaccio, acerrimi nemici del Regno che interrompono la cerimonia.

I nemici vengono respinti dalle difese di Asgard, Thor accusa il padre Odino ( Anthony Hopkins ) di essere troppo lassista nella sua politica con i regni nemici e propone di andare nella loro patria per vendicare l’attacco subito. Il Re, vedendo arroganza nel figlio, lo bandisce e lo spedisce in esilio sulla Terra.

Thor è il primo film dedicato al supereroe ispirato alla mitologia norrena: Thor Odinson ( Thor figlio di Odino ), Dio del Tuono.

La pellicola, diretta da Kenneth Branagh racconta le origini di Thor e lo sviluppo del suo personaggio che vedremo anche nei due sequel a lui dedicati ( Thor: The Dark World e Thor: Ragnarok ).

La storia del Dio del Tuono è prima di tutto una storia di famiglia ed è costruita sul rapporto con il padre Odino e sulle rivalità con il fratello Loki, Dio dell’Inganno. Thor è un personaggio che nasce con un grosso fardello sulle spalle, non deludere il padre ed essere un degno erede. Il suo sviluppo è legato a questa figura paterna severa e a tratti dispotica.

Kenneth Branagh fa un buon lavoro nel creare l’atmosfera del regno di Asgard, un luogo divino ma non privo di minacce e ostilità. Allo stesso modo si nota chiaramente l’ispirazione shakespeariana della storia che Branagh, noto regista di opere del popolare drammaturgo inglese
( Enrico V, Hamlet ), sfrutta a dovere.

Durante l’esilio, il film è ambientato sulla Terra. Questa parte è realizzata bene ma è meno efficace anche dal punto di vista visivo, sarà forse anche per l’ambientazione del New Messico piuttosto anonima. Il protagonista arrivato su nostro pianeta, si imbatte in Jane Foster ( Natalie Portman ), un’astrofisica ricercatrice, Erik Selvig ( Stellan Skarsgård ) e Darcy ( Kat Dennings ).

I tre lo aiuteranno e Thor comincerà a sviluppare un sentimento per Jane. Questo rapporto che doveva costituire un momento importante nello sviluppo del personaggio viene trattato frettolosamente. Il film qui risulta abbastanza piatto a mio parere, nonostante le scene d’azione e i colpi di scena presenti in questa fase della vicenda.

Va meglio nell’ultima parte del film, quando gli intrighi di Loki e il ritorno ad Asgard dell’eroe portano verso un epilogo soddisfacente.

Dal punto di vista tecnico, ho apprezzato le soluzioni visive di Thor e gli effetti speciali di buon livello, a parte alcuni difetti visibili soprattutto nelle sequenze ambientate nel regno dei Giganti di Ghiaccio.

In conclusione penso che Thor, pur con qualche difetto, sia un buon film di supereroi che ha il pregio di introdurre efficacemente questo personaggio ed offrire due ore di gradevole intrattenimento.

Recensione The Avengers

L’unione fa la forza

The Avengers è un film del 2012 diretto da Joss Whedon.

Nick Fury ( Samuel L. Jackson ), direttore dello S.H.I.E.L.D decide di creare una squadra di supereroi, il progetto Avengers, per contrastare la minaccia di Loki ( Tom Hiddleston ), Dio dell’ Inganno e fratello di Thor.

Grazie al Tesseract, un artefatto cosmico custodito dallo S.H.I.E.L.D, Loki riesce ad aprire un varco nel cosmo e arriva sulla Terra promettendo la sua distruzione. Riusciranno Iron Man ( Robert Downey Jr. ), Vedova Nera ( Scarlett Johansson ), Captain America ( Chris Evans ), Hulk ( Mark Ruffalo ), Thor ( Chris Hemsworth ) e Occhio di falco ( Jeremy Renner ) ad unire le forze ed agire come un vero team per salvare l’umanità?

Ironia, divertimento e azione in un mix equilibrato questo è The Avengers, primo film di una fortunata serie conclusa di recente con l’ultimo capitolo Endgame. Se si guarda bene già in questo lungometraggio di Joss Whedon ci sono tutti gli ingredienti che porteranno al successo questo “Assemble” di supereroi e che verranno poi ripresi e sviluppati nei film successivi.

Uno dei più importanti è sicuramente l’inedita unione di supereroi così diversi tra loro, in una miscela che funziona sorprendentemente bene.

Abbiamo Iron Man, “miliardario, playboy, filantropo” come si definisce lui stesso, Captain America il soldato tutto d’un pezzo, Bruce Banner/Hulk uno scienziato che nasconde un suo altergo dal carattere “non facile”, Vedova Nera la bella e dannata combattente, Thor Dio del Tuono e Occhio di Falco, arciere dalla mira infallibile.

Già all’inizio del film capiamo che non sarà facile mettere insieme tutte queste personalità, Whedon però da il giusto spazio ad ogni personaggio e ci mostra la genesi del gruppo in un percorso non privo di fallimenti.

Gli attriti più forti si hanno tra il personaggio di Tony Stark e Steve Rogers, rispettivamente Iron man e Captain America, i due non potrebbero avere origini più diverse. Interessante lo scambio di battute che i due hanno durante un incontro con gli altri Avengers, al centro del discorso l’idea di eroe che, declinata in maniera differente, appartiene ad entrambi i personaggi.

Un’altro elemento importante è quello del sacrificio, un concetto caro agli eroi, un voler mettere da parte se stessi per una causa più nobile e più alta. Un’ idea che il regista Whedon illustra in maniera semplice ma efficace e che fa esprimere direttamente al personaggio di Nick Fury. Al di là delle differenze e delle incomprensioni, se siamo uniti possiamo vincere, separati siamo vulnerabili e siamo destinati a fallire.

Loki, fratello di Thor e principale antagonista di questo film, è cattivo e ambiguo al punto giusto. Dio dell’ Inganno, riesce a tenere testa agli Avengers e stupisce col suo doppio gioco in più occasioni. Una buona prova di Tom Hiddleston che interpreta molto bene questo interessante e amato personaggio.

Loki, Dio dell’ Inganno

Dal punto di vista tecnico il film è più che buono, le scene d’azione sono spettacolari e Whedon gestisce bene i combattimenti collettivi, sfruttando i piano sequenza in maniera intelligente. La computer grafica nella battaglia finale di New York è di ottimo livello e non ho notato difetti durante la visione.

Consiglio The Avengers ad un pubblico che cerca un film di puro intrattenimento e naturalmente agli amanti dei cinecomic Marvel.

Recensione Avengers: Age of Ultron

Gli Avengers devono fermare un’intelligenza artificiale che minaccia di distruggere il mondo

Avengers: Age of Ultron è il sequel di The Avengers. Il film, scritto e diretto da Joss Whedon, racconta la storia del noto gruppo di supereroi della Terra che dovrà scontrarsi contro una nuova minaccia: Ultron. Un’ intelligenza artificiale creata con buone intenzioni da Tony Stark che in realtà si rivolta contro il suo creatore e promette di distruggere l’intero pianeta.

Sequel della prima pellicola di grande successo dedicata ai Vendicatori, Age of Ultron è un film che riprende per molti versi la formula già vista nel primo The Avengers: i supereroi si uniscono contro una minaccia comune.

Le novità sono legate ai nuovi protagonisti che vediamo per la prima volta in questo film, Scarlett Witch, Quicksilver e Visione, che si aggiungono ai 6 personaggi originali. Nel film abbiamo anche modo di scoprire di più sul passato degli Avengers.

Quicksilver e Scarlett Witch
Quicksilver e Scarlett Witch in Age of Ultron

Merito della storia che dosa con attenzione le sequenze action con momenti più introspettivi dove si apprezzano anche nuovi intrecci tra i personaggi principali.

Age of Ultron propone una classica trama dove un’azione fatta da uno dei protagonisti a fin di bene finisce per creare una minaccia per loro stessi. Ultron viene creato da Tony Stark e Bruce Banner, il loro obbiettivo era quello di creare un’intelligenza artificiale per proteggere il mondo dalle minacce aliene.

La parte dove i due scienziati lavorano insieme al progetto è ben realizzata e rende puntualmente l’incertezza di due uomini di scienza che stanno per tentare qualcosa di mai fatto prima.

tony stark e bruce banner lavorano a Ultron
Tony Stark e Bruce Banner lavorano per creare Ultron

La prima comparsa di Ultron è un momento teatrale dove sentiamo la voce dell’ intelligenza artificiale “ingabbiata” in un androide danneggiato, una sequenza che ci fa capire quanto Ultron sia minaccioso.

Tuttavia il film non si spinge molto oltre nel caratterizzare questo personaggio che rimane un cattivo nella media dei personaggi Marvel ed è un peccato considerando le sue potenzialità.

Tutti i sei personaggi originali sono gestiti bene e hanno il loro spazio durante lo svolgimento del film. In particolare le interazioni tra Romanoff e Banner ci permettono di scoprire qualcosa di più sul passato di entrambi e questo è il duetto più interessante del film, insieme ai classici confronti tra Tony Stark e Steve Rogers.

Per quanto riguarda il comparto tecnico personalmente apprezzo lo stile di regia di Whedon che non si fa prendere troppo dall’azione e il montaggio non risulta mai troppo sincopato, rendendo l’azione sempre chiara e facile da seguire. Gli effetti speciali sono di ottima fattura, non ho notato in questa pellicola forti difetti nella computer grafica come ho riscontrato in altri film della Marvel. Anche le sequenze action girate a Sokovia, alcune delle quali utilizzano in maniera massiccia effetti speciali, sono realizzate bene.

In conclusione penso che Avengers: Age of Ultron sia un buon film d’intrattenimento e lo consiglio agli amanti del genere cinecomic.