Humandroid

Chappie, il droide della polizia dotato di coscienza

Humandroid (Chappie) è un film del 2015 diretto da Neil Blomkamp.

Johannesburg 2016, Deon Wilson è il creatore dei droidi delle unità d’intervento della polizia sudafricana e lavora per la grossa corporation che li produce, la Tetravaal. Nel tempo libero Deon lavora anche ad un progetto per la costruzione della prima intelligenza artificiale. Una notte riesce a completare la sua creazione e il giorno dopo decide di inserire questo programma all’interno di un droide danneggiato della Tretravaal, a scopo di test. Purtroppo le cose non andranno come previsto.

Humandroid è il terzo film di Neil Blomkamp, noto regista sudafricano già autore di District 9 (2009) e Elysium (2013). Tratto da un cortometraggio da lui stesso realizzato nel 2004, chiamato Tetra Vaal.

Il film, in lingua originale intitolato Chappie, racconta la storia del primo droide con una coscienza chiamato simpaticamente Chappie dalla banda di ganster che lo “adotterà” nel film. Il programma sviluppato dal protagonista Deon, trasforma quello che prima era una semplice unità da intervento della polizia in un essere pensante, dotato di emozioni e sentimenti.

L’umanizzazione delle macchine è un tema noto nel genere fantascientifico. Il regista Blomkamp costruisce tutto il film attorno alla figura del droide, rendendo bene lo sviluppo e le incertezze di una coscienza che si affaccia per la prima volta al mondo reale. Grazie ad ottimi effetti speciali e ad una messa in scena efficace, come pubblico non possiamo non simpatizzare per questo curioso protagonista.

Chappie parla col suo creatore Deon

I primi passi, la scoperta di avere una coscienza, l’impatto con la violenza e la successiva maturazione del droide sono forse le parti più interessanti e memorabili del film.

Humandroid tratta anche altri temi, come quello delle disuguaglianze sociali, del rifiuto del diverso e il ruolo del mondo digitale nella società contemporanea. Humandroid mette molta carne al fuoco in questo senso e non è in grado di sviluppare bene tutti questi argomenti, alcuni di questi rimangono purtroppo solo abbozzati.

Anche la sceneggiatura ha qualche difetto, soprattutto nel caratterizzare i personaggi secondari che rimangono sempre sullo sfondo e il loro approfondimento è solo sufficiente.

Nel film non mancano lunghe sequenze d’azione in pieno stile Blomkamp, con uso massicco del rallenty, enfasi sulle armi più distruttive e inseguimenti al cardiopalma.

I personaggi comprimari sono tutti discreti, si apprezza soprattutto la prova dell’attore Hugh Jackman come cattivo guerrafondaio e il curioso duo di rapper sudafricani Watkin Tudor Jones, Yolandi Visser che interpretano insieme a Jose Pablo Cantillo la “famiglia” ganster di Chappie.

In conclusione mi sento di consigliare Humandroid soprattutto agli amanti dei sci-fi d’azione e a chi apprezzi il cinema di Blomkamp.

Jurassic World – Il regno distrutto

I dinosauri di Jurassic World sull’orlo di una seconda estinzione

Jurassic World – Il regno distrutto è un film del 2018 diretto da Juan Antonio Bayona.

I dinosauri di Isla Nublar sono nuovamente in pericolo, dopo la distruzione del parco di Jurassic World il vulcano che domina l’isola sta per eruttare. Per salvare una parte degli esemplari viene inviata una nave che si rivela ben presto piena di mercenari senza scrupoli intenzionati a rivendere i dinosauri al miglior offerente sulla terra ferma.
Sull’isola arriva anche Claire Dearing ( Bryce D. Howard ), l’ex manager del parco giurassico, insieme a Owen Grady ( Chris Pratt ) ex ricercatore esperto di Velociraptor, Franklin Webb e la paleo-veterinaria Zia Rodriguez. La loro missione è trovare Blue, il velociraptor addestrato da Grady.

Jurassic World – Il regno distrutto continua la storia dei protagonisti che avevamo conosciuto nel precedente Jurassic World. Il film diretto dal regista spagnolo Bayona è diviso pressapoco in due parti. Le vicende nello scenario dell’isola Isla Nublar e quelle nella tenuta di Lockwood in California. Il regno distrutto non introduce particolari novità rispetto ai precedenti film del franchise, si fa notare per i buoni effetti speciali e per alcune sequenze realizzate tecnicamente bene.

Il film è meno interessante per la storia che racconta. La sceneggiatura è approssimativa e non particolarmente curata. La vicenda si svolge in modo convenzionale con qualche lungaggine di troppo, soprattutto nel finale. I colpi di scena non sono molto efficaci e non mi hanno sorpreso. Ci sono, come per il precedente film, alcuni rimandi ai vecchi film di Jurassic Park, ma vengono trattati come momenti per i fan, e non sono significativi per l’evolversi della storia.

Nella parte conclusiva del film Bayona inserisce i dinosauri in uno scenario diverso che non avevamo mai visto prima, gli interni di una antica villa. Un’idea un po’ horror che poteva essere interessante ma alla fine risulta non particolarmente efficace e addirittura cade nel trash nelle sequenze dell’asta dei dinosauri.

Gli attori fanno un lavoro discreto ma nessuno spicca per particolare bravura anche perché sembra proprio ci sia poco margine di manovra vista la sceneggiatura. Bryce D. Howard e Chris Pratt confezionano comunque una prova discreta.

In conclusione mi sento di consigliare Jurassic World – Il regno distrutto solo a chi cerchi un film per passare un paio d’ore di distrazione senza impegno.

Elysium

Adrenalinico sci-fi firmato dal regista di District 9

Elysium è un film del 2013 diretto da Neill Bomkamp.

Los Angeles, 2154. La maggior parte dell’umanità vive in condizioni di povertà e privazione. Il pianeta è desertificato a causa dell’inquinamento e i rifiuti sono sparsi in ogni dove. I più ricchi hanno da tempo abbandonato il pianeta trasferendosi su Elysium, una stazione spaziale in orbita attorno alla Terra, un Eden dove la tecnologia ha permesso una vita idilliaca e la cura di ogni tipo di malattia.

L’operaio Max da Costa vive in una baracca nei dintorni di LA e cerca di guadagnarsi da vivere lavorando nella fabbrica di droidi locale. Un giorno viene coinvolto in un incidente e gli rimangono pochi giorni di vita. L’unica speranza di salvarsi è raggiungere Elysium per essere curato.

Elysium è il secondo lavoro registico del sudafricano Neill Blomkamp ( District 9, Humandroid ). Un film di fantascienza che racconta una storia classica di riscatto. Max da Costa interpretato da un bravo Matt Damon è il classico protagonista sfortunato e povero che vive una vita ricca di ingiustizie. Nei guai con la legge, cerca di rigare dritto lavorando duramente nella fabbrica locale, ma rimane vittima della prepotenza di un suo superiore e viene coinvolto in un incidente mortale.

Dopo aver saputo di avere solo pochi giorni di vita, Max avrà il coraggio di rischiare il tutto per tutto per raggiungere Elysium e riscattarsi come uomo.

Elysium

Elysium è un film realizzato molto bene, Blomkamp confeziona un blockbuster in grado di trasmettere allo spettatore messaggi classici propri del genere fantascientifico moderno. L’ingiustizia sociale, il divario ricchi e poveri sono i focus di maggior interesse per il regista sudafricano. Un argomento sempre ricco di spunti e paralleli con la situazione contemporanea, che Blomkamp aveva anche trattato nel precedente film District 9.

In questo scenario Blomkamp inietta forti dosi di azione adrenalinica con combattimenti corpo a corpo all’arma bianca o con fucili al laser fantascientifici. Il risultato è un mix originale che contraddistingue questo autore rispetto ad altri del genere fantascientifico.

Elysium è realizzato tecnicamente bene. Fotografia, effetti speciali, scenografie sono di primo livello. Le scene d’azione sono concitate ma sempre chiare e coinvolgenti. Alcune sequenze sono visivamente memorabili come la scena delle navi clandestine con i “migranti” che cercano di sbarcare su Elysium, una versione fantascientifica dei battelli che trasportano oggi molti emigranti attraverso il mare.

Il film può contare anche sulle buone prove degli attori comprimari tra i quali ricordo Jodie Foster che interpreta la dispotica ministra della difesa di Elysium, e Sharlto Copley il sicario incaricato di eliminare Max.

Consiglio Elysium agli amanti dei film d’azione fantascientifici e a quanti apprezzino il cinema del regista Blomkamp.

Harry Potter e la camera dei segreti

Harry Potter dovrà venire a capo di un mistero che si nasconde tra le mura di Hogwarts

Harry Potter e la camera dei segreti è un film del 2002 diretto da Chris Columbus.

Harry Potter torna ad Hogwarts per il secondo anno della scuola di magia, ma già prima di partire incontra un misterioso elfo domestico, Dobby, che fa di tutto per dissuaderlo dal tornare nell’amato castello. Arrivato ad Hogwarts Harry sarà coinvolto in misteriose e oscure magie che colpiranno i suoi amici e i compagni di corso. Sembra che nel castello si nasconda una misteriosa camera dei segreti e al suo interno dimori un essere mostruoso…

Harry Potter e la camera dei segreti è il film tratto dal secondo libro della saga di Harry Potter, creata da J.K. Rowling.
Questo secondo film dedicato al famoso aspirante mago di Howgarts, è per molti versi simile al precedente. Dopo aver introdotto il mondo magico e aver presentato i personaggi principali nel primo capitolo, questa nuova avventura porta lo spettatore nel bel mezzo dell’azione che ha tutta l’aria di essere ricca di intrighi e misteri veramente magici.

La camera dei segreti è un film realizzato bene, la cura delle scenografie, le ambientazioni e gli effetti speciali sono di ottimo livello. Ho notato anche alcuni miglioramenti rispetto a La pietra filosofale, soprattutto per gli effetti visivi che in questo film sono ancora più elaborati e spettacolari.

Chris Columbus conferisce un’atmosfera più dark al film rispetto al precedente La pietra filosofale e rende bene la minaccia che si sviluppa nella scuola di magia. Il clima di sospetto e incertezza che serpeggia intorno alla figura di Harry Potter viene reso con un crescendo che esprime tutta l’ambigua del protagonista, legato suo malgrado alla figura di Voldemort.

Gli attori sono calati ancor meglio nella parte, ho trovato buone le performance in particolare di Daniel Radcliffe che interpreta Harry, Alan Rickman per Severus Piton e Kenneth Branagh, l’egocentrico mago Gilderoy Allock. Anche gli altri protagonisti sono azzeccati e confezionano una buona prova in generale.

Le cose che mi sono piaciute meno sono la lunghezza del film che a mio parere è eccessiva. Ci sono alcune parti che potevano essere tagliate per snellire la narrazione. Allo stesso modo il film cade in alcuni momenti ripetitivi che avevamo già visto ne La pietra filosofale e che potevano essere tralasciati.

In conclusione, penso che La camera dei segreti sia un buon film di Harry Potter anche se non rimane tra i miei preferiti della serie.

Parasite

Una storia come metafora delle disparità sociali nella società di oggi

Parasite è un film diretto da Bong Joon-ho nel 2019

La famiglia Kim vive di espedienti in uno dei quartieri poveri di Seoul, in uno sporco appartamento seminterrato. Una sera Ki-woo, il figlio maschio della famiglia, incontra un suo amico che gli offre la possibilità di sostituirlo per dare ripetizioni alla giovane figlia della famiglia Park, una delle più ricche della città. Il giovane accetta e una volta ottenuta la fiducia della madre della figlia comincia ad elaborare uno stratagemma per inserire anche gli altri membri della famiglia alle dipendenze dei Park.

Parasite è l’acclamato ultimo film diretto dal cineasta sud coreano Bong Joon-ho. Il lungometraggio è risultato vincitore, tra i numerosi altri premi, della Palma d’Oro a Cannes 2019 e degli Oscar come Miglior Film Straniero e Miglior Film alla cerimonia degli Oscar 2020.

La famiglia Kim

Ero scettico riguardo a questo nuovo film del regista coreano perché non avevo apprezzato più di tanto il suo precedente Snowpiercer. Al di là delle riserve che avevo, e considerando i giudizi entusiasti che ho avuto modo di leggere su riviste e testate online, ho comunque deciso di vedere il film, sperando che mi avrebbe soddisfatto.

Devo ammettere che Parasite merita molti degli elogi che gli sono stati fatti.

La storia è efficace ed è supportata da una sceneggiatura più che buona. Rispetto a Snowpiercer, ho trovato la trama più coerente e più semplice da seguire. Bong Joon-ho non rinuncia al suo stile ma le scene d’azione e al rallentatore sono più calibrate e questo, secondo me, rende il film più godibile.

Le vicende che vengono narrate sono intrecciate in un labirinto di situazioni che portano ad un finale aperto. Tra i vari messaggi che il film veicola è chiaro che Bong Joon-ho abbia un forte interesse per la disparità sociale, le dinamiche antropologiche che governano la società coreana e più in generale quella occidentale. In Snowpiercer questi temi erano già presenti, i vagoni del treno dividevano proprio fisicamente le classi più abbienti da quelle più povere.

In Parasite questa divisione è invece declinata in altezza, i ricchi stanno in alto, nel lussuoso quartiere bene di Seoul, i poveri in basso. All’interno di ogni ambiente, di ogni stanza che vediamo nel film ci sono sempre più dimensioni, c’è sempre qualcuno più in basso o più in alto dei protagonisti.

Il salotto dell’incredibile casa della famiglia Park

Il film miscela vari generi passando dalla commedia nera, al drammatico, al thriller, all’ horror. Un mix che a prima vista potrebbe sembrare caotico, in realtà Bong Joon-ho questa volta ha fatto le cose bene e la pellicola ne guadagna in ricchezza e dinamicità.

Parasite si nota poi per una regia maniacale e tecnicamente perfetta. Ogni inquadratura è ricca di significati nascosti che arricchiscono ancora di più la visione. La fotografia è eccellente. Le ambientazioni della casa dei ricchi nel quartiere lussuoso di Seoul sono splendide e girate benissimo, le scene ambientate nel quartiere povero a casa dei Kim sono eccellenti con alcuni momenti memorabili che non svelerò qui.

Gli attori sono tutti efficaci e ottimamente scelti, tra i tanti mi hanno colpito soprattutto le performance di Song Kang-ho, già comparso in Snowpiercer e di Park So-dam.

In conclusione mi sento di consigliare sicuramente Parasite come film da vedere.

Snowpiercer

Snowpiercer si perde in troppe scene d’azione ed una trama deludente

Snowpiercer è un film del 2013 diretto dal regista sudcoreano Bong Joon-ho

Anno 2031, la Terra sta vivendo un’ era glaciale globale. L’umanità è stata quasi del tutto uccisa dal freddo e dalla mancanza di viveri. I pochi sopravvissuti vivono in un treno che incessantemente gira intorno al globo. All’interno dei convogli le persone sono divise per classi, i più ricchi alla testa del treno e i più poveri in fondo, trattati in condizione di schiavitù. Curtis ( Chris Evans ) è uno dei tanti relegati nelle ultime carrozze, e da tanto tempo sta architettando una ribellione per raggiungere la testa del treno e mettere fine alle sofferenze dei suoi compagni.

Snowpiercer è un film che avevo in mente di vedere da molto tempo. Avevo sentito e letto pareri molto positivi su questa pellicola sci-fi. Alcune critiche si sbilanciavano addirittura nel paragonarlo a Matrix o Blade Runner, tutto ciò non ha fatto che aumentare il mio interesse e le mie aspettative.

Alla fine Snowpiercer ha alcuni aspetti positivi come una buona fotografia, una regia discreta e delle belle scenografie. Gli effetti speciali sono più che discreti. In sostanza dal punto di vista tecnico il mio parere è positivo.

Purtroppo per il resto Snowpiercer mi ha deluso. La storia, gli attori e lo svolgimento sono, per me, insufficienti. Il ritmo del film è altalenante, al punto che in più punti ero tentato di interrompere la visione per la lentezza di alcune scene.

La sceneggiatura non aiuta ed è incerta, frettolosa. I protagonisti non sono approfonditi, ma tutti sembrano più delle macchiette e, alla fine, non mi importava molto della loro sorte.

Anche il finale, dove ci si aspetterebbe qualche colpo di scena importante, non mi ha entusiasmato.

Interessante il design del treno, con la locomotiva che è una sorta di stanza che ricorda 2001: Odissea nello spazio con arredi orientali. Al di là di questo, però, il finale aperto non è d’effetto come mi sarei aspettato e penso che lascerà interdetti più di qualche spettatore.

L’innovazione che Snowpiercer sembra promettere, legata a quel filone della fantascienza di impronta sociologica è in realtà una ripresa di concetti e idee che si possono trovare in altri film degli anni ’70 come Rollerball, L’uomo che fuggì dal futuro o il già citato Blade Runner negli anni ’80. Anche qui, insomma, Snowpiercer non sembra molto innovativo.

In conclusione, non mi sento di dire che Snowpiercer è un buon film di fantascienza, lo consiglierei solo agli amanti del cinema di Bong Joon-ho .

Salyut 7 – La storia di un’impresa

Storia romanzata del salvataggio della stazione spaziale sovietica Salyut 7

Salyut 7 – La storia di un’impresa è un film russo del 2017 diretto da Klim Shipenko.

Giugno 1985, il centro di controllo di Mosca perde i contatti con la stazione spaziale orbitante sovietica Salyut 7. Il guasto della stazione è grave e viene deciso l’invio di due cosmonauti per riparare il malfunzionamento scongiurando la perdita della stazione e un grande imbarazzo internazionale. La missione appare però da subito un’impresa disperata.

Salyut 7 è un film ispirato ad una storia vera, i due cosmonauti protagonisti Vladimir Fyodorov e Viktor Alyokhin hanno nomi di fantasia ma sono stati scritti sulla base dei due veri cosmonauti che furono incaricati di andare a recupare la stazione Salyut a bordo della Soyuz T-13.

La missione che i due devono affrontare appare da subito molto complicata. Nessuno ha mai tentato di attraccare ad una stazione fuori controllo in orbita e le probabilità di fallire sono altissime. I due protagonisti dovranno affrontare mille imprevisti in pieno stile Apollo 13 cercando a tutti i costi di completare la missione e tornare a casa sani e salvi.

Il film è realizzato tecnicamente bene, la fotografia è ottima, gli effetti speciali sono di buon livello, il ritmo è sostenuto. La ricostruzione degli interni della stazione spaziale e della Soyuz è fedele e mi ha ricordato quanto visto in Gravity.

Tra le sequenze visivamente spettacolari ricordo il decollo della Soyuz e il rendezvous con la Stalyut 7. Le scene in orbita terrestre sono interessanti e la regia si sofferma a volte nel mostrare tramonti orbitali e il colore mutevole della superficie terrestre visibile dallo spazio.

Il film non è comunque privo di difetti e in certi momenti enfatizza troppo l’eroismo dei protagonisti in alcuni momenti drammatici, spingendo un po’ troppo sulla propaganda in stile sovietico. Alla lunga questa scelta rende il lungometraggio a tratti noioso, almeno per me.

Salyut 7 ha in ogni caso il merito di raccontare una storia sconosciuta alla maggior parte della gente. Durante la Guerra Fredda poco si sapeva del programma spaziale sovietico anche vista la segretezza dovuta al periodo storico. Sorprendente da questo punto di vista come situazioni e problemi simili siano stati vissuti sia dagli americani sia dai sovietici magari in tempi diversi ma spesso con le stesse modalità.

Protagonisti di quest’epoca sono cosmonauti, ingegneri e tecnici di cui poco si sa, anche perché non ebbero l’esposizione mediatica dei loro colleghi statunitensi. Il film rende bene l’ammirevole dedizione dei protagonisti e la consapevolezza di trovarsi in una missione dalla quale avrebbero potuto non tornare.

Consiglio questo film soprattutto a quanti siano interessati alla storia del programma spaziale sovietico e agli amanti dei film sull’esplorazione umana nello spazio.

Harry Potter e la pietra filosofale

Il giovane aspirante mago Harry Potter e la misteriosa pietra filosofale

Harry Potter e la pietra filosofale è un film del 2001 diretto da Chris Columbus.

Harry è un bambino orfano di maghi che viene affidato ai suoi zii dopo che i suoi genitori sono rimasti uccisi. Il bambino cresce negli anni malvisto dai parenti che non comprendono le sue qualità e cercano di dissuaderlo dal praticare la magia. Un giorno una misteriosa lettera viene recapitata al domicilio di Harry. Nella busta il giovane aspirante mago trova l’iscrizione alla scuola di magia e stregoneria di Hogwarts.

Harry Potter e la pietra filosofale è il primo film della saga dedicata al noto mago e ai suoi compagni di avventura Ron Wisley e Hermione Granger. Una saga cinematografica nata parallelamente al grande successo dei libri scritti dall’autrice J.K. Rowling.

La pietra filosofale ci mostra un Harry Potter ancora bambino, al suo primo anno nella scuola di magia. Il protagonista è interpretato dall’attore Daniel Radcliffe che si rivela adatto al ruolo ed è calato bene nella parte. Ad accompagnarlo gli altri due protagonisti interpretati da Emma Watson (Hermione) e Rupert Grint (Ron), i tre formano un trio indissolubile che vedremo in tutti gli episodi della saga.

Anche alcuni tra i personaggi comprimari sono degni di nota, ricordo le ottime prove di Alan Rickman che interpreta il minaccioso professor Piton, Silente impersonato da Richard Harris e Hagrid da Robbie Coltrane.

Il film è ben realizzato, il montaggio e gli effetti speciali sono efficaci considerando i limiti della computer grafica dell’epoca. Nonostante le oltre due ore e mezza di durata si segue con piacere e non annoia anche se in alcuni punti il film poteva essere accorciato. Chris Columbus, in ogni caso, fa un buon lavoro nello scremare la grande mole di materiale proposta nel primo libro della Rowling, il pericolo era quello di realizzare un film confuso e troppo pieno di vicende e avvenimenti.

La pietra filosofale non è un lungometraggio che punta tutto sugli effetti speciali, ma è capace di trasmettere quel senso di magia grazie a scenografie ben fatte e a intrecci di trama ben congegniati. L’atmosfera surreale del mondo incantato è un punto importante che contraddistingue questa saga e la pietra filosofale riesce bene a trasmetterla stimolando ancora di più l’immaginazione e non soffocandola con effetti speciali esagerati.

Una menzione va anche alle iconiche musiche scritte da John Williams che curò la colonna sonora del film. In particolare rimane memorabile Hedwig’s Theme, il tema musicale suonato all’apertura del film.

Harry Potter e la pietra filosofale, alla fine, mi ha lasciato con la voglia di vedere anche i successivi episodi. A mio parere è un buon film fantastico, in grado di soddisfare un pubblico molto ampio.

The Mandalorian

Una nuova serie ambientata nell’universo di Star Wars

The Mandalorian è una serie creata da Jon Fraveau e prodotta da Disney Lucasfilm nel 2019.

The Mandalorian racconta la storia del cacciatore di taglie Din Djarin, detto Mando, e le sue mille avventure nei pianeti della Galassia lontana lontana alla ricerca delle sue prede, tra incontri inaspettati, combattimenti e sfide.

La serie è ambientata cronologicamente prima dei fatti raccontati in Star Wars: Episodio VII – Il risveglio della forza. Questa prima stagione è composta da 8 episodi che raccontano le vicende di Mando.

Attirato dalle critiche positive sentite da più parti ho deciso di guardare la serie anche se inizialmente ero scettico. Alla fine Mandalorian è un’avventura calata perfettamente nel mondo di Guerre Stellari. Tuttavia se si cerca qualcosa di veramente nuovo in Star Wars si rimarrà delusi. Quello che troviamo è più che altro una rivisitazione e una ripresa di ambienti e situazioni dell’universo creato da George Lucas.

Mandalorian porta lo spettatore in vari pianeti e in situazioni simili a quelle che abbiamo già visto nello spin off Solo: A Star wars story. Le parti che richiamano il genere western sono preponderanti, il personaggio principale in fondo si presta a questo tipo di scenari.

Un guerriero solitario, diffidente ma anche generoso e pronto ad aiutare le persone, Mando rimane una figura non molto approfondita. Mi sarei aspettato un maggiore spessore nel personaggio.

Mando è un orfano che viene adottato dalla comunità dei Mandaloriani, una setta di guerrieri coperti da un’armatura avvolgente. La serie non si sofferma più di tanto sul passato del protagonista e non spiega a fondo l’ambiente dei mandaloriani, concentrandosi più che altro sulle scene action e i combattimenti.

Alla fine non sono riuscito più di tanto ad affezionarmi al protagonista, anche se le potenzialità c’erano.

Nella storia non ho visto particolare originalità o novità rispetto a molte altre avventure di altri protagonisti della saga. I primi episodi sono lenti e a tratti monotoni nello svolgimento. Questo tempo a mio parere poteva essere utilizzato per sviluppare meglio i personaggi principali. La sensazione è quella del déjà vu soprattutto nelle sequenze ambientate a Tatooine, un pianeta che i fan di Star Wars conoscono bene.

Dal punto di vista tecnico la serie è realizzata bene, gli effetti speciali sono efficaci, la fotografia è più che buona. Le musiche, composte da Ludwig Göransson sono adeguate anche se a mio parere poco incisive.

Ad un pubblico più giovane, the Mandalorian potrebbe piacere di più di quanto sia piaciuto a me. La serie in fondo ha tutti gli ingredienti che ci si aspetterebbe da una produzione in stile Star Wars ed è un prodotto corretto con la giusta dose di fan service e che non esce dai familiari confini dell’Universo di Guerre Stellari.

The Areonauts

Storia romanzata dell’ascensione del 1862 in mongolfiera che stabilì il record di altitudine

The Areonauts è un film del 2019 diretto da Tom Harper.

Londra, 1862, James Glashier ( Edward Redmayne ) è uno scienziato che crede nella possibilità di predire il tempo metereologico. Deriso dalla comunità scientifica James cercherà l’aiuto dell’ambiziosa areonauta Amelia Wren ( Felicity Jones ) e si imbarcherà nella sua mongolfiera per tentate di arrivare più in alto di qualsiasi altro essere umano per studiare l’atmosfera e comprendere così i fenomeni alla base della meteorologia.

The Areonauts è un film ispirato a fatti realmente accaduti, che racconta di un’epoca dove ancora poco si sapeva del cielo e del misterioso mondo del volo. Grazie alle mongolfiere anche la ricerca scientifica cominciò a beneficiarne per studiare vari fenomeni che accadevano solo in quota, ma lo scetticismo della comunità scientifica dell’epoca rischia di frenare la visione di James Glashier, uno scienziato convinto della possibilità di prevedere il meteo.

the areonauts
Una scena del film

Il film racconta la storia di una singolare coppia, unita da un obbiettivo comune, arrivare all’altitudine più elevata possibile. Da una parte uno scienziato molto rigoroso e ligio alle sue ricerche ma anche sognatore e visionario. Dall’altra una donna areonauta che porta con sé il fardello di un tragico passato, ma è irresistibilmente attratta dal cielo, l’unico posto, come lei stessa afferma, dove si sente veramente bene.

I due protagonisti all’inizio non vanno d’accordo ma incalzati da imprevisti e sfide che si trovano ad affrontare durante l’ascesa, riescono a trovare un equilibrio.

The Areonauts non va troppo in profondità nelle motivazioni di entrambi ma si lascia guardare intrattenendo lo spettatore. Le sequenze in cielo quando la mongolfiera comincia a prendere quota sono molto suggestive e illustrano bene come dovesse essere nuovo e meraviglioso il mondo visto dall’alto in un’epoca dove non esistevano aerei e i dirigibili erano da poco stati inventati.

Ho trovato la fotografia del film molto bella, non solo per i colori caldi che troviamo in alcune scene ambientate negli ambienti interni delle case e dei palazzi della Londra di metà ottocento ma anche nelle sequenze aeree quando la mongolfiera si avvicina alle quote più alte, i colori del cielo diventano più intensi, abbaglianti, e l’aria più rarefatta, in un’atmosfera quasi surreale.

Felicity Jones e Edward Redmayne sono convincenti come protagonisti, il film si regge alla fine quasi esclusivamente sulle loro due interpretazioni. I due avevano già interpretato insieme la Teoria del tutto, il film sulla storia dello scienziato Stephen Hawking.

La parte che mi ha convinto di meno sono alcune scene action quasi inverosimili che sembrano state aggiunte chiaramente per creare momenti adrenalinici ma che risultano a mio parere, un po’ troppo sopra le righe nel contesto del film.

In conclusione penso che The Areonauts sia un discreto film d’intrattenimento che si lascia guardare, non particolarmente impegnativo o sofisticato.