Recensione Hunger Games

Un Truman Show all’ultimo sangue

Possa la fortuna essere sempre a vostro favore

Hunger Games è un film diretto da Gary Ross, tratto dall’omonimo romanzo di fantascienza di Suzanne Collins.

In un futuro distopico, la nazione Panem è regolata da una dittatura che regna nella città di Capitol. La popolazione povera è distribuita in 12 distretti e vive in miseria. Ogni anno, per il divertimento della gente di Capitol, 24 giovani dei distretti vengono sorteggiati per partecipare agli Hunger Games, una versione fantascientifica dei giochi gladiatori romani, dove i concorrenti armati si sfidano in lotte all’ultimo sangue all’interno di un arena futuristica. Caratteristica peculiare di questi giochi è la copertura mediatica da reality show. Ogni concorrente viene trattato come fosse una celebrità, intervistato e seguito per la durata dei giochi, potrà così guadagnarsi il favore o lo sfavore del pubblico. Al termine dei giochi solo una persona verrà incoronata vincitrice degli Hunger Games.

Il film è la storia di Katniss Everdeen e Peeta Mellark sorteggiati per rappresentare il distretto 12 alla 74° edizione degli Hunger Games. I due catapultati dalla miseria della propria realtà agli sfarzi e agli eccessi di Capitol city, dovranno imparare come volgere il pubblico al loro vantaggio e sopravvivere così nell’arena.

Il reality show
L’aspetto più interessante della pellicola è la componente televisiva da reality show inserita in una trama classica. L’aspetto del riprendere la morte e l’assassinio come fosse una finzione e darlo in pasto a un pubblico compiacente rappresenta una versione più estrema del Truman Show, i protagonisti sono infatti calati in un ambiente artificiale e possono essere eliminati non sono dagli altri concorrenti ma anche da trappole attivate dagli stessi strateghi del gioco che controllano lo svolgimento regolare della competizione.

La desensibilizzazione della violenza è un tema attuale che i media hanno effettivamente creato nel pubblico e in Hunger Games ne vediamo le conseguenze estreme.

L’altro aspetto che merita considerazione è la parte promozionale e pubblicitaria che questi concorrenti devono affrontare per poter avere sponsor e crearsi un seguito che possa far aumentare le loro chance di sopravvivere. Per un attimo ci sembra di dimenticare che siamo di fronte ad assassini quando i protagonisti vestiti alla moda rilasciano interviste e raccontano storie create ad hoc per attirare il favore della folla.

Regia
Gary Ross gira il film con uno stile asciutto ed essenziale con grande utilizzo di macchina a mano e inquadrature strette. L’espediente accresce la tensione delle scene e permette allo spettatore di calarsi efficacemente nell’azione facendo sentire e vedere in prima persona la paura e le emozioni dei protagonisti. Tuttavia in alcuni momenti questo stile rischia di rendere l’azione meno chiara perché troppo concitata e fa perdere a tratti la continuità dell’azione.

Interpreti
Jennifer Lawrence ( Passengers, Red Sparrow ) che interpreta la protagonista Katniss è azzeccata perché pur essendo giovane conferisce al personaggio quella profondità giusta non cadendo nel cliché di un personaggio monocorde esclusivamente buono. Tra le altre interpretazioni significative Stanley Tucci che interpreta Caesar Flickerman il presentatore del reality show che intervista i vari personaggi trasmette bene la pazza euforia da anchorman consumato. Donald Sutherland nella parte del capo Snow è mellifluo e ipnotico come ce lo si aspetterebbe.

In conclusione Hunger Games è un film di intrattenimento che consiglio perché nonostante il target giovane è anche in grado di fornire spunti di riflessione più maturi.

Scheda del film (in inglese)

Recensione Red Sparrow

Film di spionaggio ambientato nella Russia contemporanea

Ogni essere umano è un mosaico di desideri: siate il tassello mancante e vi dirà tutto.

Jennifer Lawrence interpreta Dominika Egorova ex prima ballerina del Bol’šoj di Mosca che a causa di un grave incidente sul palcoscenico è costretta a ritirarsi dalla carriera artistica.

Dovendosi occupare della madre malata, Dominika cerca un aiuto per poter finanziare le cure di cui la madre ha disperatamente bisogno, stringerà quindi accordi con uno zio ambiguo, che le prometterà di risolvere i suoi problemi facendola arruolare in un corpo dei servizi segreti russi chiamato Sparrow, con la promessa di trasformarla in un letale agente segreto.

Dopo aver affrontato un duro addestramento, Dominika ottiene il primo incarico da Sparrow, in questa missione dovrà carpire informazioni su un agente della CIA Nathaniel Nash, ma le cose non andranno come previsto.

Il film di Francis Lawrence non mi ha sorpreso particolarmente. Un film di spionaggio classico nella struttura con poca azione, molto complesso nella storia e difficile da seguire per la quantità di sotto trame e colpi di scena. Tema che viene prepotentemente mostrato nel film è la violenza sulle donne, la protagonista viene stuprata da parte di efferati delinquenti e uomini di potere russi.

Il discorso sul corpo femminile e sulla violenza è il punto saliente della parte del film dedicata all’addestramento della protagonista per diventare Sparrow, dove vengono insegnati i trucchi del mestiere per sedurre e estrarre le informazioni richieste.

Porre l’accento su queste tematiche è comunque interessante ed attuale, ma il modo in cui vengono trattate mi ha lasciato alquanto perplesso. Il film mostra Dominika che reagisce alle violenze, si difende attaccando gli aggressori, ma all’ennesima scena di violenza lo spettatore potrebbe chiedersi se sia veramente necessaria o non sia strumentalizzata per riempire una trama esile.

Nella seconda parte il film non brilla per originalità, siamo di fronte alle classiche stereotipate situazioni di spionaggio, russi contro americani, tipiche del cinema di propaganda statunitense.

Jennifer Lawrence fa comunque un ottimo lavoro riuscendo a conferire alla protagonista Dominika la forza e la credibilità necessaria al suo personaggio. La sua presenza magnetica catalizza l’attenzione in ogni scena ed è un peccato che non siano di pari livello tutti gli altri protagonisti.

Nonostante i numerosi colpi di scena che dovrebbero coinvolgere lo spettatore. Red Sparrow è un film nella media del genere, che non stupisce per soluzioni e si salva quasi esclusivamente per la presenza incisiva della protagonista.

Scheda del film (in inglese)

Recensione Passengers

Un’avventura romantica nello spazio profondo

Abbiamo tutti dei sogni, facciamo programmi pensando di essere padroni del nostro destino ma siamo passeggeri, andiamo dove il destino ci porta. Non è la vita che ci aspettavamo, ma è la nostra.

Un viaggio intergalattico di 120 anni verso la colonia extraterrestre Homestead II, cinquemila persone in ibernazione attendono il risveglio poco prima dell’arrivo. A causa di un guasto all’astronave Jim Preston (Chris Pratt), ingegnere meccanico, si risveglia accidentalmente a 90 anni dall’arrivo. Condannato a vivere il resto della propria vita prigioniero nella nave Jim dovrà trovare un modo per sopravvivere. Tempo dopo il suo risveglio conoscerà Aurora Lane interpretata dall’attrice Jennifer Lawrence (Hunger Games, Red Sparrow), anche lei risvegliata dall’ibernazione. Inizia qui una relazione tra i due, che è la colonna portante della trama di Passengers, film diretto da Morten Tyldium nel 2016.

Un film di fantascienza che non ha timore di utilizzare ambientazioni e suggestioni comuni nel genere fantascientifico, a partire dal viaggio dell’umanità verso una colonia extraterrestre, uno scenario già anticipato in Blade Runner, per continuare con l’ibernazione, un tema classico in pellicole come Alien. Passengers sfrutta questi scenari e li lascia sullo sfondo, portando in primo piano la storia d’amore di Jim e Aurora. Le scenografie e il design degli interni della nave intergalattica Avalon regalano alla pellicola un’atmosfera elegante.

La nave Avalon può essere vista come un fantascientifico Titanic, alla deriva del cosmo, o ancora come una metafora della vita. E’ attraverso queste chiavi di lettura che il film riesce meglio, non cadendo troppo nel cliché e riuscendo a coinvolgere lo spettatore proponendo qualche riflessione più generale sul destino dell’uomo, sulla solitudine e sui rapporti umani.

Se si sorvola sui difetti della pellicola e su qualche leggerezza nel trattare il tema, Passengers è un film lineare nello svolgimento ed è comunque in grado di intrattenere efficacemente lo spettatore.

Scheda del film (in inglese)

Recensione Avengers: Infinity War

Un minestrone di supereroi

Attirato dal battage pubblicitario che metteva Avengers: Infinity War al vertice dei film di supereroi descrivendolo addirittura come un “capolavoro” del genere, sono andato a vederlo al cinema poco dopo l’uscita delle sale. Di seguito le mie impressioni.

Avengers: Infinity War è il terzo film dedicato ai vendicatori, dopo Avengers e Avengers: Age of Ultron.

La trama si può riassumere in poche parole, (quasi) tutti i supereroi Marvel fin’ora incontrati nei film precedenti contro il più grande e cattivissimo titano pazzo Thanos. La forma dell’assemble non è nuova ma questo film è sicuramente notevole per quantità di personaggi e situazioni che si trova a gestire. Non solo i registi Russo si sono trovati a confrontarsi con tantissimi personaggi, ma la necessità di dare spazio a tutti per non fare scontento nessuno ha prodotto un film che più che altro sembra un colossale minestrone, un mix dallo strano sapore.

La storia ci ha insegnato che un aumento di quantità di un fenomeno coincide spesso con un cambiamento di qualità dello stesso, aggiungendo supereroi su supereroi il risultato sarà più probabilmente un caos e non un grande capolavoro.

Nel pieno rispetto della logica da serie televisiva, nessuno dei protagonisti di questo film è minimamente approfondito perché bisogna aver visto tutti gli altri 15 film precedenti e la pellicola deve comunque concentrarsi sulla storia principale, la vicenda del titano pazzo Thanos che vuole impadronirsi delle gemme dell’infinito e sterminare così mezzo universo. Il risultato ha esiti altalenanti a mio parere. Seppur sia stato fatto un buon lavoro di montaggio e il film abbia pochi tempi morti, ho trovato infinity War un film dimenticabile sotto diversi punti di vista.

Fotografia e messa in scena non brillano per originalità, le ambientazioni sono quelle classiche, New York, vari pianeti, lo spazio ecc. Tuttavia nessuna di queste colpisce per soluzioni visive accattivanti anche se tutte queste location avevano un grande potenziale.
La fotografia l’ho trovata particolarmente spenta. Gli effetti speciali sono di primo livello, tuttavia ci sono dei momenti in cui si vedono palesemente dei ritagli di immagine fuori posto, soprattutto durante la battaglia a Wakanda, un vero peccato considerando il lavoro ottimo fatto su altre parti del film.

Dal punto di vista della sceneggiatura il film si concentra nel narrare la vicenda di Thanos e il passato di Gamora e questa è forse la parte più interessante e ben fatta del film, dal versante dei protagonisti invece, per forza di cose assistiamo a scene con brevi battute che poco o niente aggiungono allo sviluppo dei personaggi, in certi momenti sembra di assistere a una festa in cui si incontrano parenti lontani, con tanto di strette di mano e varie battute di circostanza che in questi casi si dicono. Personaggi come Star Lord o Tony Stark, che hanno necessariamente bisogno di spazio perché particolarmente carismatici, in questo film sono ridotti a macchiette e sono più che altro impegnati in interminabili battaglie con i cattivi. Altri personaggi come Captain America, sono quasi completamente ignorati.

In altri momenti chiave della vicenda la storia sembra fare bruschi salti, come nei momenti in cui i nostri protagonisti sembrano prevalere su Thanos, in quel frangente il plot twist sembra un po’ forzato anche se funzionale.
Altra stranezza è la sottotrama di Thor, dio del tuono che deve farsi forgiare una nuova arma così da poter affrontare Thanos, riconfermando ciò che era stato precedentemente smentito, ossia che il potere di Thor fosse svincolato dal possesso della propria arma.

In conclusione, Infinity War per me è un film nella media dei film Marvel, sicuramente un film di intrattenimento che può funzionare per il pubblico più giovane. Non certo un capolavoro.

 

Recensione Jurassic World

L’uscita del quinto capitolo del franchise Jurassic World – Il regno distrutto al cinema, mi ha spinto a vedere il precedente capitolo della nuova serie dedicata ai dinosauri.

Tuttavia Jurassic World (2015) diretto da Colin Trevorrow è un film che per molti versi mi ha deluso.  La pellicola si apre con l’apertura del parco jurassico sognato da John Hammond nel film Jurassic Park(1993), situato a Isla Nublar a largo del Costa Rica. L’iniziativa è un successo e le attrazioni sono sempre piene ma il parco ha bisogno di novità per aumentare i guadagni, qui entra in gioco la creazione di un nuovo ibrido di  T-Rex che creerà molti problemi.

Una storia inconsistente

Nel complesso la trama e lo svolgimento sono gestiti malissimo, i protagonisti mancano di qualsiasi spessore e credibilità. Nei film precedenti come il  primo Jurassic Park e ne Il mondo perduto, siamo introdotti a personaggi che hanno comunque una caratterizzazione solida. C’è il paleontologo, lo scienziato, l’affarista, personaggi semplici ma ben delineati e credibili. In questo Jurassic World invece dopo pochi minuti l’impressione che si ha è quella di essere di fronte a personaggi finti, incastrati in ruoli poco credibili, la sceneggiatura mette loro in bocca parole a caso, e molti momenti sembrano del tutto forzati.

Protagonisti inefficaci

I protagonisti Chris Pratt e Dallas Howard sono a malapena abbozzati, in un paio di interazioni ci viene detto che avevano avuto una storia, ma successivamente non viene fuori nessun altro indizio di questo legame, entrambi sembrano recitare in maniera separata e indipendente salvo poi finire per tornare insieme non si sa bene per quale motivo. Una nota di demerito secondo me spetta alla protagonista femminile,  Dallas Howard è davvero poco credibile come amministratrice del parco, sempre agitata e a tratti la sua recitazione è sopra le righe e stona con le situazioni nelle quali è calata.

Chris Pratt sembra più azzeccato come protagonista, ci viene presentato questo esperto addestratore di Velociraptor e mi sembra un attore migliore, anche se in questo caso il suo ruolo non spicca per originalità o carattere e sembra più una carta da parati inespressiva per quasi tutta la durata del film.

Genetica e spunti sul dibattito etico assenti

Un discorso a parte merita il discorso sulla genetica e sui pericoli e opportunità che la tecnologia offre e il corrispondente dibattito etico, la creazione artificiale di forme di vita come i dinosauri, se e come queste forme di vita debbano essere considerate. Il dibattito sarebbe ampio e ricco di stimoli. Il primo Jurassic Park aveva introdotto efficacemente questa tematica, spiegando sia pur in maniera didascalica alcuni aspetti della ricerca genetica e delle loro applicazioni e i rischi possibili. In Jurassic World però non si offre allo spettatore spunti di riflessione in tal senso, ed è un peccato, limitandosi a considerare ciò che è stato già detto nelle precedenti pellicole.

Effetto nostalgia

Visto il collegamento con i primi episodi della serie, in Jurassic World ci sono alcune sequenze nostalgiche che richiamano ambientazioni del primo Jurassic Park, tuttavia sono state gestiste proprio male e sembrano essere state girate esclusivamente per dare un contentino ai vecchi fan, senza essere funzionali alla storia.

In conclusione Jurassic World non sembra essere un film necessario per l’evoluzione di questo franchise e per me è sicuramente una pellicola dimenticabile. Lo consiglierei forse solo ad adolescenti e bambini che possono apprezzare ancora gli effetti speciali e il fattore spettacolare dato dalla visione dei dinosauri in computer grafica.

Recensione Solo: A Star Wars Story

Un film classico, che mira all’essenziale omaggiando la saga e il cinema

Solo: A Star Wars story è il film spin off sulla gioventù di Han Solo, uno dei personaggi più noti amati della famosa saga creata da George Lucas.

Ero partito prevenuto su questo film viste le molte recensioni negative che avevo letto ed ero quasi tentato di non andarlo a vedere. In realtà ho trovato Solo un film interessante sotto molti aspetti. Il rischio era quello di fare un film brutto, il sospetto era stato rafforzato dalle numerose vicissitudini che erano accadute nei mesi precedenti l’uscita del film prima fra tutti il cambio di regia durante la lavorazione, per finire con le presunte difficoltà dell’attore protagonista Alden Ehrenreich nell’impersonare Han Solo.

In realtà Ron Howard, intervenuto in corso d’opera per completare la regia è riuscito nell’intento di confezionare un film che ho trovato godibile.

Solo a Star Wars story è un film che omaggia la saga ma è anche in grado di trovare linfa vitale nelle numerose citazioni e riferimenti ad altri film classici che non ho potuto fare a meno di notare. Il film è chiaramente inspirato al ganster movie e al genere western, donando un’atmosfera diversa rispetto ai precedenti film della saga pur facendo leva su quella contaminazione di generi che è stata alla base dei primi e più famosi film della saga.

L’incipit con l’inseguimento di “speeder” galattici che sembrano auto sportive,  per le strade del pianeta Corellia è un riferimento al famoso primo film di Lucas, American Graffiti, film interpretato anche dallo stesso Ron Howard.

Arruolato presso l’Impero per sfuggire alla cattura dopo aver forzato un posto di blocco, Han si ritrova a combattere in fanteria in uno scenario apocalittico che ricorda la Grande Guerra di Orizzonti di Gloria. In questa occasione incontra Chewbecca e insieme si uniranno a una banda di criminali per ottenere il denaro che serve ad Han per tornare su Corellia a salvare la sua fidanzata, Kira. Troveranno un valido aiuto in Lando Calrissian, giocatore d’azzardo e proprietario del Millenium Falcon.

La trama è semplice e familiare, c’è sempre il cattivo, il buono, il doppiogiochista, ma il film non annoia grazie al buon equilibrio tra scene d’azione e momenti più rilassanti e non rischia di mettere troppa carne al fuoco come invece era accaduto con gli ultimi film della saga, dove multiple sotto trame e un’infinità di personaggi rischiava di rendere il film a tratti indigesto. In questo senso Solo è un film classico, si seguono bene le varie linee narrative e i momenti umoristici e le battute vengono dosati con accortezza.

Non è  un film privo di difetti, mi sarei aspettato un po’ di più dal personaggio di Lando Calrissian per quanto l’attore sia azzeccato per presenza scenica e movenze. La presenza del droide femminile L3 a tratti non mi ha convinto.  Nel complesso Solo è un film godibile e che consiglio.

Resa dei conti su Crait, l’ispirazione di Ralph McQuarrie

Resa dei conti su Crait è una clip video che racconta l’ispirazione dietro alla realizzazione della sequenza del duello tra Luke Skywalker e Kylo Ren sul pianeta di sale Crait in Episodio VIII: Gli Ultimi Jedi.

La scena che vede il potente maestro Jedi e suo nipote confrontarsi per l’ultima volta, è forse uno dei momenti più intensi dell’intera saga. Come spiega il regista Rian Johnson, l’epilogo dell’eroe e maestro Jedi Luke Skywalker non doveva essere una sconfitta violenta ma una pacifica vittoria.

L’atmosfera della scena, con i colori dominanti rossi e arancioni dati dal particolare materiale presente al suolo e dal tramonto è ispirata da un dipinto di Ralph McQuarrie, l’illustratore che ebbe un contributo fondamentale come creatore e conceptual artist nel realizzare visivamente la trilogia originale di George Lucas. McQuarrie realizzò il design di molte ambientazioni e il look di personaggi iconici come Darth Vader e C-3PO.

Il dipinto realizzato per L’Impero Colpisce Ancora (1980) mostra una delle sonde mandate dall’Impero Galattico per ricercare eventuali basi ribelli nascoste, che si staglia su uno sfondo rosso di un tramonto sul pianeta di ghiaccio Hoth.

Trailer 2, Solo: A Star Wars Story

In uscita oggi il nuovo trailer del secondo spin off di Guerre Stellari, Solo: A Star Wars story racconta la storia e le avventure di Han Solo e Chewbecca nel periodo precedente alle vicende di Star Wars Episodio IV: Una Nuova Speranza(1977). Il film verrà presentato in anteprima mondiale al festival di Cannes(8-19 maggio) e uscirà il 23 maggio in Italia.

Il film è diretto da Ron Howard e interpretato da Alden Ehrenreich (Han Solo), nel cast Woody Harrelson, Emilia Clarke, Donald Glover, Thandie Newton, Phoebe Waller-Bridge, Joonas Suotamo.

Bloopers, Episodio VIII: Gli Ultimi Jedi

I bloopers dell’ultimo episodio di Guerre Stellari, Episodio VIII presenti nell’home video del film.
Nel video è presente la scena dello schiaffo di Leila a Poe, in un’intervista a Carrie Fisher l’attrice ricorda che dovette dare più di venti schiaffi a Oscar Isaac, l’attore che interpreta Poe Dameron, prima che la scena fosse data come buona.
 

Il regista e i Jedi, il documentario di Episodio VIII: Gli Ultimi Jedi

Il regista e i Jedi è il documentario su making of di Episodio VIII: Gli Ultimi Jedi. Seguendo le orme del regista Rian Johnson partendo dalle prime bozze e storyboards per arrivare alla post produzione degli effetti speciali, Il Regista e i Jedi (The Director and the Jedi) ci permette di vedere in prima persona attraverso la narrazione del regista, dei produttori e attori, cosa vuol dire realizzare un film della saga .

Un percorso lungo ricco di imprevisti, la realizzazione ha coinvolto tantissime professionalità diverse, dai produttori ai carpentieri che lavorano sul set, dagli stuntman, ai supervisori, ognuno di questi team deve collaborare in maniera perfetta con gli altri per poter avere il risultato creativo migliore.

Il documentario è impreziosito da molte scene e interviste esclusive riprese durante la produzione di Episodio VIII che ci mostrano Daisy Ridley, Adam Driver e gli altri protagonisti in una prospettiva inedita che fa apprezzare ancora di più il film.
Il documentario è presente come contenuto speciale nelle versioni home video di Episodio VIII.