Recensione Ad Astra

Voto: Scheda film

Un viaggio interstellare, un percorso dentro se stessi

Il viaggio più significativo è spesso quello che avviene nell’interiorità, è questo uno dei punti centrali che il regista James Gray mette in scena in Ad Astra.

Il film racconta la storia di Roy McBride, maggiore dell’esercito USA, incaricato di completare una pericolosa missione che riguarda suo padre Clifford McBride. Scomparso venti anni prima mentre stava svolgendo degli studi nell’orbita di Nettuno, Clifford è disperso e nessuno sa se sia ancora vivo.
La sua stazione spaziale, a causa di un guasto, emana delle tempeste elettriche che stanno mettendo in pericolo la sicurezza della terra e di tutte le installazioni umane sulla Luna e su Marte. Roy viene incaricato di raggiungere Nettuno per mettere fine a questi pericolosi fenomeni.

Ad Astra è un film fantascientifico che illustra un’avventura umana classica inserendola in un contesto di viaggio spaziale. Lo fa tenendo sullo sfondo i tecnicismi e non approfondendo più di tanto i dettagli della missione del protagonista. Il film è più che altro un viaggio introspettivo negli spazi siderali. Un percorso nella psiche di Roy e nelle sue emozioni e il suo legame con il padre assente.

Molteplici sono le citazioni e i rimandi a classici della fantascienza, da 2001: Odissea nello spazio a Solaris per citarne alcuni. James Gray si concentra sull’aspetto emotivo e psicologico del protagonista. Questo taglio dato al film distingue e valorizza Ad Astra rispetto ai classici blockbuster americani a tema spaziale.

Roy McBryde in una scena del film

Brad Pitt confeziona una buona prova attoriale, il suo personaggio passa pian piano da distaccato e sicuro di sé a coinvolto e incerto man mano che si avvicina anche fisicamente al padre. James Gray inquadra ripetutamente il volto di Roy, che ci guida attraverso le sue reazioni e le sue sfide emotive, nel proseguire della sua avventura.

Il ritmo del film è lento e per tutta la durata della pellicola siamo accompagnati dalla voce fuori campo di Roy che esprime perplessità, dubbi o considerazioni su ciò che sta vivendo. Il montaggio unito ad una colonna sonora con ritmi lenti e minimali rende Ad Astra un film a tratti ipnotico.

Ad Astra è un film visivamente interessante grazie alla splendida fotografia di Hoyte van Hoytema ( già direttore della fotografia in Lei e Interstellar ) che valorizza colori e sfumature dei diversi scenari proposti, senza cadere nella monotonia. Ci si può veramente lasciare andare alla visione degli incredibili scenari spaziali e farsi stupire dalle note grigie e argentate del suolo lunare, o dai caldi riflessi dell’atmosfera del pianeta rosso.

La colonna sonora come già accennato è efficace e sottolinea i vari momenti del film con il giusto ritmo.

In conclusione, consiglio Ad Astra soprattutto agli amanti della fantascienza a tema filosofico/psicologico.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *