Recensione Ready Player One

Voto:

Spielberg crea un’oasi virtuale dove cinema e simulazione si incontrano

Ready Player One è un film del 2018 diretto da Steven Spielberg.

Nel 2045 il mondo è sovrappopolato. La gente è costretta a vivere in baraccopoli e cerca una via di fuga allo squallore della propria vita giocando su Oasis, la più grande simulazione virtuale esistente. Un intero mondo dove ognuno può essere chi vuole e fare ciò che desidera. Wade Watts, un ragazzo di Columbus, Ohio è conosciuto come Parzival in Oasis ed è uno dei più bravi player in circolazione.

Dopo la morte di James Halliday fondatore di Oasis, Wade si mette alla ricerca di tre chiavi segrete disseminate nel gioco dal fondatore nella piattaforma, chiavi che permetterebbero di accedere all’Easter Egg finale ed ereditare il controllo del mondo di Oasis. Tuttavia una grande corporation, la IOI è interessata alla stessa cosa.

Spielberg realizza un film diviso in due, da una parte lo splendido mondo virtuale di Oasis, spettacolare e seducente, dall’altra il mondo reale, grigio e impersonale. Ribaltando le premesse della realtà virtuale di Matrix, che dipingeva il mondo virtuale con toni freddi e colori come il verde e il grigio, il mondo virtuale di Spielberg è all’opposto un vero e proprio sogno ad occhi aperti, coloratissimo e scintillante.

La realtà virtuale di Oasis
Spingendo sull’acceleratore degli effetti speciali e sfruttando bene le capacità della motion e performance capture Ready Player One offre un’esperienza immersiva da vero videogioco quasi come se si avessero indosso degli occhiali VR.

Le scene di gare di auto e i combattimenti sono realizzate magistralmente e non possono che lasciare a bocca aperta lo spettatore. I set realizzati digitalmente stupiscono per la precisione dei dettagli e l’incredibile definizione.

Forte elemento che caratterizza questo mondo è la ripresa di miti, riferimenti culturali e cinematografici tipici degli anni ’80 e non solo.
Ogni inquadratura in realtà sembra sfidare lo spettatore a riconoscere personaggi, scenari o indizi che richiamano quell’epoca fortunata.

Così l’auto di Parzival è la Delorean di Ritorno al Futuro e il compagno del protagonista Aech tiene nel suo magazzino una replica del Gigante di Ferro.
Il regista cita se stesso in più occasioni e non si limita ad una semplice ripresa di vecchi temi. Ready Player One spinge oltre il concetto di simulazione ricreando in digitale un’ intera ambientazione proveniente dal film Shining di Stanley Kubrick, un’operazione difficilissima che è un vero e proprio omaggio ad un autore-regista tra i più importanti al mondo.

La realtà e il virtuale, la morale di Spielberg
Anche sul versante della storia, abbiamo personaggi che sentiamo autentici pur essendo per la maggior parte del film degli avatar digitali, non siamo di fronte a un semplice show di effetti speciali fini a se stessi.
Oasis è così interessante, da far quasi sparire le parti girate nel mondo reale, che per forza di cose sono meno incisive.

Il messaggio che Spielberg nasconde dietro questa “oasi virtuale” è che la realtà virtuale per quanto importante debba comunque rimanere una parte della vita e non diventare un rifugio per evitare di sperimentare il reale.

Scheda del film(in inglese)

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